PIEDIMONTE MATESE
Card postale rubata a Castelvenere, davanti al G.I.P. del tribunale di Benevento, il pedemontano Angelo Iaquinto afferma di aver fatto tutto da solo
PIEDIMONTE MATESE (Daniele Palazzo) – Si sono tenuti, sabato mattina, 29 settembre 2018, davanti al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Benevento, Dottoressa Giuseppina Palmieri, gli interrogatori di Garanzia per il 30enne Angelo Iaquinto, di Piedimonte Matese, e per le altre due persone(Alessio Nunneri, 20enne di Puglianello (Bn) e Teresa Moccia, di 50 anni, madre di Nunneri, anch’essa residente in Puglianello) finite agli arresti il caso del furto della borsetta, contenente una piccola somma e una card postale, con tanto di pin, di proprietà di una dipendente di un’azienda vinicola di Castelvenere, presso la quale si erano recati per acquistare qualche bottiglia della cosiddetta bevanda di Bacco. Tutti e tre hanno risposto alle domande rivolte loro dal Magistrato beneventano. Posto che al terzetto era contestato anche l’uso fraudolento della card trafugata alla giovane operaia, per una coppia di prelievi ladreschi ammontanti a 1200 Euro, ad addossarsi la responsabilità del tutto il solo Iaquinto, che ha sostenuto di aver fatto tutto da solo, dichiarando, però, di non aver rubato la borsetta della commessa in parola, ma di aver trovato per terra la card in questione, di averla raccolta e, poi, usata per due volte, il 31 luglio, mentre era in compagnia di Nunneri, presso il Postamat di Telese Terme, e il primo agosto successivo, quando si trovava da solo, presso quello di Puglianello. Sembra attenuarsi decisamente, come ha sostenuto lo stesso Iaquinto, la posizione della Moccia, che, rimasta in macchina per tutto il tempo, non sarebbe proprio entrata all’interno dell’enoteca teatro dell’atto criminoso. Acquisite le deposizioni dei tre presone coinvolte, il G.I.P. ha spedito ai domiciliari lo Iaquinto(era stato arrestato, ad opera dei Carabinieri della Stazione di Telese Terme, anche perché aveva violato l’obbligo di dimora nel suo Comune di residenza), confermando l’obbligo di dimora per gli altri due accusati del delitto in parola.