PRONUNCIA DELLA CORTE CORTE DEI CONTI SUI CONSIGLIERI DELLA CAMPANIA, INGENTE DANNO ERARIALE

Una sfilza di condanne per i rimborsi facili ha riguardato, gli ex consiglieri regionali del Pdl, in particolare della IX Legislatura 2010-2015, per un danno erariale  di 297.000 euro. Chiamato a rimborsare la Regione Campania per 53.896,11 euro l’ex capogruppo Fulvio Martusciello (ma nei suoi confronti c’è stata l’archiviazione nel procedimento penale).

Tra i condannati Mafalda Amente, Giovanni Baldi, Luca Colasanto, Bianca Maria D’Angelo, Domenico De Siano, Massimo Ianniciello, Eva Longo, Francesco Vincenzo Nappi, Gennaro Nocera, Daniela Nugnes, Angelo Polverino, Paola Raia, Paolo Romano, Antonia Ruggiero, Ermanno Russo, Luciana Scalzi, Michele Schiano di Visconti, Pietro Diodato (900 euro). Assolto, invece, Pasquale Giacobbe.

Niente più incontri al bar o pranzi e cene a spese della collettività. I consiglieri, per farsi rimborsare lo scontrino dalla Regione, devono dimostrare “che le consumazioni sono avvenute in corrispondenza di un’attività politica: convegni, dibattiti”. Lo stabilisce la Corte dei conti che ha condannato quasi tutti gli ex consiglieri campani in carica dal 2010 al 2015. Nel mirino i “contributi destinati al funzionamento dei gruppi consiliari, senza documenti idonei a provarne l’effettiva finalizzazione a scopi istituzionali”. Gran parte delle spese era costituita proprio dalle fatture di locali e alberghi.

Nell’ultima sentenza depositata il 18 settembre dal collegio presieduto da Michael Sciascia, a carico del gruppo Pdl, si specifica che le “le spese per bar/ristoranti/pizzerie non possono ritenersi legittimamente sostenute laddove manchi uno stretto legame con i fini istituzionali dell’ente”. I giudici contabili entrano nel dettaglio e spiegano che “le ricevute prodotte non costituiscono di per se la prova, se non risulti un riferimento alle specifiche circostanze che le avrebbero giustificate”.

I giudici campani richiamano anche una recente sentenza dei colleghi della Lombardia per i quali: “È doveroso per un esponente politico partecipare a incontri e confronti con portatoridi interessi collettivi ma deve farlo prioritariamente nelle competenti sedi istituzionali e presso sedi private, non certo in un ristorante con costi a carico dell’amministrazione”. Le stesse richieste di risarcimento sono piovute negli ultimi mesi su altri gruppi consiliari: dal Pd all’Udc, passando per l’Idv. Oltre a bar e ristoranti tra le spese più condannate, ci sono stati i fitti per le sedi e segreterie dei consiglieri e i contributi ai partiti.