Pillole di Cultura . La Conocchia di Curti.

La Conocchia
La Conocchia è un sepolcro monumentale romano, risalente al II secolo d.c, situato a Curti, sulla via Nazione Appia, in Provincia Terra di Lavoro, in cui posavano le urne cinerarie dei defunti, tra cui almeno da come vuole la tradizione, anche quelle di Flavia Domitella, nipote di Vespasiano, perseguitata da Domiziano perchè cristiana. E alta 16 metri e al suo interno ospita la cella e sostiene una centrale a facce introflesse, sorretta da 4 grossi colonne. Nella cella a pianta quadrangolare, ci sono 11 nicchie disposte in numero di tre su ogni parete, tranne quelle all’entrata, che ne sono due . La Conocchia, nel 700, fu opera di notevoli restauri, voluti da Ferdinando IV di Borbone, Re di Napoli, infatti se possiamo ammirare questo gioiello, lo dobbiamo proprio al Re di Napoli. Da ricerche effettuate da vari esperti storici, nell’archivio della Versailles di Napoli ( Reggia di Caserta per motivi provinciali, per maggiori informazioni invito a coloro che non sanno, a leggere l’articolo “Perchè la Reggia di Caserta, viene definita la Versailles di Napoli??”, sul sito “www.belvederenews.net”), è stato possibile accertare che il restauro del sepolcro romano, aveva coinvolto non solo Carlo Vanvitelli, ma molti personaggi di spicco vicino a Ferdinando IV. Ecco a voi la lettera ufficiale, firmata dal Segretario di Casa Reale Carlo de Marco, inviata per ordine del Re, all’Intendente di Caserta Nuova:
Eccellentissimo Signore
Avendo risoluto il Re che l’antico Sepolcro, il quale si os-
serva sulla strada che da S. Maria di Capua, mena a Casa-
pulla, volgarmente detta la Conocchia, come un monumento
che ha tirato a sè l’ammirazione di tutti i colti viaggiatori,
venga sollecitamente restaurato perchè non pericoli essendo
assai malconcio, da farsi però detto restauro conservandosi
tutto l’antico e imitandosi il più che sia possibile quella ma-
niera di fabbricato, e con farvisi all’ingresso una porta con
chiave da consegnarsi al padrone del fondo per custodirla e
per darne conto. Vuole perciò che Vostra Eccellenza e codesta
giunta dispongono il pronto adempimento di tal sovrana de-
terminazione, incaricandone il Cavalier Vanvitelli, a cui
anche a voce sono stati comunicati i Reali Ordini, nella pre-
venzione che si è ordinato a D. Nicola Accademico
Ercolanese di comporre un’iscrizione che sua Maestà vuole
che vi si apponga.
Di Reale Ordine partecipo tutto ciò a Vostra Eccellenza e
a codesta giunta per l’adempimento e perchè dia poi conto
dell’esecuzione.
Napoli 18 aprile 1792
Carlo de Marco

La motivazione che spinse Ferdinando IV, a restaurare questo monumento, sta scritta nella lettera. Quell’epoca era l’epoca del Ground Tour, inaugurato da Carlo di Borbone.
Il progetto di restauro aveva rischiato anche di essere ridimensionato per le difficoltà economiche del Regno di Napoli, ma questo ostacolo non impedì il restauro completo del monumento romano, nominando come custode della Conocchia, Giambattista Parente delle Curti.
Per ultimo, c’è un’epigrafe che testimonia la paternità del restauro a Ferdinando IV. L’epigrafe recita così:
<< “Me superstitem antiquitatis molem/senio confectam et iam iam ruituram/rex ferdinandus IV, pater patriae,/ab imo suffultam reparavit”>>.
che in italiano significa:
<< “Me superstite mole dell’età antica, percorsa dal corrompimento e ormai sul punto di rovinare, il re Ferdinando IV, padre della patria, rinvigorita delle basi restaurò”>>.GIOVANNI RAIMONDO