Resto al SUD, che cos’è e come accedervi.

Intervistiamo Emanuele De Simone, Dottore commercialista e Revisore legale.

Per favorire la nascita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali, al fine di evitare lo stillicidio di giovani emigranti, verso le realtà produttive del nord Italia, lo stato, ha previsto con il decreto legge del 20 giugno 2017, n. 91, denominato “Resto al SUD” una serie di strumenti, al fine di consentire ai giovani di intraprendere nelle proprie realtà territoriali.

Il decreto prevede una serie di agevolazioni a tale scopo. Inizialmente la misura era rivolta ai giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, ma la Legge di Bilancio del 2021 ha allargato la platea degli aventi diritto, portando il limite a 55 anni. I fondi disponibili ammontano a un miliardo e 250 milioni di euro. Non ci sono bandi, scadenze o graduatorie, le domande vengono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo. L’agevolazione è attiva nei seguenti territori: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, nelle aree del Centro colpite dal sisma quali, Lazio, Marche, Umbria e nelle isole, marine, lagunari e lacustri del Centro-Nord.

A cinque anni dalla sua nascita, l’incentivo ha aiutato la nascita di più di 14mila imprese finanziate e più di 51mila posti di lavoro. Con oltre 400mila domande presentate a Invitalia, gli investimenti attivati sono pari a quasi un miliardo di euro per 864 milioni di agevolazioni erogate. La regione più attiva è la Campania (7.042 imprese), seguita subito dopo dalla Sicilia (2.192). Fanalino di coda la Calabria (1.960).

Dott. Emanuele De Simone
Dott. Emanuele De Simone

Per avere un’idea più chiara su questo importante strumento, ne parliamo con il Dottore commercialista e Revisore legale, Emanuele De Simone, la sua influenza professionale si svolge oltre che nel territorio casertano, anche nelle sedi istituzionali napoletane.

Dottor De Simone, che cos’è, resto al Sud e quali i requisiti per accedervi?

Resto al Sud sostiene la nascita e il potenziamento di nuove ed esistenti attività imprenditoriali attraverso l’ottenimento di una agevolazione fino a 240mila euro, di cui oltre il 50% a fondo perduto.  Ad oggi risultano siano stati approvati oltre 17.000 progetti e concesse agevolazioni per 864 milioni di euro (fonte sito Invitalia).

Le agevolazioni sono rivolte ai giovani di età tra i 18 e 55 anni che intendono avviare una nuova impresa. I richiedenti debbono essere residenti (o lo diventano entro 60 giorni dall’esito positivo dell’istruttoria), in una delle regioni del SUD Italia, quali; Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, oppure in uno dei 116 Comuni compresi nell’area del cratere sismico del Centro Italia (Lazio, Marche Umbria), o nelle isole minori marine, lagunari e lacustri del Centro-Nord.

Ai beneficiari si richiede di non essere amministratori o titolari di impresa in esercizio, cioè attiva, alla data del 21/06/2017, ovvero per le pratiche di ampliamento, “PIU’ FORTI” l’impresa deve essere costituita successivamente al 21/06/2017. Nelle attività libero professionali il proponente non deve risultare titolare di partita IVA movimentata, nei 12 mesi antecedenti la presentazione della domanda, per lo svolgimento di un’attività analoga a quella proposta. Si pone anche la condizione di non aver ricevuto altre agevolazioni nazionali per l’autoimprenditorialità nell’ultimo triennio, mentre per tutta la durata del finanziamento i beneficiari non possono essere titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato presso un altro soggetto.

E se si è già titolari di un rapporto di lavoro e si volesse tentare una nuova avventura economica?

In questo caso ci spiega de Simone, le società possono essere costituite anche da soggetti che non hanno i requisiti anagrafici (ivi incluso contratto di lavoro) ma in tal caso la loro presenza non deve essere superiore ad 1/3 e non devono avere rapporti di parentela fino al quarto grado con gli altri soggetti richiedenti.

Quali i settori produttivi ammessi a beneficiare di questa iniziativa?

Secondo il decreto sono ammessi all’agevolazione diversi settori, tra cui: industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli e pesca, fornitura di servizi all’imprese e alle persone, turismo, attività libero professionali e dal 2021anche il settore commercio. Ad oggi risultano escluse le attività agricole in senso stretto.

Quali sono le agevolazioni, a cui il cittadino può ambire?

Le agevolazioni sono pari ad € 60.000 nel caso di singolo beneficiario nella forma di professionista, ditta individuale, società con socio unico. Invece negli assetti societari con più soci la somma è invece pari ad € 50.000 per ogni beneficiario, fino ad arrivare ad un massimo di € 200.000 nel caso di quattro soci.

