POLITICHE 2018. Senatore Franco Mirabelli Commissario Pd Caserta : “Ricostruire il centrosinistra, l’esito elettorale, la moschea di Sesto”

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa del Senatore Franco Mirabelli Pd Commissario Provinciale del Pd Caserta.

Sono stato rieletto al Senato. Ringrazio tutti i compagni e gli amici che si sono impegnati in questa campagna elettorale per chiedere il voto al PD sul territorio, nei mercati, nei tantissimi presidi, volantinaggi, incontri. Non è stata una campagna elettorale facile e non solo per il clima atmosferico. Abbiamo fatto – grazie a tutti voi – un servizio al Paese e alla politica, dimostrando la nostra forza: quella di una comunità di persone che, gratuitamente e per spirito di servizio e convinzione, hanno sacrificato tempo ed energie per migliorare la vita di tutti, e continueranno a farlo anche da qui in avanti.

Naturalmente, mi impegno a continuare ad informarvi sulle attività che svolgerò in Parlamento e sui territori con questa newsletter e a portare in Senato le istanze e le sollecitazioni che dai territori arriveranno.

Ora dobbiamo ricostruire il PD e il campo del centrosinistra
Dopo il risultato elettorale, per il Paese si apre una fase assolutamente nuova, con la vittoria di due forze antisistema.
Il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti è il Movimento 5 Stelle, mentre la coalizione che ha ottenuto i maggiori consensi è un centrodestra a trazione leghista.

Il Pd ha subito una sconfitta pesante e ora abbiamo necessità di discutere per comprendere le ragioni di questa sconfitta.

Premetto, però, che questo risultato elettorale non ci deve far cambiare opinione su ciò che di positivo abbiamo fatto negli anni in cui siamo stati al Governo.

I risultati ottenuti grazie alle riforme volute dal PD nel corso della legislatura appena conclusa sono fatti concreti.

In questi anni abbiamo governato l’Italia nell’interesse del Paese e migliorato la situazione rispetto al 2013, quando abbiamo iniziato questo percorso.

Non c’è spazio, quindi, per alcuna autocritica e le ragioni della sconfitta elettorale non vanno cercate nelle nostre azioni di Governo ma altrove.

Ci sarà tempo e modo per una valutazione più attenta dei risultati elettorali del 4 marzo e dei suoi effetti. Ma sicuramente hanno cambiato profondamente il quadro politico del nostro Paese e alcune riflessioni vorrei provare a farle. Quello delle elezioni politiche è certamente un dato che sottolinea ancora una volta il disagio e la sfiducia nella politica che si sta radicando in una parte importante del Paese e che si è tradotto soprattutto in un voto contro più che in un voto sulle cose fatte e sulle proposte. Ed è evidente che proprio dove le persone stanno peggio, hanno subito più duramente gli effetti della crisi, vivono di più la precarietà di un futuro incerto, noi della sinistra abbiamo perso.

Come in tutta Europa, non riusciamo ad essere credibili proprio nell’assolvere al compito prioritario per le forze progressiste: quello della protezione delle persone più deboli ed esposte alla crisi.
Tutto ciò nonostante che, in questi cinque anni, i Governi guidati dal PD abbiano fatto molto e ottenuto risultati importanti che hanno rimesso in sesto l’economia italiana e realizzato riforme proprio in direzione della giustizia sociale e a favore delle fasce più deboli.

A Sesto il Tar fa giustizia di un’amministrazione che ha cercato di ledere il diritto alla preghiera
La sentenza del Tar della Lombardia fa giustizia di un’amministrazione che ha cercato di ledere un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione italiana come quello della preghiera. E il fatto che oggi, nella sua reazione scomposta, Di Stefano consideri possibile cancellare un diritto costituzionale a maggioranza, promuovendo una consultazione popolare contro la moschea, la dice lunga sulla cultura democratica e istituzionale del sindaco di Sesto. Basta guardare alla durezza degli argomenti utilizzati dal Tar sia sulle carenze amministrative sia sulla violazione dei diritti fondamentali dei cittadini per capire fino in fondo l’infondatezza del provvedimento con cui l’amministrazione sestese cercava di cancellare il permesso di costruire la moschea.