MAXI SEQUESTRO MILIONARIO PER LA ‘SIDIGAS’

In data odierna, il Tribunale di Napoli ha confermato il sequestro delle quote societarie di Gianandrea De Cesare, ex patron della Sidigas, per un valore economico che si aggira intorno agli 11 milioni di euro.

Oltre tre milioni e mezzo di euro, tra denaro e beni mobili ed immobili sono stati sequestrati  dunque a quello che è l’amministratore unico  ossia GianAndrea de Cesare, della Scandone Basket di Avellino, attualmente in liquidazione.

Il sequestro preventivo d’urgenza, richiesto dalla procura di Avellino, è stato convalidato dal Gip Paolo Cassano, e fa riferimento all’omesso versamento dell’Iva dal 2014 al 2017 da parte della “Società sportiva. Felice Scandone”. Il provvedimento – informa la a Procura di Avellino – si è reso necessario dopo che la società sportiva era stata ammessa, dopo l’istanza di fallimento avanzata dai Pm, alla presentazione di un piano di concordato per risolvere una esposizione debitoria nei confronti dell’Erario di oltre otto milioni e mezzo per imposte, sanzioni e interessi maturati nel corso degli ultimi anni.

Brutte notizie, dunque, per l’imprenditore napoletano che, solo qualche giorno fa, aveva ricevuto un altro no dal Palazzo di Giustizia partenopeo, per quanto concerne il ricorso presentato contro il piano di ristrutturazione presentato dal custode giudiziario Francesco Baldassarre e dall’amministratore nominato Dario Scalella. In ballo, in quell’occasione, vi era anche la cessione del ramo di azienda Sidigas.com alla Iren, un atto di vendita fortemente osteggiato da De Cesare e ritenuto dallo stesso illegittimo.

Il vincolo preventivo d’urgenza, disposto sul denaro e altri beni per un valore di oltre 3 milioni e mezzo di euro, è stato convalidato dal Giudice per le indagini preliminari in data 18 maggio 2021.

Omesso versamento di IVA e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sono gravissimi reati penali tributari per i quali viene spesso applecata anche la misura cautelare preventiva che non è da escludere possa essere, in questo caso, emessa a carico dei responsabili.

Tra gli altri reati contestati inoltre ci sta l’autoriciclaggio previsto dall’art. 648 c.p che punisce con la reclusione dai 2 agli 8 anni chiunque impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.