SAN NICOLA LA STRADA. Corrado Mandati su Sicurezza stradale, proventi del Codice della Strada e della TASI che dovrebbero essere utilizzati a tale scopo

SAN NICOLA LA STRADA – Abbiamo ricevuto da un nostro assiduo lettore di San Nicola la Strada, Corrado Mandati, già sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, una interessante considerazione sulla sicurezza strada, sulla pressione fiscale, sul manto stradale dissestato, sui proventi del Codice della Strada e sulla TASI relativi alla Città di San Nicola la Strada: “Sicurezza stradale non vuol dire solamente indossare il casco in moto, o mettere la cintura in auto, ma significa abbracciare tutte le tematiche e le conseguenze che possono essere connesse, non solo ad un incidente, ma alla circolazione stradale in generale. Tra i principali fattori di rischio derivante dalla circolazione dei veicoli è dovuto anche al cattivo stato di manutenzione delle strade, infatti, a causa del dissestamento la strada risulta molto pericolosa per i veicoli e motocicli circolanti e conosciamo bene lo stato delle nostre strade.

PRESSIONE FISCALE: I soldi dei cittadini che arriveranno quest’anno nelle casse del Comune attraverso le tasse e in parte con i proventi delle contravvenzioni e della TASI sono facilmente calcolabili, ben più difficile è stabilire in anticipo come concretamente verranno utilizzati questi fondi. In ogni caso alcune di queste voci, per legge, dovrebbero essere indicate chiaramente nei provvedimenti che fissano le quote, importi e modalità di riscossione delle tasse. San Nicola la Strada è una delle città italiane dove la pressione fiscale delle imposte comunali è la più alta. Ma è quella dove è più difficile avere chiarezza sull’utilizzo delle somme, non si sa dove finiscono i soldi ma a una delle più alte tassazioni non corrispondono i servizi resi ai cittadini: “È sotto gli occhi di tutti che il livello qualitativo dei servizi è fra i più bassi d’Italia. Chiaro che in mezzo ci siano sprechi e decisioni sbagliate”. La legge nazionale che ha istituito la Tasi, la tassa sui cosiddetti servizi indivisibili, impone ai sindaci di indicare in modo “analitico” non soltanto l’importo che arriva nelle casse ma anche quali saranno e in quali percentuali i vari servizi pubblici finanziati, la precedenza dovrebbe andare a: 1) manutenzione stradale; 2) illuminazione pubblica; 3) videosorveglianza e rendere efficienti i vari servizi ai cittadini.

La legge indica chiaramente la strada da seguire. La Legge 147 del 2013 (Legge di Stabilità che ha istituito la TASI), all’art.1 comma 682 ha disposto che i Comuni con proprio Regolamento devono determinare non soltanto le aliquote, le detrazioni, esenzioni, ecc. ma anche “l’individuazione dei servizi indivisibili e l’indicazione analitica, per ciascuno di tali servizi, dei relativi costi alla cui copertura la TASI è diretta. La legge che ha istituito la Tassa sui servizi indivisibili dice chiaro e tondo che i sindaci devono indicare in modo “analitico” non solo il gettito incassato dagli immobili, ma anche l’uso che se ne fa in termini di servizi pubblici finanziati. E lo devono fare in modo chiaro e trasparente, non solo perché la trasparenza è un obbligo di legge, ma proprio per la natura stessa della Tasi, non più imposta sul patrimonio immobiliare, ma tassa per i servizi ricevuti. I sindaci sono tenuti a comunicare, per Legge, ai cittadini l’incasso totale ottenuto con la Tasi e l’uso che ne faranno. Ma nessun sindaco lo fa. Dal regolamento IUC del comune di San Nicola la Strada: Art 9 TASI recita: individuazione dei servizi indivisibili prestati dal comune. Servizi indivisibili al cui finanziamento è destinato il gettito della TASI sono i seguenti: fra cui annovera illuminazione pubblica; cura del verde; gestione rete stradale; viabilità; segnaletica; circolazione stradale; manutenzione urbanistica; videosorveglianza; arredo e gestito del territorio.

SECONDA QUESTIONE: Che ai sensi dell’art 208 Cds e della legge 120/10 annovera esplicitamente tra le attività finanziabili dai proventi della sanzioni amministrative (multe): 1) la manutenzione straordinaria delle strade; 2) l’installazione, l’ammodernamento, la prevenzione, la messa in sicurezza e sistemazione del manto stradale; 3) videosorveglianza ecc.. Nonostante la legge indichi chiaramente la “strada” da seguire, “nessuna relazione-rendicontazione” viene fatta dal Comune sull’entità e sulla spesa di tali somme (proventi sanzioni amministrative pecuniarie) nonostante ci siano dei precisi obblighi di legge (Legge 120/2010). Secondo il Cds infatti il 50% degli introiti deve essere ripartito tra il miglioramento della segnaletica (almeno il 12,50%), ai controlli della polizia locale (almeno il 12,50%), e alla manutenzione delle strade, sicurezza utenti deboli, educazione stradale (25%) non ci sono metodi di rendicontazione che rendono chiaro cosa avviene non c’è un criterio di trasparenza dei dati (proventi ricavati dalla multe) e nessuna valutazione d’efficacia degli investimenti effettuati.

Le spese devono essere rendicontate analiticamente e non indicate solo con una cifra totale e che, questi dati dovrebbero essere pubblici e disponibili al cittadino, e in realtà non lo sono. Lo stesso art. 208 del Codice della strada non prevede di utilizzare soldi delle multe per altri settori che hanno, invece, altri canali di finanziamento, questo significa che per legge le amministrazioni comunali devono inserire questi introiti a bilancio e destinarli secondo percentuali ben definite a tutte le attività finalizzate alla salvaguardia della sicurezza stradale. I soldi stanziati annualmente dall’amministrazione comunale ai sensi dell’art 208 Cds e della legge 120/10 che annovera esplicitamente tra le attività finanziabili dai proventi della sanzioni amministrative (multe): la manutenzione straordinaria delle strade, l’installazione, l’ammodernamento, la prevenzione, la messa in sicurezza e sistemazione del manto stradale, ecc… Corrado Mandati”.