Quanti primo maggio occorreranno, per non morire più di lavoro.

Anche durante le celebrazioni si è continuato a morire.

Primo maggio festa dei lavoratori, quest’anno come gli anni scorsi, l’attenzione oltre che alla festa in sé, va alle condizioni dei lavoratori e di chi il lavoro non ce l’ha. Come prassi le istituzioni si fanno sentire con i consueti proclami, i sindacati descrivono scenari differenti promettendo dure lotte a beneficio delle classi lavoratrici meno abbienti. Così ieri, il Presidente Sergio Mattarella diceva che: “Il lavoro è base della democrazia, non merce. Gravi danni se si separa Nord e Sud”. Mentre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, spiegava così: “Da quando siamo al governo gli occupati in Italia sono cresciuti di oltre mezzo milione, abbiamo toccato il record di occupazione, i contratti stabili aumentano, la precarietà diminuisce”. L’opposizione ha unito Elly Schlein e Giuseppe Conte, nel ricordo delle vittime del bandito Salvatore Giuliano del 1947, si sono entrambi recati a Portella della Ginestra per la commemorazione dei caduti di quel triste primo maggio.  Per il segretario della CGIL Maurizio Landini la battaglia è dietro l’angolo, pertanto dichiarava: “Ci batteremo con ogni strumento per la Costituzione”, le politiche economiche e sociali messe in campo dal governo “vanno nella direzione opposta” rispetto a quanto serve al Paese, “abbiamo bisogno di intensificare la nostra lotta e la mobilitazione. Vogliamo batterci finché la nostra Costituzione non sia applicata. Il segretario della UIL Pierpaolo Bombardieri: “Il governo faccia di più contro le morti sul lavoro” “Partiamo da un diritto imprescindibile, il rispetto della vita: 1.040 vittime in un anno e 500mila incidenti, nessuno si senta assolto. Basta con il cordoglio di circostanza, abbiamo finito le lacrime, vogliamo fatti concreti. Luigi Sbarra segretario generale della CISL dichiarava: “Il lavoro è fondamento della Repubblica. Per questo, oggi, è anche una Festa della nostra democrazia. Mai, mai dimenticare quanta fatica e quanti sacrifici ci sono voluti per riconquistare, in Italia e in Europa, la libertà, la democrazia. Come ogni anno a Roma va in scena il concertone del primo maggio, quest’anno si è tenuto, sotto la pioggia, al Circo Massimo ed è stato condotto da Noemi ed Ermal Meta. Belle feste, grandi proclami e grande commozione nel ricordo di chi di lavoro è purtroppo morto, se non fosse per la brutale realtà. Di lavoro si continua a morire, anche mentre la triplice comiziava a Monfalcone, un contadino 64enne di Agrigento, Mario Mondello, è morto sotto il suo trattore, che si è ribaltato mentre arava un terreno. Anche nella vigilia del primo maggio si è dovuto aggiornare l’elenco delle cosiddette morti bianche, Corrado Buttiglione, un 59enne di Gioia del Colle operaio di una ditta metalmeccanica è morto nel ribaltamento del muletto, che stava conducendo. E ancora oggi due operai morti in provincia di Napoli. Raffaele Manzo operaio di 57 anni ha perso la vita a Lettere, precipitando dal terzo piano di un palazzo, mentre si allestiva un cantiere edile nel comune dei Monti Lattari. Questa mattina è morto nella Villa dei fiori di Acerra, Vincenzo Coppola operaio di 60 anni, coinvolto in un incidente verificatosi nel cantiere di una scuola a Casalnuovo.  Da quanto apprendiamo la strage, definita di morti bianche non conosce festività, non conosce soste e non conosce il dolore delle famiglie, che non vedranno più tornare i propri cari usciti per compiere il gesto nobile del lavorare e per questo senza più tornare. In Italia solo nel 2023 si sono avuti complessivamente 1041 incidenti con esito mortale dove il 34,7 percento è dovuto a cadute ed inciampi. Seguono nella macabra statistica delle cause, il malfunzionamento di macchinari e strumenti oggetti delle lavorazioni, le operazioni non corrette di sollevamento, trasporto e immagazzinaggio, il mancato rispetto delle norme di sicurezza e la scarsa esperienza quando talvolta si fanno eseguire ai nuovi assunti operazioni complesse. Anche quest’anno non va meglio degli altri, nel primo trimestre di quest’anno, l’INAIL dichiara già 191 incidenti mortali. Spesso si tende a sottovalutare i rischi delle attività lavorative svolte, per troppa confidenza o per inesperienza, ma di fatto la mancata applicazione dei protocolli di sicurezza è la principale causa degli incidenti, che oltre a generare centinaia di morti ogni anno, lasciano una scia di invalidità, tra i sopravvissuti, segnando per sempre la vita di tantissime famiglie. Quest’anno ad esempio entro il 31 marzo sono state già presentate ben 145.130 denunce di infortuni. Avete letto bene centoquarantacinquemila, lo scorso anno furono in totale 585.356, mentre nel 2022 furono addirittura 697.773. Vi renderete conto, che stiamo parlando di numeri abnormi, qualcosa non quadra. A fronte dei tanti dispositivi di protezione individuali, conosciuti sotto la sigla di D.P.I. si continua non solo a morire, ma a restare menomati per il resto della vita. Il governo negli scorsi mesi ha dettato proclami sul fronte dei controlli, dall’aumento degli ispettori alla patente a punti per le imprese, ben venga tutto, ma di sicuro non baste non basta proclamare, ma occorre agire e occorre agire subito, per evitare, che domani un’altra famiglia debba piangere il mancato ritorno del proprio caro.