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Nuova sede del mattino, inaugurata al giornalista napoletano ucciso 35 anni fa

Roberto Fico ricorda il giornalista ucciso 35 anni fa: “A Napoli guerra di trincea. Occupare spazi sottratti alla camorra con cultura e scuola"

Da oggi Giancarlo Siani è giornalista professionista: l’Ordine nazionale e quello regionale campano dei giornalisti hanno consegnato alla famiglia del cronista del Il Mattino, ucciso 35 anni fa dalla camorra, il tesserino bordeaux, nel corso di una cerimonia alla quale ha partecipato, tra gli altri, anche il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico.

Giancarlo Siani rappresenta una figura importantissima per Napoli, un giornalista di 26 anni, ucciso in quel modo – ha detto Fico – per fare il suo lavoro, è un esempio positivo, che ricorda anche quanto la nostra città e la nostra regione siano feroci.

Per il fratello Paolo Siani, parlamentare del Pd, “oggi Giancarlo rivive non solo attraverso il suo volto sorridente di giovane di 26 anni, ma parla ai napoletani. Questo è il segnale che le cose si modificano ma ci vuole impegno, coraggio e perseveranza”.

A consegnare il tesserino alla famiglia di Giancarlo, Carlo Verna e Ottavio Lucarelli, presidenti, rispettivamente, dell’Ordine nazionale e regionale campano dei giornalisti.

Ma chi era Giancarlo Siani, eccone una breve biografia: Giancarlo Siani era un giovane giornalista pubblicista napoletano. Fu ucciso a Napoli, la sera del 23 settembre 1985, sotto casa, nel quartiere residenziale del vomero: aveva compiuto 26 anni il 19 settembre, pochi giorni prima. Appartenente ad una famiglia della borghesia medio-alta napoletana, Siani, aveva frequentato con ottimo profitto il liceo classico al “Giovanbattista Vico” dove, alla cultura classico-umanistica aveva affiancato quel fermento politico dei movimenti della sinistra studentesca, conosciuto come “i ragazzi del 77” dal quale si distacco’ per un passaggio attraverso i movimenti non violenti. Si era iscritto all’Università e, contemporaneamente, aveva iniziato a collaborare con alcuni periodici napoletani, mostrando sempre spiccato interesse per le problematiche sociali del disagio e dell’emarginazione, individuando in quella fascia il principale serbatoio della manovalanza della criminalita’ organizzata, “la camorra”. Inizio’ ad analizzare prima il fenomeno sociale della criminalità per interessarsi dell’evoluzione delinquenziale delle diverse “famiglie camorristiche”, calandosi nello specifico dei singoli individui. Fu questo periodo che contrassegno’ il suo passaggio dapprima al periodico “osservatorio sulla camorra” rivista a carattere socio-informativo, diretta da Amato Lamberti e successivamente al quotidiano “Il Mattino”, come corrispondente da Torre Annunziata presso la sede distaccata di Castellammare di Stabia, Comune di oltre 90mila abitanti, distante una decina di chilometri da Torre Annunziata.

Il comune napoletano di Torre Annunziata nel dicembre del 2019, gli ha conferito la cittadinanza onoraria.

Il presidente della repubblica italiana Mattarella, dopo il riconoscimento si è espresso così: “Siani, testimone del miglior giornalismo. Sono trascorsi trentacinque anni dal feroce assassinio di Giancarlo Siani, giovane cronista de Il Mattino di Napoli, autore di coraggiosi articoli sulle attività criminali dei clan della camorra e sui loro conflitti interni. Giancarlo Siani fu ucciso proprio per il lavoro svolto, per l’onestà e l’intelligenza con cui onorava il diritto alla libera informazione, raccontando i delitti della malavita e le trame di chi ne tirava le fila”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al Presidente della Fondazione Giancarlo Siani Onlus, Gianmario Siani. “Le organizzazioni camorristiche – dice Mattarella – non tollerarono che fosse svelato ciò che volevano restasse occulto, dagli affari illeciti alle complicità, alla violenza, che lasciava scie di morte: comprimevano libertà e opportunità in ogni campo della vita economica e sociale. In questo giorno di memoria per Napoli e per l’intera comunità civile, desidero esprimere a Lei un sentimento di solidarietà e gratitudine per l’impegno civile che negli anni è stato promosso, a partire dal dolore di una ferita purtroppo insanabile”.