NAPOLI – Figura anche l’ex poliziotto diventato poi capo del gruppo di imprese Alma, l’imprenditore Luigi Scavone – titolare della squadra di basket Alma Trieste di serie A1 e sponsor della scuderia motociclistica Pramac – tra le persone arrestate dai finanzieri in quanto ritenute coinvolte nella maxi evasione fiscale che ha portato in carcere complessivamente dieci persone e al sequestro di beni per 70 milioni di euro.
Un gruppo, l’Alma, impegnato nel settore del lavoro interinale, che secondo gli inquirenti sarebbe diventato leader nel comparto anche grazie all’evasione fiscale. La Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dai magistrati del pool reati economici della Procura, ha arrestato dieci persone, di cui sette agli arresti domiciliari. Scavone è stato preso nella sua abitazione del Napoletano mentre si accingeva a partire per Dubai con nello zainetto oltre 200mila euro abilmente occultati per sfuggire ai controlli.
Il gruppo di aziende finite al centro dell’inchiesta aveva, sostengono gli inquirenti della Procura di Napoli (Pm Sergio Raimondi e Maria Sofia Cozza, procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli), che si occupano di lavoro interinale, aveva basato la sua leadership sul mercato grazie all’evasione individuata dell’attività economico finanziaria della GdF. A Scavone, in carcere, è contestata associazione per delinquere. Tra le 27 persone indagate figurano anche tre consulenti fiscali napoletani che gestivano una vera e propria attività truffaldina definita dagli investigatori “di alta ingegneria economico-finanziaria illegale”.
Tutti erano in stretto rapporto con Scavone e Francesco Barbarino, anch’egli ritenuto amministratore di fatto dell’Alma. Entrambi, per gli investigatori, avrebbero gestito, con prestanome compiacenti, oltre 30 società con 17mila dipendenti e un fatturato di circa 400 milioni di euro per il solo 2017. Le indagini, scaturite da una verifica dell’Agenzia delle Entrate, hanno passato al setaccio la complicata contabilità delle società anche per il 2015 e 2016.
I finanzieri hanno messo i sigilli a beni per 70 milioni di euro riconducibili alle società e agli indagati, tra cui immobili di pregio a Bergamo, Salerno, Cagliari, Reggio Emilia, Napoli, CASERTA, Vibo Valentia, due ville a Capri e Sperlonga, quote societarie e autovetture di grossa cilindrata. Ora l’attività dei magistrati del pool reati economici della Procura di Napoli è rivolta a scoprire se Scavone possa avere trasferito anche all’estero denaro frutto della maxi evasione fiscale.