ROMA . M5S E LEGA NORD : GOVERNO O RITORNO ALLE URNE ? INTANTO FdI DEPOSITA PROPOSTA PER MODIFICARE LEGGE ELETTORALE

Roma . Non e’ una impresa semplice quella istituzionalmente affidata al Presidente Mattarella , ovvero trovare una sintesi politica per formare il nuovo Governo.

I fatti parlano in modo chiaro : a distanza di un mese dalle ” rivoluzionarie ” elezioni del 4 marzo , l’Italia non solo non ha ancora un Presidente del Consiglio , quanto meno incaricato, ma non ha ancora trovato un punto di convergenza tra i vari vincitori delle recenti Politiche.

Questi i titoli di alcuni quotidiani che  stamattina hanno cosi’ commentato la prima giornata di consultazioni.

“Salvini al Colle: non lascio Forza Italia” (Il Messaggero), “M5S e Lega senza intesa al Colle. La tentazione, subito elezioni” (La Repubblica), “Troppi veti, cresce l’ipotesi del voto bis” (La Stampa), “Consultazioni su conti e UE” (Corriere della Sera), “Governo, strada in salita. Lega a M5S e azzurri: di questo passo si vota” (Quotidiano Nazionale).
La possibilità di tornare alle urne subito, già a giugno, mettendo così fine alla legislatura più breve della storia italiana, è ben illustrata da Claudio Tito su Repubblica:

“L’ipotesi di mettere fine ad una legislatura appena iniziata sta diventando qualcosa di più di un semplice scenario. Di una mera eventualità da mettere sul tavolo delle trattative per convincere i più riottosi a moderare pretese e impuntature. Il braccio di ferro tra M5S e Lega sta producendo invece proprio questo risultato”.

Sarebbe il rincorrersi senza per ora incontrarsi di Lega e 5Stelle la causa del collasso della legislatura, con una precisa regia che al momento è quella di Di Maio: “le parole pronunciate martedì da Di Maio – prosegue l’articolo – sono state interpretate dai leghisti come il primo modo per riversare sul centrodestra la responsabilità di uno strappo tanto profondo. Mettere sul piatto della bilancia alla vigilia delle consultazioni il veto su Silvio Berlusconi e la richiesta inderogabile di assumere la presidenza del consiglio, è stata vissuta anche da Salvini non come il primo round di una trattativa sindacale ma come la volontà di alzare uno steccato contro qualsiasi mediazione”.

Ecco il perché dei diktat di Di Maio: “Nella sostanza il leader pentastellato – spiega ancora Claudio Tito- ha lanciato un messaggio anche il Colle mirato a stringere i tempi della consultazione. Affermare subito che quelli sono confini invalicabili, infatti, equivale a dire che potrebbe essere inutile organizzare due o tre “giri” di colloqui nello studio alla Vetrata del Colle. Per i grillini, o si registrano subito quel tipo di condizioni o è pleonastico proseguire”.

Andare oltre i primi dieci giorni di maggio con le consultazioni, significherebbe, infatti, aprire le porte ad altre soluzioni “dal governo di tutti a quello tecnico, dall’esecutivo per modificare solo la legge elettorale a quello per approvare la legge di Bilancio per mettere al riparo i conti pubblici. Prospettive considerate da grillini e leghisti come fumo negli occhi”.

Insomma, “esiste un interesse di fatto del capo pentastellato e di Salvini a siglare un accordo pieno o altrimenti a far precipitare tutto. L’intesa si può saldare solo se uno dei due accetta il passo indietro sulla presidenza del consiglio. In caso contrario, la loro ‘verginità’ politica è garantita esclusivamente con un nuovo bagno elettorale”.

Interpretazione simile la fornisce Ugo Magri sulla Stampa: “Il voto-bis sta diventando l’unico vero punto di convergenza tra M5S e Lega, e i toni bellicosi non promettono bene in vista dei colloqui che Matteo Salvini e Luigi Di Maio avranno oggi col capo dello Stato”.

Anche un giornalista parlamentare esperto come Adalberto Signore sul Giornale ipotizza: “I veti di Di Maio, infatti, non hanno fatto altro che spingere la Lega verso Berlusconi e compattare il centrodestra. Non è un caso che sia proprio Giancarlo Giorgetti ad evocare il ritorno alle urne qualora dovessero “continuare i veti su Berlusconi”. E non solo lui, visto che sul Colle il tema di un possibile ritorno alle urne a breve è tornato d’attualità”, mentre a pagina 2 del Messaggero, nell’articolo titolato “Di Maio, appello ai leader. Ma la Lega avverte M5S: basta veti o urne subito”, Stefania Piras spiega che “senza accordi politici, ecco lo spettro delle elezioni anticipate: Matteo Salvini lo dice molto chiaramente ai 5Stelle. E una proposta di legge per introdurre il premio di maggioranza, in grado di produrre un governo certo, è già stata depositata alla Camera da Fratelli d’Italia, con la richiesta di esaminarla in Commissione speciale. Una mossa pesante, nel giorno in cui si aprono le consultazioni al Quirinale”.