MONDRAGONE. Guardia di Finanza arresta tre persone per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (caporalato)

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Guardia di Finanza arresta tre persone per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (caporalato)

MONDRAGONE – La Compagnia della Guardia di Finanza di Mondragone ha portato a termine ulteriori accertamenti investigativi nell’ambito di una più ampia indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per la repressione del caporalato in agricoltura , fenomeno criminale che da anni inquina il mercato della raccolta dei prodotti ortofrutticoli, con particolare invasività nei territori del litorale domizio e dell’entroterra mondragonese. Dopo l’arresto di una coppia di caporali avvenuto lo scorso mese di ottobre, a finire nelle maglie della repressione giudiziaria è stato questa volta un altro caporale di nazionalità rumena che gestiva in media oltre trenta braccianti, per lo più dell’est Europa, che venivano quotidianamente prelevati dalle piazze di raccolta e portati a lavorare in campagna in condizioni di evidente sfruttamento. Anche in questo caso le evidenze indiziarie raccolte in mesi di intercettazioni e prolungati appostamenti sono state avvalorate dall’intervento operativo sui campi e dalla successiva audizione dei braccianti vittime dello sfruttamento che, superando remore e timori, hanno abbattuto il muro di omertà che ha impedito loro di denunciare. Lunedì 5 novembre 2018, il Gip del Tribunale di S Maria Capua Vetere, ha disposto la misura cautelare personale degli arresti domiciliari nei confronti di R.A.F., (classe 1983, nazionalità rumena) e dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di G.A. (classe 1984, nazionalità ucraina); LO. (classe 1965, nazionalità ucraina) in quanto gravemente indiziati del delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro previsto e punito dall’art. 603 bis del c.p. (c.d. “caporalato”). I provvedimenti fanno seguito al fermo di indiziato di delitto già disposto da questa Procura della Repubblica, nei confronti di tutti e tre gli indagati ed eseguito in data 2 novembre 2018 dai finanzieri della Compagnia di Mondragone. Le misure restrittive della libertà personale rappresentano un ulteriore esito della prolungata indagine – diretta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere – che lo scorso 9 ottobre 2018 ha già portato ad analogo provvedimento di fermo, per i medesimi reati, nei confronti di un cittadino tunisino M.M (classe 1969) e della sua compagna di nazionalità ucraina S.N. (classe 1969). In particolare la misura degli arresti domiciliari nei confronti R.F.A., è stata ora disposta all’esito delle indagini che hanno consentito di individuarne il ruolo di “caporale” operante sul territorio di Mondragone, quale intermediario e reclutatore di manodopera destinata al lavoro presso terzi, per una media di oltre 20 lavoratori per giornata lavorativa, mentre l’obbligo di presentazione alla P.G. è stato disposto nei confronti degli altri due indagati in quanto accusati di aver coadiuvato il primo espletando, per suo conto, attività di reclutamento, trasporto dei lavoratori e vigilanza sui campi. Le attività d’indagine hanno dimostrato infatti come gli indagati reclutavano forza lavoro in maniera organizzata e continuativa, per la maggior parte braccianti agricoli di sesso femminile che mettevano a disposizione di aziende agricole con le quali avevano instaurato un vero e proprio rapporto di durevole e fidelizzata collaborazione. Dagli esiti delle attività di intercettazioni e dalle fonti dichiarative emergeva, in particolare, la sussistenza di numerosi indici rilevatori sia dello sfruttamento che dello stato di bisogno delle vittime, in particolare: •/ l’impiego dei lavoratori senza la stipula di alcun contratto di lavoro; y retribuzioni ben al di sotto degli standard dei contratti collettivi di riferimento; y l’impiego dei lavoratori secondo turai massacranti, che si protraevano dalle prime luci dell’alba fino al tardo pomeriggio; •/ il mancato riconoscimento ai lavoratori reclutati di qualsivoglia maggiorazione per il lavoro straordinario, notturno o festivo; •/ l’impiego dei lavoratori in prestazioni eseguite all’interno di serre, in condizioni quindi disagiate, per orari superiori ai limiti previsti, lavori, secondo norma, qualificati disagiati, nocivi e pericolosi; •/ lo scomputo dalla retribuzione, già inferiore al dovuto, di spese forfettarie per il trasporto e per il compenso spettante al caporale per il reclutamento e l’intermediazione con il proprietario terriero; •/ l’attuazione di metodi di sorveglianza e di condizioni di lavoro degradanti, attraverso il controllo costante, anche della quantità di prodotti raccolti dalle singole squadre e la pretesa di una quantità minima di raccolto. •/ il divieto per i lavoratori di ogni possibilità di comunicazione tra loro, senza le necessario pause di riposo e la possibilità di utilizzo di idonei servizi igienici; •/ l’impiego dei lavoratori in violazione ad ogni norma in materia di sicurezza, non garantendo loro alcun dispositivo di protezione individuale.