Napoli. Si dovrebbe svolgere oggi, martedi’ 20 marzo 2018 , alle ore 17.00, la direzione regionale del Pd Campania, fissata originariamente per sabato 17 marzo e poi rinviata ad oggi per gli impegni istituzionali legati alla visita di Papa Francesco a Pietrelcina e per consentire la partecipazione del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca-
Il summit e’ stato convocato presso l’Hotel Oriente a Napoli.
Come noto, all’indomani del fallimentare esito delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 , il Segretario Regionale Pd Assunta Tartaglione aveva dichiarato la propria disponibilita’ a presentare le proprie dimissioni alla riunione della Direzione Regionale che avrebbe dovuto svolgersi, come abbiamo detto, sabato 17 marzo.
Al momento , tuttavia, sembra che ogni dimissione all’interno del Pd sia stata congelata in attesa della nomina del nuovo Segretario Nazionale del partito.
Al momento il Pd regionale sta procedendo ad una lunga e approfondita analisi del voto, partendo dai risultati conseguiti a livello nazionale e locale alle Politiche 20189.
In particolare, l’attenzione e’ finalizzata sulla necessità di offrire una nuova piattaforma programmatica e politica alla Campania e al Sud, dove più evidente è stata l’affermazione del M5s.
Un’autentica batosta. Il PD esce con le ossa rotte dalle elezioni politiche e soprattutto in Campania incassa una sonora sconfitta, recante il marchio dei capibastone della segreteria e del consiglio regionale.
Il PD è stato letteralmente schiacciato dal Movimento 5 Stelle, che ha raccolto ben più del 50%, e persino da Forza Italia, che si è attestata poco al di sotto del 20% . L’ecatombe ha coinvolto tutti anche il Presidente De Luca che ha i assistito alla sconfitta del figlio Piero nella sua Salerno, salvato per il rotto della cuffia a Caserta e ad Aversa a fronte di un esiguo riscontro in termini di consensi. Un tracollo a cui Assunta Tartaglione, parlamentare uscente non rieletta, ha risposto con le dimissioni dallincarico di segretario regionale del PD, una scelta che testimonia anche la sconfitta di Mario Casillo, deus ex machina del partito in Campania ormai da diversi anni.
Ne’ va dimenticato che in provincia di Caserta , il Pd e’ commissariato , affidato al Senatore Franco Mirabelli. Circostanza , questa, che ha pesantemente inciso sulle candidature casertane alle politiche 2018. Ieri la visita al Sindaco e ai Candidati del Pd alle elezioni del 4 marzo del neo Deputato Piero De Luca : quasi un incontro al vertice per pianificare e concordare la prossima linea del Pd al governo.
Questa mattina , infatti, la segreteria del Pd ha confermato la posizione assunta dalla Direzione: nessuna intesa di governo con partiti che sono manifestamente lontanissimi sul piano politico e programmatico. Lo ha detto al termine della riunione Ettore Rosato, sottolineando che “fare opposizione non significa fare Aventino”.
Maurizio Martina ha dunque “rispolverato” un organismo – la segreteria – che finora non si era praticamente mai riunito. Un segnale che il segretario-reggente intende praticare quella “collegialità” promessa e forse ripristinare una modalità old style, con il gruppo dirigente ristretto che decide “la linea”: un metodo di lavoro distante dal decisionismo di Renzi ma non in contraddizione con l’istanza da Martina fatta balenare di una nuova pratica di democrazia diretta (i referendum fra gli iscritti).
Il numero uno stringe dunque i bulloni del partito, ascolta i dirigenti di tutte le componenti, gira per mezzo Paese (ieri a Napoli) per discutere le ragioni della sconfitta del 4 marzo. Deve governare un Pd tramortito e ancora molto nervoso, gestire la fase della crisi di governo e andare alla Assemblea nazionale che dovrebbe tenersi il 21-22 aprile, un’Assemblea delicata da cui quasi sicuramente uscirà il nome del segretario, carica per la quale lo stesso Martina è in prima fila.
Sulla scelta dell’opposizione ha probabilmente ragione Matteo Orfini quando rileva che sulla scelta di dire no ad alleanze di governo con M5s non c’è bisogno di un referendum. Malgrado interrogativi e riflessioni, come quelle di Walter Veltroni (che alludono alla necessità di un eventuale dialogo ma non contraddicono la scelta dell’opposizione), nel Pd, tranne Michele Emiliano, nessuno propone una linea diversa da quella confermata oggi. E alla base, a sentire le assemblee o a guardare i social, non tira proprio aria di accordo con Di Maio e men che meno con Salvini. Conclude Lorenzo Guerini: “Parlare di un referendum su un tema che ancora non esiste, un eventuale appoggio al M5s, mi sembra una fuga in avanti che non mi pare particolarmente utile. Abbiamo avuto una Direzione che ha approvato quasi all’unanimità una posizione che sostiene che il nostro ruolo sia quello di stare all’opposizione. È la posizione del partito anche in relazione al sentire della propria base”.
Stando così le cose, fra due settimane, quando sarà il suo turno al Colle per le consultazionj, la delegazione dem dirà al Presidente della Repubblica che la scelta, in conformità al risultato del 4 marzo e per le ragioni politiche già ricordate, è quella dell’opposizione. Un’opposizione fattiva, come si conviene a un partito che ben conosce il ruolo centrale del Parlamento e che punta in ogni caso a contribuire ad una buona legislazione.
” D’altra parte, – affermano i Dem – non è che dal M5s stiano giungendo chissà quali aperture. A quanto sembra, grillini e destra intendono spartirsi le presidenze delle Camere con tanti saluti alla rappresentatività e alle “figure di garanzia”. Il Pd vedrà quali saranno le proposte. Senza particolare entusiasmo, sembra di capire.