Netanyahu censura le emittenti straniere in Israele, ennesimo duro colpo alla libertà di stampa

Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) nel suo ultimo rapporto ha riferito che nel 2023, soltanto a Gaza, sono stati uccisi 99 giornalisti per mano dei bombardamenti israeliani, cifra che in queste settimane è vertiginosamente aumentata. Secondo i dati del Ministero della Sanità di Gaza (MoH) dopo solo un mese dal 7 ottobre furono uccisi 36 giornalisti, più di uno al giorno. Più di tre quarti di tutti i reporter uccisi in tutto il mondo, nel 2023, hanno perso la vita tra ottobre e gennaio in Palestina.

In alcuni casi, addirittura, sono state prese di mira anche le loro famiglie, come accaduto a Wael Al Dahdouh, giornalista di Al-Jazeera, che ha perso quattro membri della sua famiglia, tra cui suo figlio Hamza, anche lui giornalista, ucciso assieme ad un collega, dalle forze di difesa israeliane. Inoltre, sono molto frequenti dichiarazioni di tanti reporter al CPJ di aggressioni immotivate da parte delle IDF, anche con proiettili, nonostante i giubbotti identificativi della stampa.

Netanyahu censura le emittenti straniere in Israele e si scaglia contro Al-Jazeera

Il Parlamento israeliano ha approvato in seconda e terza lettura una legge che permette a Benjamin Netanyahu e al Ministro delle comunicazioni, Shlomo Karhi, di chiudere le emittenti straniere in Israele se ritenute dannose per la sicurezza del paese. Proprio quest’ultimo ha affermato che Al-Jazeera sarà chiusa nei prossimi giorni, dichiarando pubblicamente che per l’emittente qatariota “non ci sarà libertà di parola”. A seguirlo è proprio Netanyahu, che a sostegno di Karhi, scrive su X che “Al-Jazeera ha minacciato la sicurezza di Israele e che è arrivato il momento di chiuderla”.

La nuova legge nel dettaglio

Il nuovo assurdo provvedimento autorizza il Ministro della comunicazione ad ordinare di chiudere tutti i siti che in qualche modo minaccerebbero la sicurezza nazionale di Israele. Inoltre, è prevista la confisca di tutte le attrezzature, da microfoni a telecamere, la chiusura degli uffici, rimozione dai fornitori israeliani di televisione via cavo e via satellite, e, infine, il blocco dell’accesso alle piattaforme online del canale. Queste misure saranno valide per 45 giorni, ma potranno essere prolungate per ulteriori 45 giorni alla fine di ogni periodo di chiusura. A riferirlo e il Times of Israel.