REDDITO DI CITTADINANZA MOLTE RINUNCE LA MISURA RISCHIA IL FLOP

A maggio una valanga di disdette rischia infatti di spazzare via dalla platea degli attuali beneficiari del sussidio

Nei prossimi giorni una  tegola potrebbe abbattersi sulla nuova misura relativa all’introduzione del reddito di cittadinanza. A maggio ci sarebbero state una valanga di disdette, rischiando di annullare e portare alla rinuncia gli attuali beneficiari del sussidio con  decine di migliaia di nuclei insoddisfatti. I moduli per rinunciare al bonus dei grillini saranno pronti nei prossimi giorni. La misura chiave dei Cinquestelle rischia apprssimativamente tra le 60 mila e le 130 mila defezioni, complici i bassi importi erogati sulle card gialle in fase di distribuzione: solo sul 16 per cento delle tessere magnetiche sono state accreditate somme superiori a 750 euro.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza facendo un ‘punto’ della situazione di questa misura entrata in vigore poco più di  due mesi fa.

Le domande di reddito di cittadinanza presentate al 30 aprile sono state 1.016.977, la Campania è la regione che più ha sollecitato questa misura (172.175 richieste).

A fare richiesta sono soprattutto gli over 40 (circa il 60% delle domande), il 22,4% delle domande è stato avanzato da persone nella fascia d’età che va dai 25 ai 40 anni e il 14,5% da persone che hanno più di 67 anni. Il 3% circa delle domande è stato formulato dagli under 25.

L’Inps ha confermato che è al vaglio l’allestimento di una procedura per la rinuncia al reddito di cittadinanza, non prevista fino a oggi e richiesta con insistenza dai cittadini i quali, mediante i Caf, stanno cercando le informazioni utili per recedere dalle domande presentate.

I motivi della rinuncia sono difficili da precisare con esattezza, tuttavia, i molteplici controlli ed il denaro al di sotto delle attese potrebbero essere tra i motivi fondanti della rinuncia al ‘beneficio’. Percepire il reddito di cittadinanza porta a sottostare a degli obblighi, a cominciare dalla Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID) con la sottoscrizione di un Patto per il lavoro e l’inclusione sociale. Quest’ultimo,  prevede che il richiedente si presti a compiti di pubblica utilità, alla riqualifica professionale o al completamento degli studi.

La risposta popolare al reddito di cittadinanza è stata di gran lunga inferiore alle attese, anche moltiplicando e facendo dei calcoli aprossimativi per un coefficiente di 2,5 persone per nucleo famigliare il numero di richieste, si arriva a una mole di richiedenti superiore ai 2,5 milioni di persone, la metà degli italiani in difficoltà. Qualcosa non quadra, anche tenenndo presente del numero di meno abbienti dichiarato dall’Inps e sbandierato con orgoglio a inizio febbraio del 2019 quando il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ed il vicepremier Luigi Di Maio, ha mostrato la prima carta per il versamento del reddito di cittadinanza.