Napoli – Juventus non è solo una partita di pallone e chi lo nega sa che sta bleffando.

Napoli – Juventus non è solo una partita di pallone e chi lo nega sa che sta bleffando.

Di Fiore Marro

Caserta 1 dicembre 2017

Non c’è più un biglietto disponibile per lo Stadio San Paolo, in vista del big match tra Napoli e Juventus, gara importante non solo perché potrebbe far allungare la banda di Sarri. Questa gara non è solo una partita di pallone, però, e chi lo nega sa che sta bluffando.

Napoli – Juventus non è soltanto una semplice partita di calcio, almeno per quel che riguarda i duosiciliani. Dal punto di vista sociale è una rivincita, una lotta, una resistenza, verso chi nel 1861 ha invaso, soggiogato, distrutto il Regno delle Due Sicilie, un sogno reale devastato dalla ferocia savojarda, quando usurparono Napoli capitale. Le bandiere gigliate, introdotte anni fa, Infatti, hanno sempre di più spinto molti tifosi napoletani a sentirsi borbonici e fare in modo che molti duosiciliani divenissero sempre più assidui frequentatori al San Paolo per far valere i loro ideali, anche attraverso il semplice sventolio di bandiere, bandiere talvolta sequestrate o bloccate, per volere di uno Stato “Canaglia” come quello che ci tiene sotto scacco. Ma nonostante tutto l’afflusso di affezionati identitari non si arresta, gli spalti sono sempre più gremiti davanti a noi, al di là della conoscenza o meno del calcio. I tifosi juventini napoletani non sono ben visti né tanto accettati in quanto considerati poco affezionati alla loro terra, individui che ripudiano la loro appartenenza e, per una debolezza interiore, si legano ai “più forti”, alle loro rimostranze che fin da bambini e senza sapere la storia, si sono legati ai colori dei non colorati, si deve replicare in un solo modo: anche molti di noi, da bambini, siamo stati spinti a legarci, tramite la disinformazione scolastica,  a individui come Mezzarecchia, il re Galantuomo o il Tessitore, ma non per questo, una volta scoperto l’inganno storico, siamo rimasti connessi a queste figure: anzi. Un napoletano o un duosiciliano in genere, non può sottacere al  dileggio dei cori razzisti da parte della maggioranza dei supporter della Vecchia Signora, uno su tutti quel vergognoso “Vesuvio lavali col fuoco”: mi fanno ridere (se non indignare) quei buonisti che si stracciano le vesti, per le reazioni, talvolta troppo popolane e smodate di alcuni tifosi, che nascono però  dal dolore e dalla frustrazione di chi si sente offeso per quel che è e non perché tifa Napoli, cercando di dare una loro spiegazione, indicando un evento del genere come fatto esclusivamente calcistico. “Il pallone non ha niente a che fare con la storia” rispondiamo: una bella scusa per non ammettere una sudditanza che parte da lontano, fin da quando i loro antenati tradirono sul Volturno, fino da quando Garibaldi e i suoi si intrufolarono nei letti delle loro antenate.

Il  Napoli, deve battere questi avversari, che a loro dire, non ci considerano tali, perché  i loro veri rivali ritengono siano Milan ed Inter. Degni compari di un ladrocinio che si perpetua non solo nel mondo della pedata, ma in tutti i settori che ci vedono svantaggiati per un disegno preciso di chi governa questo Paese.

Torneremo a essere buoni nel momento preciso in cui questa sperequazione si dissolverà.

“Tu nun si’ cchiù Pulecenella, facive ridere e pazzià’. Mo t’arragge e pienze a’ guerra e nce parle ‘e libertà!”