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MONDRAGONE. Sulla gestione dei rifiuti occorre una “rivoluzione”

E' quanto afferma l'Associazione Mondragone Bene Comune

MONDRAGONE – Anche di recente (http://www.contrastotv.it/mondragone-ambc-un-comune-poco-riciclone) abbiamo avuto modo di esprimere insoddisfazione per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani: la città continua ad essere sporca; la raccolta differenziata raggiunge tuttora percentuali insignificanti; il sistema complessivo resta ancorato ad un “piano industriale” d’altri tempi; il servizio si sta caratterizzando per essere d’esclusivo appannaggio di una sola società, spesso malpagata (ma che, in assenza di concorrenza, rischia di poter fare “il bello e il cattivo tempo”); cittadini incivili continuano ad abbandonare i rifiuti in strada senza essere minimamente perseguiti; troppi ancora sfuggono alla tassazione, con punte insostenibili d’evasione ed elusione; saltuarie azioni di “educazione” ad una corretta procedura di smaltimento si fermano a ripetitive e scopiazzate brochure, che non incidono minimamente.

Ma abbiamo anche sottolineato che tutto ciò non può essere addebitato all’attuale assessore delegato, il quale- date le condizioni generali nelle quali è costretto ad operare-fa quel che deve. E’ il sindaco Pacifico ad essere assente ed è un piano moderno di economia circolare a mancare del tutto https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52014DC0398R%2801%29&from=IT. Abbiamo cercato in qualche occasione di lanciare il tema della drastica riduzione della produzione di rifiuti (rifiuti zero, a partire dalla messa al bando della plastica), e dell’economia circolare, ma senza alcuna considerazione. Eppure ci sono tantissime esperienze da copiare, c’è qualche comune (come Aprilia, Lanuvio o Cerignola) che addirittura riesce da un po’ a guadagnarci con i rifiuti: http://www.borsinorifiuti.com/index.php. Eppure, ci sono piccoli progetti di recupero, semplici e ricchi di solidarietà, che potrebbero essere mutuati con estrema facilità anche da noi, come Daccapo: https://www.sistemaambientelucca.it/it/attivita/centro-di-riuso/daccapo/.

Eppure, anche nella nostra regione qualcosa si muove, per esempio con la rete 100% Campania, formata da 6 piccole e medie imprese del territorio campano appartenenti alla filiera della carta che si sono poste l’obiettivo di produrre imballaggi sostenibili utilizzando come materia prima il macero proveniente esclusivamente dalla regione Campania, aiutando in tal modo il territorio e attuando soprattutto il principio del riciclo di prossimità: http://www.packagingsostenibile.com/. Eppure, anche in tema di prevenzione dello spreco alimentare ci sono in giro per l’Italia tante esperienze virtuose: http://www.isprambiente.gov.it/files2019/pubblicazioni/rapporti/RAPPORTOSPRECOALIMENTARE_279_2018.pdf. Ma approcciare l’economia circolare comporta scelte gestionali drastiche che il consiglio comunale dovrebbe assumere innanzitutto per sottrarci dopo un trentennio alla “tirannia” esercitata dalle imprese del settore. Andare verso la drastica riduzione dei rifiuti e l’economia circolare è più facile di quanto si pensi, basta volerlo.

Facciamo un esempio, basato su ciò che in tanti comuni già si fa a proposito di rifiuti tessili. Quando si decide di disfarsi di un capo di abbigliamento, si opta per il riuso/riutilizzo, donando a strutture riconosciute, o per la raccolta differenziata dei rifiuti tessili, utilizzando specifici contenitori (il 72,8% dei comuni italiani, nel 2016, ha effettuato la raccolta differenziata della frazione tessile). Secondo quanto riportato dal report “Indumenti usati come rispettare il mandato del cittadino”. Sempre nell’ottica di ridurre la sovra-produzione di rifiuti tessili, in questi comuni si può scegliere di rivendere i capi inutilizzati a negozi specializzati o mercatini dell’usato. Già oggi il riuso rappresenta un mercato parallelo a quello del nuovo e secondo i dati raccolti dal Conau, http://www.conau.it, in Italia, il settore della raccolta e recupero degli abiti usati ha vissuto una forte crescita negli ultimi anni, passando dalle 72 mila tonnellate del 2009 alle 110mila attuali. Molti sono anche i siti Web e le APP dedicate alla compravendita, ma anche allo scambio di abiti usati, alcuni esempi sono Girotondoweb, Armadio verde, Depop, Shpock, Svuotaly, mentre Vestiaire Collective, Rebelle e Videdressing “strizzano l’occhio” all’alta moda.

Infine, spesso si organizzano Swap-party, ovvero giornate o serate in cui ci si incontra e si scambiano abiti tra amiche ed amici. A Pacifico consigliamo di documentarsi un po’ http://consultazione-economiacircolare.minambiente.it/sites/default/files/Verso%20un%20modello%20di%20economiai%20circolare%20per%20l%27Italia_%2011_2017_per%20web.pdf, di fare una capatina a Roma il prossimo 1 Marzo alla prima Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare durante la quale sarà presentato anche il Rapporto 2019 https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/economia-circolare-la-prima-conferenza-nazionale-e-la-presentazione-del-rapporto-2019/, di mettere i rifiuti al vertice dell’agenda di governo della città (ammesso che esista una agenda di Pacifico per Mondragone) e, soprattutto, di mettere, l’assessore delegato nella condizione di avviare una vera e propria “rivoluzione” del settore.

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