Reggia di Caserta, il dopo Felicori. Sono 77 le domande di candidatura alla direzione del Museo : a fine anno la nomina

Sono 125 i candidati alla Direzione della Reggia di Caserta e alla Direzione degli Scavi di Pompei.

Per la precisione: sono 77 le domande di candidature per la Reggia vanvitelliana , il cui trono e’ rimasto vacante dopo il saluto ” forzato” di Mauro Felicori, e sono 48 gli aspiranti a succedere a Mauro Osanna che ha lasciato il posto di comando di Pompei per fine mandato ma pare intenzionato a ripresentarsi.

Va detto che questi sono solo due dei Musei italiani al momento privi di guida e che queste candidature sono solo una parte delle istanze di quanti aspirano alla dirigenza dei siti museali.

Oltre Caserta e Pompei, infatti, sono in attesa della nomina di un dirigente le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il parco archeologico dell’Appia antica, quello dei Campi Flegrei e il Palazzo Reale di Genova. Questi ultimi tre siti cercano un dirigente di seconda fascia, mentre la posizione da ricoprire nei primi tre è di prima fascia. Alla selezione hanno risposto in 207. Il 4% delle domande proviene da stranieri e il resto da italiani.

La procedura di selezione
Nel dettaglio, le candidature per Venezia sono 69, per l’Appia antica 99 , per i Campi Flegrei 73 e per il Palazzo Reale di Genova 72. La selezione prevede la valutazione dei curricula da parte delle rispettive commissioni, formate da cinque esperti ognuna, che indicheranno massimo dieci nominativi per ciascun istituto, lista che poi sarà ulteriormente ristretta a tre candidature. A quel punto, la scelta passerà, per i direttori di prima fascia, al ministro Alberto Bonisoli, mentre i direttori di seconda fascia saranno indicati dal direttore generale dei musei, Antonio Lampis.

La scelta di questi sei direttori rappresenta una sorta di prova per quello che accadrà a fine anno, quando scadrà l’incarico di quattro anni per tutti gli altri responsabili dei principali musei autonomi .

Essi , va detto, rientrano tra i primi venti siti che la riforma Franceschini dotò di responsabilità contabile, amministrativa e scientifica. Chi tra gli attuali direttori non andrà in pensione, potrà aspirare al rinnovo del mandato per altri quattro anni.