di redazione gianclaudio de zottis
È stato un Capodanno da mozzare il fiato, nel senso letterale del termine, quello che hanno vissuto napoletani e turisti tra il 31 dicembre ed il I gennaio. L’esplosione di botti, petardi ed artifici pirotecnici di ogni sorta, infatti, combinata con l’assenza di vento, ha fatto schizzare oltre ogni record le centraline di monitoraggio della qualità dell’aria dell’ Arpac, l’agenzia regionale che misura l’inquinamento in atmosfera. «Alla Ferrovia – quantifica Giuseppe Onorati, il dirigente che coordina la mappatura dei veleni che respiriamo – la nostra apparecchiatura ha registrato il I gennaio una media di 376 microgrammi per metro cubo d’aria di polveri sottili. Il limite da non superare è 50 microgrammi. Quel che è peggio è che nella stessa giornata la media delle polveri ultrasottili, che sono di diametro inferiore e quindi penetrano più facilmente rispetto a quelle più grandi nel sistema respiratorio, è stata elevatissima: 343 microgrammi per metro cubo di aria».
Se poi dal valore medio si passa all’analisi puntuale dei picchi orari, emergono numeri impressionanti: intorno alle due della notte tra il 31 dicembre ed il I gennaio la centralina della zona Ferrovia ha segnato una concentrazione di polveri ultrasottili di oltre 3000 microgrammi per metro cubo di aria. Si conferma, dunque, la fondatezza dell’allarme che alla vigilia di Capodanno era stato lanciato dal commissario dell’Arpac, Stefano Sorvino, il quale, alla luce delle esperienze degli anni scorsi, aveva invitato i napoletani a non sottovalutare i danni che i botti di Capodanno determinano peri nostri polmoni, oltre che per arti, viso, occhi.
«Il problema principale a fronte di picchi così elevati, ma limitati nel tempo – spiega Gennaro D’Amato, pneumologo e membro del gruppo di ricercatori del G7 che sta completando il documento sugli impatti sulla salute dei cambiamenti climatici – è che si scatenino crisi di asma, in particolare nei soggetti già predisposti. Possono verificarsi episodi anche molto seri e ne ho osservati diversi, quando lavoravo ancora al Cardarelli. Irritazioni bronchiali, tosse, malessere generalizzato sono altre possibili conseguenze dannose per l’organismo di chi si trovi immerso nella nube di polveri sottili che avvolge Napoli dopo la mezzanotte del 31 dicembre».Smaltito l’effetto Capodanno, peraltro, e complice il mutamento delle condizioni meteo e l’aumento della ventilazione, i valori del particolato ieri si sono drasticamente abbassati. Rimangono i problemi dell’inquinamento ordinario, quello provocato ogni giorno dalle auto, dall’uso scriteriato dei riscaldamento e dei condizionatori, dal porto e dall’aeroporto. Nel 2017 Napoli ha superato per 40 giorni la soglia di 50 microgrammi per metro cubo d’aria.