NAPOLI – Grande successo da parte delle Forze dell’Ordine, nella fattispecie Polizia e Carabinieri. È stato catturato sabato, 2 marzo 2019, a Napoli il boss della camorra Marco Di Lauro. Era latitante dal 7 dicembre 2004, quando scampò al blitz noto come la “notte delle manette”. Quarto figlio dello storico capo del clan di Secondigliano, Paolo detto “Ciruzzo ‘o Milionario”, è stato uno dei protagonisti della faida di Scampia ed era considerato il secondo latitante più pericoloso d’Italia dopo Matteo Messina Denaro.
Nel 2010 un collaboratore di giustizia lo indicò come mandante di 4 omicidi. ‘arresto è scattato grazie a un’operazione congiunta di polizia e carabinieri che ha intercettato il 38enne Di Lauro in uno stabile in via Emilio Scaglione del quartiere Chiaiano, a pochi passi dal suo fortino. L’uomo si è lasciato ammanettare senza dire neanche una parola. L’appartamento dove si trovava, un piano rialzato di una palazzina a due piani, era stato dato in affitto a una persona sulla quale sono in corso accertamenti. Il boss era assieme alla sua compagna, era vestito con una tuta mentre lei era ancora in vestaglia. Era disarmato. Il covo non era molto grande: aveva una camera da letto, un bagno, un terrazzino con affaccio su un cortile interno. In un salone all’interno era stato ricavato uno spazio con attrezzi per il sollevamento pesi.
La zona dove si trovava il giovane boss era da tempo sotto la stretta osservazione delle forze dell’ordine. Gli investigatori sapevano che Di Lauro non poteva essere molto lontano. Stamane, avuta la certezza che era in casa, è scattato il blitz. Invisibile da 14 anni, dopo la sanguinaria faida alle porte di Napoli, Di Lauro deve scontare 10 anni per associazione camorristica e droga. Il primo a complimentarsi per l’arresto eccellente è stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Complimenti alle forze dell’ordine, che dopo l’arresto di un terrorista algerino dell’Isis mettono a segno un’altra operazione importantissima. Nessuna tregua ai criminali”, ha scritto il titolare del Viminale su Twitter.

