Dopo circa 45 anni dalle riprese del Decameron sui colli di CasertaVecchia, l’eclettica arte di Pier Paolo Pasolini ritorna a Piedimonte di Casolla attraverso l’encomiabile iniziativa ” Pier Paolo Pasolini ..a Piedimonte di Casolla e Casertavecchia 1970″, organizzata all’associazione ” San Rufo Rinasce”, di cui fanno parte, tra gli altri, l’Arciprete Don Fernando Latino, Giuseppe Venditto, Giuseppe Vozza, Andrea Iannelli, Maria Antonietta Scaringi, Lorenzo Vozza, Benito Vozza, e alla quale hanno dato volontariamente e gratuitamente il proprio personale contributo validi esponenti della cultura del nostro territorio come Michele Casella, Luigi Fusco, Mariano Cionti, Massimo Santoro e gli studenti del Liceo Manzoni di Caserta di cui è Ds Adele Vairo. Nella serata di ieri, 26 settembre, nella suggestiva cornice della medioevale Casa Canonica di Casolla, splendida terrazza sull’intera Terra di Lavoro, Pier Paolo Pasolini si è ” materializzato” tra le opere dell’Artista Enzo Toscano,che, peraltro, partecipo’ come attore alle riprese del Decameron, e che, proprio nella Casa Canonica, per l’intera durata dell’iniziativa, ovvero dal 23 settembre al 3 ottobre, ha allestito una Mostra di suoi dipinti dal titolo ” Gli Angeli del Tifata”, di ispirazione inequivocabilmente pasoliniana. A parlare, poi, dell’intellettuale italiano” piu’ moderno di ogni moderno”, tre figure esponenziali della cultura del nostro territorio, cioè Giuseppe Bocchino,Giornalista, Francesco De Core, Giornalista , e Augusto Ferraiuolo, Antropologo,diversi per formazione ed esperienza , ma uniti dalla passione per l’opera e la figura intellettuale di Pier Paolo Pasolini. Folta e gremita la sala della Casa Canonica che ha accolto un pubblico interessato e curioso di conoscere l’anima pasoliniana. Tra i numerosi presenti il direttivo dell’Associazione ” Donne che corrono con i Lupi”, di Castelvolturno, ovvero la Presidente Maria Pia Raimondi, con Mina Iazzetta, Maria Sagliocco e Maria Giulia Buffardi, oltre che l’Artista Luigi Del Sesto. Al centro del dibattito la seguente domanda : perchè Pasolini a Casertavecchia e a Casolla? Il convegno è stato preceduto dalla proiezione del documentario dell’Istituto Luce ,dal titolo ” La Coltivazione della Canapa” nel quale Pier Paolo Pasolini legge la poesia ” Terra di Lavoro” a cura dell’Associazione Intima Lente. Il documentario ha dato il La ai tre relatori per prendere per mano Pier Paolo Pasolini e accompagnarlo fra il pubblico presentandolo, ciascuno secondo una speciale angolatura, nella attualità del tutto particolare della sua arte e del suo pensiero e del suo legame non banale con la città di Caserta che Pasolini visito’ per tre volte nella sua vita. Giuseppe Bocchino ha introdotto il dibattito presentando la figura di Pasolini come ” intellettuale diverso”, ovvero non omologato negli schemi sociali consolidati, espressione di una classe di intellettuali , quelli della seconda metà del ‘900, che hanno lasciato un segno intangibile nella storia del pensiero contemporaneo, come Leonardo Sciascia e Italo Calvino. ” La nostra società- ha commentato Giuseppe Bocchino- spinge all’isolamento tutti gli intellettuali veramente liberi e oggi questo sta accadendo con Roberto Saviano illustre figlio di Caserta”. Giuseppe Bocchino ha evidenziato come Pier Paolo Pasolini abbia evidenziato nel corso della sua vita, le piu’ diverse forme espressive concentrandosi sui Miti che hanno caratterizzato la sua intera opera come il mondo contadino, il sottoproletariato romano, l’antichità classica. Bocchino ha presentato Pasolini nella sua veste di giornalista,di poeta, di letterato, di politico.” Pasolini- ha replicato Francesco De Core – ha avuto sempre il coraggio di andare verso Sud cioè verso tutti coloro che vivono un disagio”. De Core ha spiegato il legame fra Pier Pasolini e Caserta , che nella prima visita del 1951 era apparsa all’artista come una città afona e che poi si è andato a rafforzare fino alla scelta di Casertavecchia e di Casolla per le riprese del Decameron. Augusto Ferraiuolo, infine, ha presentato al pubblico la accurata conoscenza da parte di Pasolini del Folclore, inteso come mezzo di comunicazione tra la borghesia e il proletariato. ” Pasolini- ha detto Ferraiuolo- concepisce il Folclore e , dunque , la tradizione come cambiamento”. Durante il dibattito, al quale ha preso parte anche il pubblico, è emerso che la scelta di Pier Paolo Pasolini di ambientare il Decameron a Casertavecchia e a Casolla, oltre che a Napoli, privilegiando altresi’ il dialetto napoletano nell’intero film, esprime la scelta del regista verso Napoli vista come espressione di un senso molto profondo di una Italia in via di disfacimento. ” Amo Napoli e il proletariato romano- ebbe a dire Pasolini nel lontano 1970-perchè rappresenta un modo antico di essere con la sua gentilezza , con la sua violenza e con tutte le forze umane che mi affascinano”. Soddisfatto dell’evento anche Giuseppe Vozza, Editore. ” Abbiamo dimostrato- ha detto- che a Caserta si puo’ fare cultura promuovendo il turismo ad eccellenti livelli senza i costi esorbitanti indicati in altre manifestazioni”. Ad accogliere i numerosi partecipanti all’evento la suggestiva Chiesa di San Rufo la quale custodisce, silente, la domanda che nel convegno non ha trovato risposta: l’intellettuale Pasolini si è suicidato o il giornalista Pasolini è stato ucciso da forze occulte? Forse la risposta ai prossimi appuntamenti, previsti per il 2 e il 3 ottobre. Ovviamente a Piedimonte di Casolla.