A cura di Giovanni Raimondo . Il Carnevale di Capua
Il Carnevale è una festa che si fa risalire agli Antichi Romani che la festeggiavano a Febbraio, nome del mese derivante dal latino “Februus”, dio dei morti, che significa “purificazione”, infatti lo scrittore latino Macrobio racconta:
” Durante questo mese bisogna purificare la città e celebrare i riti funebri per i mani, divinità del mondo sotterraneo”
Un altro poeta che dice qualcosa su febbraio è Ovinio:
“Si onorano anche le tombe, si placano le ombre degli avi e si portano piccoli doni sui sepolcri. Poco chiedono i Mani, gradiscono la pietà come un ricco dono… Basta coprire la lastra con corone, offerte, basta spargere grano con un poco di sale, con preghiere e gesti del rito”.
La parola Carnevale deriva dal latino “carnem levare” che significa ” astenersi dalla carne” come avviene nel periodo che precede la Pasqua. Il mese di febbraio come detto in precedenza era dedicato al dio Februus, che era l’ultimo mese dell’anno al tempo di Numa Pompilio, il quale egli stesso introdusse a Roma le feste Saturnali, ma con la riforma di Giulio Cesare, febbraio diventò il secondo mese in cui nacque il Carnevale e dicembre l’ultimo mese in cui le feste Saturnali vennero posizionate dal 17 al 23 dicembre, seguita immediatamente dalla festa del Dies Natalis Invictus (Per maggiori informazioni sul Dies Natalis Invictus, vi consiglio di leggere l’articolo “Storia di una tradizione: il Presepe” trovabile sempre sul sito www.belvederenews.net). Il Carnevale deriva dalle feste Saturnali, in cui si facevano grandi banchetti dove ognuno poteva partecipare per via che le differenze sociali erano state abolite in questa settimana di festa. Il Carnevale era la settimana in cui veniva augurato un rinnovamento, in cui si augurava la fecondità della terra, di sconfiggere la morte e il lutto con il riso, simbolo del bene e di sconfiggere il male. Nel Carnevale erano indossate le maschere, oggetto magico-rituale con cui si poteva interloquire con la sfera sacra in cui risiedevano gli dei. I primi a produrre maschere furono gli aztechi. Le maschere erano utilizzate anche come copertura per orge, ma anche per preservare la memoria dei defunti che venivano ritratti e indossate dai membri durante la processione. Macrobio nei suoi Saturnali, opera composta in sette libri, scrive la “Festa dei Folli” il quale ha un carattere pagano e devoto che da un lato è collegata ai saturnali e le calende di gennaio e dall’altro, aveva come tema le parole del Magnificat:<< Ho rovesciato i potenti dai troni, ho innalzato gli umili>>, frase pronunciata dalla Madonna. Inoltre nel Carnevale si giocava ad azzardo e si travestiva. Nel Medioevo questa festa era stata sempre combattuta dalla Chiesa ( la Chiesa vedeva sempre il male ovunque, pur di imporre la propria autorità), riuscendoci in parte. Dopo il Rinascimento, due secoli più tardi, con la dominazione francese il Carnevale a Capua da che si rappresentava nelle case con scene licenziose, si trasportò in strada, facendo diventare la maschera come il Carnevale, una festa non più a carattere religioso ma solo di carattere popolare, infatti le prime notizie del Carnevale di Capua si hanno nel 1886, quando due cavalieri Francesco La Manna e Vincenzo Pizzolo realizzarono con il loro comitato la prima festa mascherata cittadina con la città addobbata avendo un grande successo. In particolare, venne premiata una grande mascherata di oltre trenta persone che rappresentarono la “sfiducia ai medici e lo sciopero degli infermi”, i carri degli “abitanti della luna” e del “globo misterioso”, le finestre dell’ultimo piano del palazzo Gianfrotta, in piazza dei Giudici, vennero trasformati, con opportuni addobbi, in un vero treno con vagoni dotati di locomotiva fumante, un palese riferimento alla cosiddetta “direttissima” Napoli-Roma che era ancora da realizzarsi. Nel 1908 il Carnevale di Capua ebbe grande risalto tanto che il Mattino ci regalò dello spazio in cui scrisse:
” “una grande folla gremiva la piazza, illuminata splendidamente da otto lampade ad arco. Notevole il getto di coriandoli, che a piene mani si spargevano sulle capigliature delle giovanette, e si lanciavano sul viso di tutti, cortesemente”. Nel 1900 nacque la tradizione dei carri allegorici e della bardatura delle carrozze, da queste venivano distribuiti cioccolatini alcuni dei quali a forte stimolazione lassativa. Poi vennero creati teatri dove il luogo di “culto” è e rimane Piazza dei Giudici dove si svolgevano e si svolgono canti e balli e infine le maschere che ora si indossano rappresentano vari soggetti dai più antichi come Pulcinella che è una maschera fatta risalire a Maccus, personaggio delle farse popolari romane in lingua osca, chiamate “Fabule Atellenae”, alle più moderne. Un editto molto bello e famoso del Carnevale è questo che vi propongo:
Editto di Carnevale
L’imperatore di Carnevale gridò ad Arlecchino
“sono vecchio, sto male, più non sopporto il
Carnevale”;
volle le maschere riunite e disse:
“udite udite: vi ho radunato
Tutte e il perché
È spiegato in questo editto di punti tre
Questo ho deciso:
regola 1: dentro al regno non rida nessuno!
Se ciò non basta, punto secondo: bando alle
Feste di tutto il mondo,
e ora arriviamo al punto terzo:
cari signori, è tutto uno scherzo!”
Infine non dimenticate di degustare le chiacchiere, un dolce tipico di Carnevale chiamate dagli antichi Romani in latino “frictilia”.