PERICLE 2 – Qui a Caserta noi facciamo così: Dibattito politico sempre …aperto POLITICHE 2018: PORTE SPALANCATE ALLE PROVINCE …ALTRE! Gli elettori ora chiedono fierezza casertana ai “sommersi” e ai “salvati”

di RAFFAELE RAIMONDO

C’è IL DIOGENE, portale dei siti di qualità, che sfodera un’importante scheda sulle Culture “altre” e sui giornali online che ne descrivono radici e interscambi (Terre.it – Ismu.org – Nipponico.com. – Mondo latino…). Opportuna è la citazione essendo, questa in cui ci è dato di vivere, furibonda epoca di multirazzialità, intercultura, globalizzazione.

Quindi devono essere capiti i “segni dei tempi”. Eppure non v’è chi non veda che all’appuntamento interculturale si va ben preparati, rafforzando identità e spirito di appartenenza: due talenti, a dire il vero, un po’ debolucci nelle contrade nostre. “Sì, qui a Caserta noi facciamo così”. Lo narrano la Storia e …la cronaca, fino a prova contraria.
Già “sede staccata” della capitale borbonica, Caserta è ancora impelagata nel solco della “sudditanza”, culturale e politica. (Probabilmente) se ne avvede eppure fa poco per la sua legittima autonomia. Di tanto in tanto, o costantemente, se ne ha conferma più o meno trasparente e bruciante.

Non scateneremo il revival delle “occasioni perdute”, assolutamente no! Bensì infiocchetteremo, in questo PERICLE 2, un discorsetto ancora sulla scia dell’ultima tornata elettorale del 4 marzo (e chissà quante volte ancora saremo tentati di farlo, visto il “sisma” annunciato e più che puntualmente verificatosi. Un formidabile “terremoto” politico che impone ricostruzioni di parecchi “palazzi” partitici, per l’immediato e a medio periodo!). E se, argomentando, prendessimo cantonate, presto, senza alcun dubbio, saremo pronti a tornare sui nostri passi: ci basterà leggere una sola replica a contrasto e ci copriremo di cenere la testa (alias, per dovere di cronaca e di critica, ne riporteremo subito lettera e sostanza).

Altrimenti detto, un’autentica “scossa tellurica” è piombata sul casertano, da sempre piegato dal “napolicentrismo”, in generale aggravando, per un verso, la penitenza del diritto di rappresentanza parlamentare e, per l’altro, facendo strada ad attivisti autoctoni pentastellati per lo più alla “prima candidatura” e “di successo”.

Soltanto per fare qualche esempio …eclatante sul primo versante, nel tunnel sono finiti i calibri: Nicola Caputo, Camilla Sgambato, Stefano Graziano (facendosi intanto largo la ministra Valeria Fedeli e, forse, Piero De Luca); ma anche Lucrezia Cicia, Pio Del Gaudio, Giovanna Petrenga, Vincenzo Pagano (costretti a vedere eletta Sandra Lonardo). Sul secondo versante, eccezion fatta per Vilma Moronese, parlamentare grillina uscente, i nomi di Margherita Del Sesto, Giovanni Russo (della medesima sponda) parlano da soli, con la contestuale affermazione della sannita Danila De Lucia.

Pur omettendo aggiuntivi riferimenti (ai partenopei tanto per non cambiare il corso della storia), il dato nuovo e disarmante sta oggettivamente nella constatazione che non tanto Avellino quanto le province di Benevento e Salerno son venute a “razzolare” con profitto a Caserta.

Da questo punto di vista il mancato successo del sammarcellinese Gerolamo Cangiano o della fiorentina Elisa Simoni non farebbe testo, essendo riconducibile soprattutto alle basse percentuali di consenso ulteriormente massacrate dal Rosatellum e dalle sue tremende trame. Basti pensare alla simile sorte toccata, per contrasto e per analogia, alla “vostra Nunzia”, al secolo De Girolamo del papalino capoluogo del Sannio, “spedita apposta a Bologna per farle fare un viaggio a vuoto” (come ha scritto su Il Tempo Pietrangelo Buttafuoco in un articolo ripreso l’8 marzo da InfoSannio). “Sic stantibus rebus ad impossibilia nemo tenetur” recita il brocardo latino: “Stando così le cose, nessuno è tenuto a fare cose impossibili”. E invero i candidati casertani hanno fatto il possibile. I miracoli no.

Nondimeno, due moniti emergono chiarissimi: l’uno diretto alle responsabilità concernenti le candidature (di stampo prettamente politico, come sanno bene i Cesaro accreditati nella “stretta cerchia” rotante attorno al Cavaliere decavalierizzato o la regionale Assunta Tartaglione dimissionaria). Di conseguenza, se è vero come è vero che alle decisioni politiche va attribuita la genesi delle opzioni finalizzate all’individuazione dei soggetti chiamati a governare, nelle grandi ovvero nelle piccole sfere, il primario dovere (o impegno che dir si voglia) spettante d’ora in poi agli esponenti politici casertani (“sommersi” o “salvati”) è proprio quello di cominciare a “contare” di più in campo regionale (per talento, forza, merito e dinamismo), qualunque sia la collocazione ideale o ideologica. Diversamente il trend degli ultimi decenni inevitabilmente continuerà. E continueremo ad essere tagliati fuori dai corposi riparti…

L’altro monito va spedito agli eletti del nostro territorio, indipendentemente dalla loro estrazione partitica: infatti, occorre che (quando sarà) facciano “fronte comune” sul terreno legislativo, difendendo ad oltranza il Mezzogiorno e, nel medesimo alveo, la Caserta-Cenerentola di cui son figli. Oui, è necessario l’ardimento quando brucia la casa…!