SAN NICOLA LA STRADA. Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della criminalità

Convegno sulla Legalità 2019 nel Salone Borbonico

SAN NICOLA LA STRADA – Martedì 19 marzo 2019, presso il Salone Borbonico, si è svolta la “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della criminalità” nell’ambito della “Giornata della Legalità 2019” organizzata dall’Amministrazione comunale con una citazione di don Peppe Diana, il parroco di Casal di Principe ucciso per mano dei killer della camorra il 19 marzo 1994: “Non c’è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di aver paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare”.

La “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della criminalità” è iniziata alle ore 9,30 con i saluti istituzionale dell’Assessore all’Istruzione Maria Natale, che ha sostituito il Sindaco Vito Marotta impegnato alla manifestazione di Casal di Principe, dove sé è tenuta la cerimonia di commemorazione per il 25esimo omicidio di don Peppe Diana, dell’Assessore all’Ambiente Lucio Bernardo, della giornalista e scrittrice Anna Copertina, autrice del libro “Un giorno per la Memoria”, del Sostituto Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere dr.ssa Stefania Pontillo, del Gruppo Scout di San Nicola la Strada1.

Subito dopo i saluti dell’assessore Natale e dell’assessore Bernardo, ha preso la parola la scrittrice Anna Copertina che ha spiegato le motivazioni che l’hanno indotta a scrivere il libro “Un Giorno per la Memoria”. Il volume è composto di Ventotto autori per ventotto vittime di camorra, mafia e ‘ndrangheta. Uomini e donne uccisi, anche se del tutto estranei a ogni connivenza con il sistema o altro tipo di malaffare.

Morti che troppo spesso vengono impropriamente definiti “uno scambio di persona”, come a voler giustificare l’errore umano, anche se compiuto per mano di delinquenti. In un libro le storie di molti di loro, tratteggiate da autori famosi, “affidando” a ognuno di loro la memoria di una vittima. Anna Copertino: Napoletana classe ’66. Giornalista pubblicista e narratrice.

Amministratore della web tv RoadTv Italia, svolge incontri nelle scuole e formazione di giovani giornalisti, scrivendo di cultura e legalità. Autrice di racconti per Giulio Perrone editore. Giornalista nelle periferie napoletane e di provincia, dà voce ai familiari delle Vittime di criminalità. Ha partecipato al progetto “In viaggio con la Mehari”, dedicato a Giancarlo Siani. In un percorso di legalità, con Libera è stata Referente del Presidio Libera Giugliano “Mena Morlando”.

Ha ricevuto il “Premio Giornalista tra la gente”, intitolato alla vittima innocente Antonio Landieri. Per lei la vita è impegno civile. Nella giornata odierna ha fatto conoscere al folto gruppo, che ha letteralmente invaso il Salone Borbonico, Angela Procaccini, madre della piccola Simonetta Lamberti, undici anni nel maggio dell’82 e Raffaela Laudieri, madre del piccolo Antonio. Figlia di Angela Procaccini e di Alfonso Lamberti, magistrato, all’epoca procuratore capo di Sala Consilina (Salerno), impegnatissimo nelle inchieste di mafia, Simonetta fu freddata in un agguato della Camorra rivolto a suo padre.

Si trovava di fianco a lui in macchina, al ritorno da un pomeriggio al mare, a Cava de’ Tirreni: una vicenda giudiziaria che si sarebbe conclusa 34 anni più tardi, con la condanna di un solo reo confesso di quel commando. Da quel momento i problemi legati alla scomparsa di Simonetta le rendono la vita ancora più difficile. Alla dine degli anni Ottanta il suo matrimonio finisce e Angela torna coi suoi piccoli (Serena e Stefano) a Napoli, nella casa di suo padre. Dove dormono in una piccola stanza tutti e tre e cercano di sopravvivere a questo secondo uragano (“prima vivevamo in una grande casa, adesso non era rimasto più nulla”); mentre Francesco, il primogenito, è un adolescente già avviato alla carriera militare. In particolare, la maternità di Angela è di nuovo messa a dura prova dalle difficoltà di Simonetta Serena: quella terza figlia la cui crescita, e sensibilità, si consumano nella convinzione di occupare il posto della sorella mai conosciuta.

Di qui, i suoi disturbi alimentari, vicende personali ricche di autolesionismo e paura della vita, ma Angela, infine, riesce a salvare Serena. Lei pensa che la sua testimonianza potrà impedire a tanti giovani della sua terra di sottrarsi alle cosche, soprattutto in alcune frange ed in alcune situazioni familiari. Porta nelle scuole e nelle carceri la poesia (è autrice di nove volumi, molti dei quali dedicati alla figlioletta scomparsa), e la storia della sua famiglia. E proprio prima di finire il suo intervento, interrotto diverse volte dalla forte commozione sua e del pubblico, ha voluto recita la sua ultima poesia dedicata alla figlia che ha scritto alcuni giorni orsono ed intitolata: “Il mio angelo”. “Mi dicono che l’altrove è lontano e i desideri premono e la vita incalza di spinte e rabbia, dolcezze e affanni. Ma il mio angelo di luce dov’è? Inebriami del tuo alone, riscaldami nel freddo solitario, sussurrami negli argini dei fiumi, respirami con il fiato delle zagare. Ma il mio angelo fulgido dov’è? Se sapessi che in un deserto remoto porta la luce sarei felice. Se sapessi che nel mare profondo porta madrepore colorate sarei lì. Se sapessi che in un bosco intricato traccia sentieri di vita li seguirei. Niente oltre le ali e gli occhi del mio angelo”.

