PERICLE 1 – Qui a Caserta noi facciamo così: Dibattito politico aperto …sempre..POLITICHE 2018: DAL POTERE AL SERVIZIO! Questo è il grido levato anche dai votanti del casertano

di RAFFAELE RAIMONDO

PERICLE 1 – Qui a Caserta noi facciamo così: Dibattito politico aperto …sempre

POLITICHE 2018: DAL POTERE AL SERVIZIO!
Questo è il grido levato anche dai votanti del casertano

Lo auspicavamo. Lo aspettavamo. Lo temevamo. E però quando s’è palesato ci ha lasciati comunque stecchiti. Dicendola facile, il complessivo esito elettorale del 4 marzo, anche in provincia di Caserta già tante volte “moderata” e spesso in controtendenza rispetto ai risultati nazionali, ha distrutto a man bassa un sistema economico-politico da decenni in auge. Sbalorditi i semplici votanti, cioè i “carnefici”. Figuriamoci le vittime “sacrificali”! Più di qualcuna addirittura smorta, sgomenta.

Con questo corsivo apriamo una periodica rubrica di riflessione su temi, problemi, dinamiche e obiettivi della vita politica nel capoluogo e nei territori (come s’usa dire oggi) del casertano, a mo’ di finestra costantemente aperta, in tal guisa tenendo in vita qua, su Belvedere News, un dibattito costante cui tutti, senza distinzione alcuna di grado o di sponda, potranno dare liberamente costruttivi contributi, su input o senza.

Un solo criterio da tenere in considerazione: più che in ordine ai fatti, il confronto sarà orientato sul “prima” e sul “dopo”, sui “perché” i “come”, gli “affinché”.

La sopratitolazione stabile palesemente evoca il Discorso di Pericle agli Ateniesi del 431 a.C.. Sì, quello del ritornello “Qui ad Atene noi facciamo così” ovviamente mutuato, in tutta evidenza, “Qui a Caserta noi facciamo così”. In prevalenza ampliando, vale ribadirlo, sulle espansioni ora appena accennate. Senonché, sondare che “il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi” oppure che “un cittadino casertano non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private” resta comunque un sentiero scosceso. Lo sappiamo, lo mettiamo in premessa, ne immaginiamo perfino croci (per noi) e delizie (per i lettori). Tuttavia è tempo di inerpicarci, persuasi come siamo del buon apporto, informativo e costruttivo, che la libera stampa deve dare, nell’ordinario e specialmente nell’ora difficile. D’altronde è assai improbabile che, a breve o medio termine, potremo andare al di là del precipizio davanti al quale ci troviamo adesso, in questa rigida coda dell’inverno 2018.

Tanto premesso, per estrema chiarezza, torniamo al responso delle urne appena scodellato da cellulari infuocati, tormentati pc, dirette radiofoniche e “maratone” tv, giornali e riviste. Ritorniamo sullo “tsunami”, come in realtà è stato definito. Ma vi riapprodiamo (proprio noi presenti online) coi titoli delle prime pagine delle due testate cartacee sopravvissute nella nostra provincia, dopo anni ed anni, di tante omologhe nate e tramontate pure (e soprattutto) a ridosso di “normali” consultazioni comunali, provinciali, regionali o politiche. Altri tempi! Al vaglio della globalizzazione e dall’avvento del digitale due quotidiani tradizionali sono finora sopravvissuti: Il Mattino e Cronache di Caserta. Ad essi, per il Pericle 1, attingiamo difatti in esordio, nell’intento, minimo, di cogliere almeno qualche contorno e la portata di quanto le urne hanno detto nell’estenuante “notte lunga” degli scrutini.

Così rileggiamo sul Mattino: “Lo tsunami M5s travolge dem e FI”. E su Cronache, ancora in prima pagina: “Politiche, big locali fuori dai giochi”. Beh, titoli eloquenti, sviscerati da occhielli, catenacci ed immagini riportate in fotografie che l’establishment e, in misura maggiore, i candidati in corsa per il Parlamento neppure lontanamente avevano pronosticato. Impossibile indovinare che stavolta il flop avrebbe ingoiato perfino loro.

Allora, nell’ordine, d’accordissimo con l’editorialista Coluzzi, che una “indicazione la si può trovare nell’assoluta assenza dei partiti e del ruolo che dovrebbero svolgere, anche a Caserta, nel formare una nuova classe dirigente e nel guidare coloro che ricoprono cariche istituzionali sotto questo o quel simbolo”. Non altrettanto sul punto in cui, alla ricerca di ulteriori elementi di comprensione per quanto è accaduto, egli afferma che “a parte l’indiscutibile merito di chi vince, molto ha giocato la confusione e la disorganizzazione di chi ha perso”: secondo noi, per converso, assai relativo ìl merito personale e invece obiettivamente verificabile che vari perdenti nella campagna elettorale hanno sfoderato lucidità, organizzazione e operatività al massimo livello possibile.

Parimenti, giusto ci è sembrato il richiamo che la fondista Bertone ha riservato al “pane” che vuole l’Italia che ha “fame”, ma non crediamo affatto di poter condividere l’iperbole al suo agevole incipit che accredita, figurativamente s’intende, “la ‘Rivoluzione francese’ italiana. La presa della Bastiglia a Roma”. Ci vorrebbe ben altro per sostenere questo, giacché in sostanza l’unico “rischio” corso dai votanti, a lunghissima distanza chilometrica e soprattutto ideale dagli autentici rivoluzionari, è stato quello del voto “libero e segreto”.

Osservazioni sparse, le nostre, che mirano pure ad incapsulare una ragione di fondo riconducibile a quella “omologazione” preconizzata cinquant’anni fa da Pasolini. Altrimenti detto: tutti gl’indignati reagiscono votando i populisti e anch’io, pertanto, voto M5S (del quale la nostra Vilma Moronese è stata antesignana di successo) o Lega. E ciò, in vari casi, con quoziente critico inversamente proporzionale alla rabbia da far esplodere in cabina …non fuori dove sono andati ad impazzare estremisti provocatori e pronti alla violenza.

In ogni caso, il grido levatosi dalla nazione (e nel casertano, stavolta in linea col trend manifestatosi da Campione d’Italia a Santa Maria di Leuca, da Caposa Passero a Sassari) ha impartito a tutti gli aspiranti legislatori e governanti una dominante lezione forse traducibile in una sola frase: basta con la politica-potere e porte da spalancare alla politica-servizio davvero a favore dei cittadini finora oberati da tutti e da tutto e, per giunta, privi di qualunque privilegio, anzi derubati di alcuni diritti fondamentali, a partire dal lavoro (Art. 1 della Costituzione). E su questo nodo sarà seguìto e, a tempo debito, giudicato il nuovo assetto che andrà a formarsi (se si formerà…) per legiferare e governare il Paese.

L’epoca contemporanea e il mondo non possono più tollerare deroghe e tanto meno perduranti corruzioni, anche in Campania e nel casertano! Lo sanno bene i candidati, “bocciati” o eletti. Lo sapranno ancor meglio i nuovi che siederanno nelle poltrone dei Palazzi romani.