ROMA . FUMATA NERA PER L’INTESA DI GOVERNO. MATTARELLA CONCEDE UN ‘ALTRA POSSIBILITA’ AI VINCITORI : SE NON CI SARA’ COALIZIONE DI NUOVO AL VOTO

Roma . Fumata nera  per un ‘intesa di governo. Questo , in sintesi, il commento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine della prima fase di consultazioni che si sono concluse ieri.

“Non ci sono le condizioni per un’intesa di governo” ha dichiarato il Presidente  che annuncia  un secondo giro nella prossima settimana, anche se non ha fissato il giorno. Secondo le indiscrezioni che circolano potrebbero svolgersi fra giovedì e venerdì.

Sergio Mattarella, dopo aver sentito i leader di tutti le formazioni politiche ha informato la stampa dello stato delle cose. Il Presidente ha sottolineato come nel corso degli incontri “non è emersa la possibilità di un’intesa tra partiti per formare una maggioranza”, e dunque ha annunciato che si prenderà qualche giorno di riflessione e “poi avvierò nel corso della prossima settimana un nuovo giro di consultazioni”.

“Farò trascorrere qualche giorno di riflessione-  ha dichiarato Mattarella –  anche sulla base della esigenza di maggior tempo che mi è stata prospettata da molte parti politiche”. Sarà utile “anche a me per analizzare e riflettere su ogni aspetto delle considerazioni fatte dai partiti e sarà utile a loro per valutare responsabilmente la situazione, le convergenze programmatiche, le possibili soluzioni per dare vita a un governo”. Servono alleanze, spiega il capo dello Stato, perché nessuno ha ottenuto la maggioranza dalle elezioni, “nessun partito e nessuno schieramento politico dispone da solo dei voti necessari per formare un governo e sostenerlo”. Una traccia, un filo c’è. Il risultato ottenuto da Lega e M5S, ma senza dimenticare – fa osservare ancora Mattarella – che in Parlamento siede anche un terzo blocco, quello del Pd. “Le elezioni che abbiamo celebrato un mese fa hanno visto un ampio aumento di consenso per due partiti – uno dei quali alleato con altri – ma non hanno assegnato a nessuna parte politica la maggioranza dei seggi in Parlamento, nè alla Camera nè al Senato, dove sono presenti tre schieramenti politici”.

Ma proviamo a sintetizzare i fatti della giornata di ieri 5 aprile 2018.

Iniziamo dal M5s che per ultimo ha incontrato il Presidente della Repubblica. Il leader del M5s ha detto chiaramente i confini entra quali è possibile un’alleanza di governo. Ha proposto un contratto alla tedesca a due formazioni: il Pd e la Lega, ma ci ha tenuto a precisare che un partito è alternativo all’altro. La volontà di Luigi Di Maio è quella di incontrare al più presto Maurizio Martina e Matteo Salvini. Il leader del M5s ha voluto precisare che lui non ha mai voluto spaccare mai né il Partito democratico, “a cui mi rivolgo nella sua interezza”, né il centrodestra. Però poi precisa di non riconoscere una coalizione di centrodestra: “E’ il centrodestra ad essere diviso, infatti sono venute tre delegazioni al Quirinale e non una sola come avevano annunciato in precedenza.

Berlusconi ha chiuso ai 5Stelle, “no a governi dell’odio sociale e del pauperismo”. Salvini invece gli ha aperto la porta, “ogni altra soluzione sarebbe provvisoria”, pur rivendicando al centrodestra e a sé stesso l’incarico di premier. Di Maio sostiene di non aver posto veti a nessuno, ma Berlusconi proprio no.

Dal canto suo Giorgia Meloni ha chiaramente detto di non essere disponibile “a un governo che non mantenga compatto il centrodestra”.   Silvio Berlusconi  le fa eco  dichiarando di essere disponibile a sostenere “un governo con un programma coerente e in grado di lavorare per un arco temporale adeguato che non potrà non essere a guida del partito che ha ottenuto più voti nella coalizione e cioè la Lega e Matteo Salvini”. Il leader leghista, che ha incontrato il Presidente subito dopo Berlusconi, ha chiarito di essere l’unica forza politica ad aver detto a Mattarella dei Sì: “Faremo di tutto per dare un governo che duri 5 anni ovviamente partendo dal centrodestra coinvolgendo M5s, senza altre soluzioni temporanee e improvvisate, vediamo se si riesce a trovare una quadra”. La situazione non si sblocca, ma gli schemi possibili ad oggi sembrano essere due: alleanza di governo M5s-Lega o M5s-Pd.

Ma appare evidente che i veti incrociati dei partiti cosiddetti “vincitori” stanno creando un’impasse molto seria. Al capo dello Stato non è restato che trarne la conseguenza di mettere in cantiere un secondo giro, nel quale i partiti non potranno più ripetere il copione andato in scena finora. Altrimenti, lo sbocco delle urne potrebbe essere inevitabile: ma a chi gioverebbe? Certo, non all’Italia.

Il  Pd, per bocca del segretario reggente Martina, chiude la porta ad ogni ingresso dei democratici al governo, “staremo in minoranza, e da lì porteremo avanti le nostre proposte”. E si dichiara indisponibile a incontri prima del nuovo giro di consultazioni. La linea del Partito democratico, che si è recato al Colle ieri mattina  non cambia. Il segretario Maurizio Martina, dopo l’incontro con il Presidente della Repubblica, ha rimarcato quanto detto nei giorni scorsi: “L’esito elettorale per noi negativo non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino. Ai vincitori diciamo: il tempo della campagna elettorale è finito, le forze che hanno vinto le elezioni dovrebbero tornare coi piedi per terra e prendersi le proprie responsabilità“.