“Solo l’Amore ed il perdono ci può aiutare, vivere nell’odio non fa bene a nessuno”, ha concluso Angela Procaccini. È seguito l’intervento della signora Laudieri che ha raccontato, con la voce straziata dal dolore, la vita di Antonio. Antonio Laudieri, disabile, aveva 25 anni quando venne ucciso il 6 novembre 2004 a Scampia. Insieme a lui vengono feriti 5 suoi amici, probabilmente scambiati per un gruppo rivale. Laudieri fu vittima innocente della prima faida tra i Di Lauro e gli Scissionisti. Venne scambiato, insieme ai suoi cinque amici, per un gruppo di spacciatori del rione, affiliati al clan avversario dei Di Lauro ma Antonio non era “un pericoloso narcotrafficante” come venne invece descritto da certa stampa che gettò immediatamente fango sulla sua persona, ma Antonio dalla nascita era affetto da un disturbo neurologico che gli impediva di camminare. Ma, grazie al suo impegno, dopo 14 anni di fisioterapia incominciò di nuovo a camminare tanto che i suoi amici lo avevano soprannominato “E.T.” per quel suo modo di camminare a piccolissimi passi che somigliava moltissimo al personaggio extraterrestre raccontato da Spielberg. Quindi come avrebbe potuto fuggire quando venne fatto segno di numerosi colpi di arma da fuoco? Solo nel 2015 ad Antonio Laudieri verrà ridata la sua dignità e verrà inserito dal Ministero dell’Interno nell’elenco delle vittime innocenti di mafia ed a lui ora è intitolato lo stadio di Scampia.

È seguito un primo intervento musicale a cura dell’Accademia Musicale Yamaha con Rosa Iannelli al pianoforte, Carmela Raucci al clarinetto che hanno suonato: “Amazing Grace”, “Moon River” e “La vie en Rose”. È stata poli la volta dell’intervento del Sostituto Procuratore del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Stefania Pontillo che ha ricordato il suo percorso da adolescente, quando a 12 anni è entrata a far parte della grande famiglia degli Scout e dello scautismo in generale fino a raggiungere il grado di “Capo Squadriglia” che ha dovuto lasciare per incompatibilità con il suo lavoro e la famiglia. È mamma di una bambini da tre anni e mezzo e già da questa piccolissima età che si incomincia ad infondere il concetto di Legalità che poi non ci abbandonerà mai. Ha raccontato come, nel 1994, nell’anniversario del trigesimo dell’omicidio di don Peppe Diana, percorrendo le strade di Casal di Principe si accorse che non c’era nemmeno una finestra aperta. Tutti i residenti erano omertosi.

Anche quando nel corso del percorso scautistico c’erano da effettuare campi scout, elle decise di partecipare al campo scout che si teneva a Casal di Principe ed in quell’occasione ebbe modo di conoscere i genitori di don Peppe Diana. Infine, la dr.ssa Pontillo ha raccontato alla giovanissima e numerosa platea di alunni e studenti liceali come abbia raggiunto il suo sogno; quello di diventare Magistrato ed ha detto di essere onorato di aver deciso di rimanere nella sua Terra, anche se i suoi altrettanto giovani colleghi cercavano di dissuaderla raccontandole come il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si trovasse in un territorio definita la “Kabul dell’Occidente”. “Essere Pubblico Ministero nella mia Terra” – ha aggiunto – “non è mai stato semplice ma è per me un gande onore essere rimasta qui, nella mia Terra”.

Infine, è intervenuta anche la dirigente scolastica dell’Istituto Capo. D.D. San Nicola, dr.ssa Patrizia Merola, che ha portato il suo personale saluto. “Sto costruendo” – ha affermato – “e continuerò a costruire un ponte fra l’istituzione scolastica ed il Comune. Non ci saremo sempre”, ha concluso. A questo punto c’è stato un secondo intermezzo musicale e sulle note della canzone di Domenico Modugno: “Nel blu, dipinto di blu” tutti i presenti, compresi i relatori del convegno, hanno cantato la più famosa canzone italiana nel Mondo. Poi sono intervenuti due giovanissimi studenti che, accompagnati da Rosa Iannelli al pianoforte e Carmela Raucci al clarinetto, hanno cantato una canzone ottenendo un successone. Infine, c’è stato un dibattito con gli studenti che hanno poste diverse domande ai presenti al tavolo dei relatori. Quella di oggi è stato sicuramente una giornata di grande spessore culturale e ci auguriamo possano essercene ancora.