Cosa coprono le somme rilasciate con le agevolazioni richieste?

Le agevolazioni coprono il 100% delle spese ammissibili suddivise in una quota pari al cinquanta percento come contributo a Fondo Perduto, che non dovrà essere restituito. Il restante cinquanta percento quale Finanziamento Agevolato a tasso zero, che verrà restituito in otto anni (di cui i primi due anni come preammortamento) con interessi coperti dallo Stato (mediocredito centrale) a rate semestrali posticipate. A questi importi andrà aggiunto, inoltre, il Bonus Covid a fondo perduto di € 10.000 a socio che sale a € 15.000 in caso di ditta individuale.  Le agevolazioni coprono solo l’imponibile e non l’IVA.

Quali spese potranno sostenere i beneficiari del resto al SUD con le somme concesse?

Tutte le spese utili al fine della costituzione e mantenimento dell’attività, quali: acquisto di impianti, macchinari e attrezzature; programmi informatici (software) e servizi per le tecnologie dell’informazione e della telecomunicazione (TIC) connessi alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa; ristrutturazioni edili per interventi di ristrutturazione e/o manutenzione straordinaria, fino al 30% del programma di spesa. Inoltre, le spese relative al capitale circolante inerente allo svolgimento dell’attività d’impresa fino al 20% del programma di spese, quali affitto, canoni di leasing maturati entro il termine di ultimazione del progetto imprenditoriale, pagamento di utenze. E ancora, acquisto di: materie prime, materiali di consumo, semilavorati e prodotti finiti.

Un giovane che volesse usufruire del Resto al SUD cosa deve fare, oltre a rivolgersi ad un professionista come lei?

Nella prima fase occorre registrarsi al sito, compilare tutte le sezioni (CV, programma di spesa, business plan ecc.), dotarsi di PEC e firma digitale. Fare già una pianificazione di tutto l’iter del progetto. Prepararsi al colloquio.

Successivamente la pratica verrà valutata e l’esito viene di norma comunicato via PEC entro 60 giorni dalla data di presentazione della domanda. Tutti i componenti del team imprenditoriale (anche chi non ha i requisiti) devono sostenere un colloquio con gli esperti di Invitalia (nella sede di Roma o via Skype).  Durante la valutazione possono emergere carenze o criticità. In questo caso nessun problema, perché, Invitalia, comunica quali sono i motivi ostativi all’accoglimento della domanda e consente di presentare, entro 10 giorni le controdeduzioni scritte, per il supplemento di istruttoria.

Se le informazioni fornite consentono di superare le criticità individuate, Invitalia invia la comunicazione di esito positivo.

Come avviene l’erogazione dei fondi a seguito dell’esito positivo della richiesta?

La concessione della parte finanziata va richiesta alle banche convenzionate, entro 180 giorni dalla comunicazione di esito positivo. Le banche sono obbligate a concludere la pratica entro 45 giorni dalla richiesta o costituzione in società. Il contributo a fondo perduto viene erogato da Invitalia secondo lo stato di avanzamento lavori (SAL) non superiori a due.  La prima erogazione, avverrà a seguito della concessione del finanziamento bancario, appena realizzato almeno il 50% del programma di spesa, ed avviene mediante la presentazione di documenti di spesa di pari valore anche non quietanzati e di una dichiarazione attestante la presenza dei beni presso l’unità produttiva. Va comunque, dimostrata la disponibilità dei locali attraverso un contratto di affitto (NO COMODATO). L’erogazione di questa ulteriore cinquanta percento, avviene entro 30 giorni dalla data di ricezione di tutta la documentazione.  La richiesta del “SAL a saldo”, va presentata entro tre mesi dalla data di ultimazione del programma di spesa.  Costituisce parte integrante della richiesta di erogazione del “SAL a saldo”, la documentazione attestante l’evidenza dei pagamenti di tutte le spese relative al programma di spesa nonché l’autocertificazione attestante il possesso di licenze, permessi, autorizzazioni, abilitazioni e l’espletamento degli adempimenti previsti per il regolare svolgimento dell’attività. Il Soggetto gestore potrà, inoltre, richiedere ulteriore documentazione prevista dalla normativa nazionale e comunitaria di riferimento, se pertinente e necessaria ai fini istruttori.

Il “SAL a saldo” viene erogato dopo un esame della documentazione e a seguito di un sopralluogo per verificare gli investimenti realizzati e le spese sostenute. In tale occasione viene anche esaminata tutta la documentazione contabile (registri, libri contabili ecc.) e quella relativa ai permessi e licenze per l’esercizio dell’attività. L’erogazione avviene entro 60 giorni dalla richiesta. È importante sapere. Che la domanda può essere sempre ripresentata anche se è stata rigettata.