ROMA. DI MAIO E SALVINI : E’ IL MOMENTO DEI VETI . LUNGA E DIFFICILE LA STRADA PER PALAZZO CHIGI

ROMA.  Dopo l’accordo sulle Presidenze delle Camere, che lasciava intravedere un  governo  Di Maio- Salvini , i due vincitori delle elezioni del 4 marzo 2018 hanno ripreso la battaglia politica.

Questa volta , in gioco, la nomina di Capo del Governo che ciascuno dei due  reclama  .

Dopo le festivita’ pasquali  il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dara’ inizio alle   consultazioni e  gia’ da ora   Di Maio e Salvini fissano i rispettivi paletti in vista della partita della formazione del governo.

Il leader M5s fa valere il primato di partito più votato e evoca la “volontà popolare”, quello leghista replica ricordando che il centrodestra come coalizione ha preso ancora più voti del Movimento e invita il suo interlocutore a non porre veti su Fi o Fdi e a non pretendere la poltrona di presidente del Consiglio a tutti i costi.

A ‘Porta a porta’ Salvini spiega: “Non è che io dico: dopo di me il diluvio. Se pur di portare avanti questa idea di Italia bisogna discutere con altri…”. Vale a dire: come leader del partito più votato del centrodestra posso rivendicare la premiership, ma posso valutare soluzioni “di garanzia” se servono a siglare un’intesa. A patto che, ha aggiunto Salvini, lo stesso faccia M5s: “Se Di Maio dice ‘o io, o nessuno’, sbaglia. Perché ad oggi è ‘nessuno’”. Nessuno, infatti, ha i numeri per governare da solo e un atteggiamento del genere da parte del leader M5s “non è il modo giusto per partire”.

Salvini ha anche respinto i no a Fi arrivati dai 5 stelle: “Io parto dal centrodestra, abbiamo preso i voti come centrodestra e parto da questa coalizione. Poi si offre questa proposta agli altri. Non è un momento in cui l’Italia o gli italiani si possono permettere delle preclusioni”. Quindi, in caso di veti M5s sugli altri partiti di centrodestra la Lega è pronta a dire “arrivederci, assolutamente”. Dopodiché, Salvini avverte anche Berlusconi e Meloni: “Certo, anche il centrodestra deve dirmi: noi vogliamo andare al governo”. Insomma, “proporremo ai 5 stelle un governo con un’idea di Italia, che non duri 5 mesi ma 5 anni”.

La replica Di Maio arriva su Facebook: “Come abbiamo detto in campagna elettorale è finita l’epoca dei governi non votati da nessuno. È la volontà popolare quella che conta. Io farò di tutto affinché venga soddisfatta. Se qualche leader politico ha intenzione di tornare al passato creando governi istituzionali, tecnici, di scopo o peggio ancora dei perdenti, lo dica subito davanti al popolo italiano”. In realtà, anche Salvini ha bocciato l’ipotesi di governi tecnici (“Abbiamo già dato”), spiegando che un accordo sarà possibile solo su un “governo politico”, anche se guidato da una figura ‘terza rispetto a lui e Di Maio. Una figura ‘terza’, che però deve essere appunto un politico. Proprio Salvini, però, è sembrato ottimista: “Ci incontriamo la prossima settimana. In M5s ho trovato persone ragionevoli e costruttive. Con il buon senso si può trovare un’intesa”.

Il problema  per il M5s e’ semplice : come fare un governo non solo con la  Lega  ma anche con Berlusconi?

All’inizio sono stati tutti bravi a siglare un patto di potere portando Fico  a Montecitorio e la ghediniana Casellati a palazzo Madama, ma  adesso si torna ai punti di partenza. In questo ginepraio di veti e controveti è possibile che Mattarella sia costretto a fare un giro più lungo del previsto, magari affidando a Di Maio un pre-incarico per verificare se esiste una maggioranza parlamentare e tornare poi a riferire per, eventualmente, ricevere un incarico “pieno”. Il capo dello Stato ha una settimana per riflettere prima di iniziare le consultazioni ufficiali.