Valle di Maddaloni nasce in epoca medievale,attorno ad un castello che dovette sopportare varie scorrerie dei Goti,Vandali e Saraceni. Viene citata nel Catalogus Baronum(Catalogo dei Baroni),una lista di tutti i vassalli e i relativi possedimenti,che in seguito migliorò con l’introduzione dei catasti comunali,dato che il cittadino aveva iscritto i suoi beni immobili e mobili. Il castello fu posseduto da Carlo I d’Angiò,Re di Sicilia,fino al 1269,anno della cessione a Roberto II d’Artois,che dopo la morte di Carlo I d’Angiò,assunse la reggenza del Regno di Sicilia, finchè Carlo II,non venne liberato dalla prigionia di Pietro III d’Aragona.Nel 1302 nacque il Regno di Napoli e pochi anni dopo,Roberto II,Re di Napoli,per i servizi resigli da Diego della Ratta,lo nominò Conte di Caserta Vecchia,che tale titolo gli verrà riconfermato nel 1317. Alla sua morte,gli succede il figlio Francesco I della Ratta,che però Ladislao I,Re di Napoli,nel 1399 gli toglie il feudo di Valle di Maddaloni,per donarlo a Carlo Artus d’Angiò,ricompensandolo per la sua lealtà e alleanza nel conquistare il Regno di Napoli. Nel 1402,Carlo Artus d’Angiò,venne condannato a morte insieme al figlio Giacomo,per ribellione al Re Ladislao I. Dopo la morte di Carlo Artus d’Angiò,nel 1410,il feudo viene acquistato da Baldassarre,figlio di Francesco I della Ratta,che gli verrà confiscato dalla Regina di Napoli,Giovanna II d’Angiò che in seguito lo donerà ad Onorato I Caetani. Giovanni della Ratta,figlio di Baldassarre,dopo aver reso i suoi servizi al Re di Napoli,Alfonso V d’Aragona,nel 1452 gli vennero ridati i possedimenti tra cui la Valle di Maddaloni.Nel 1457,muore Giovanni della Ratta,e subentra il figlio Francesco II della Ratta che ebbe confermati i possedimenti. Nel 1470,Francesco II della Ratta,vende ad un suo omonimo di nome Andrada, il feudo di Valle di Maddaloni per 1.500 ducati cifra irrisoria che fa pensare più ad una donazione che a una compravendita. Alla morte di Francesco II della Ratta,i suoi possedimenti secondo il testamento,vengono ereditati dalla sorella Caterina che era sposa di Cesare d’Aragona,figlio naturale di Ferdinando I,Re di Napoli,che in seguito all’occupazione del Regno di Napoli da parte di Luigi XII di Francia,perdette tutti i suoi possedimenti,promessi alla nipote Caterina,riacquistati dopo aver fatto presente a Luigi XII che i possedimenti gli erano giunti per diritto di successione,lui per tale motivo nel 1502 ordinò al suo vicerè e luogotenente del Regno di Napoli,di far reintegrare,Cesare,Caterina e la sua nipote nei loro possedimenti. Nel 1506,Ferdinando il Cattolico(il Regno di Napoli dal 1503 era in mano al governo spagnolo)riconfermò i possedimenti a Caterina e nel 1509,si sposa con Andrea Matteo Acquaviva(diventa principe di Caserta Vecchia),in cui i territori vengono condivisi in comunione dei beni. Nel XV secolo gli storici collocano la fondazione della chiesa S.S Annuniata precisamente nel 1514. Il feudo di Valle di Maddaloni passò nelle mani degli Acquaviva nel 1544,ai Sermoneta nel 1635 e infine a Carlo di Borbone,Re di Napoli,nel 1753,che acquista tale feudo per un motivo ben preciso:Far costruire l’Acquedotto(chiamato Acquedotto Carolino in suo nome),progetto affidato a Luigi Vanvitelli,per far arrivare l’acqua alla Versailles di Napoli. Fu una grande costruzione ingegneristica che per l’approvvigionamento idrico sfruttava le sorgenti alle falde del Taburno, a 254 metri sul mare. Lungo 38 chilometri, l’acquedotto Carolino era costituito da un condotto largo 1,20, alto 1,30 con 67 torrini a pianta quadrata per gli sfiatatoi e per accedere all’acquedotto per eventuali controlli. I lavori iniziarono nel 1753 tra lo scetticismo generale delle maestranze dell’epoca che vedevano l’opera come qualcosa di tecnicamente impossibile da realizzare. Non per Vanvitelli. Iniziano tutta la serie di trafori nei monti e il ritrovamento delle relative sorgenti, ma il vero ingegno dell’architetto fu quello di superarsi e superare anche l’antica grandiosità romana con “I ponti delle valli”, ossia un ponte lungo più di 500 metri per collegare il monte Longano al Garzano. Si tratta di una grande e lunga struttura che attraversava la valle di Maddaloni, il più grande e il primo in Europa, costruito sul modello degli acquedotti romani, si compone di triplici arcate alte fino a 55 metri.
Il lavoro si divise in tre grandi blocchi: dal monte Fizzo al monte Ciesco, un secondo blocco dal monte Ciesco al Garzano e dal Garzano fino alla reggia. Terminato finalmente dopo 17 anni di lavoro per un’opera che fu considerata tra le grandi opere ingegneristiche del XVII secolo, l’acquedotto, insieme alla Versailles di Napoli e al complesso di San Leucio rientrano nel patrimonio Unesco dal 1997.