Da quarant’anni è il simbolo della perfezione. Un “10” che vale di più di quello indossato da Pelé o Maradona. Le ginnaste indossavano le divise con i numeri fdati dalla federzione lei aveva un’anonimo 73 ilgiorno del DIECI, il suo “10 perfetto” lo ha impresso nella storia marchiando a fuoco la sua esibizione ed è diventata una LEGGENDA, quella bambina rumena con i capelli trattenuti da un nastrino bianco e rosso se lo è guadagnato con il talento, con la grazia, con il lavoro. Nadia Comaneci, quarant’anni dopo aver scritto la storia del suo sport e dei Giochi olimpici, è una signora, una madre, ancora un simbolo, in pace con un passato che ha attraversato anche mari tormentati come la storia appunto sopora citata con Nicu Ceausescu, il figlio del dittatore. Il 18 luglio del 1976 i tabelloni usati per indicare i voti delle ginnaste al Forum di Montreal, la casa dei Canadiens dell’hockey, non sono pronti per celebrare la perfezione della sua esibizione quel 9.99 poi diventuo 10, ma quando lo scricciolo vestito di bianco si esibisce alle parallele asimmetriche facendo volare, oltre l’immaginazione di tutti, i suoi 43 chili, i giudici non hanno dubbi, perfetta. Ha battuto la forza di gravità con la leggerezza di una farfalla e l’agilita’ di una scimmia. Vale un 10. Il primo della storia della ginnastica. I tabelloni indicano 1.00. Non c’è modo di scrivere 10. Ma nessuno ha dubbi. Quella bambina, non ancora quindicenne, è stata perfetta. “Non mi sembra che siano già passati quaranta anni, forse è perché ricordo ogni attimo di quel giorno. E’ tutto nella mia testa, non lo dimenticherò mai. Ricordo che ero una bambina e non sapevo molto delle Olimpiadi. Avevo visto in Tv i Giochi di Monaco, mi ricordavo di una ginnasta russa, Ludmila Tourischeva. Nient’altro. Non avrei mai pensato di poterne far parte un giorno”. Nadia, oggi 54 enne, madre, moglie e statunitense di residenza, si racconta attraverso i canali della Laureus, la World Sports Academy di cui è membro da qualche anno.