SAN NICOLA LA STRADA
Sgombero del campo rom nell’area “Lo Uttaro”, si cerca una soluzione dignitosa in Prefettura con sindaco, Caritas, Cgil e Opera Nazionale Nomadi.
SAN NICOLA LA STRADA – Lo Uttaro è una località del Comune di Caserta, situata nella zona sud-est della città. Geograficamente, si colloca al confine con i Comuni di San Nicola la Strada, San Marco Evangelista e Maddaloni e baricentrica rispetto a tutti e quattro i nuclei abitati, assurta drammaticamente a notorietà a causa della presenza di una molto contestata discarica realizzata nel 2007 per ordine del commissario di governo durante la crisi dei rifiuti in Campania. Da anni l’intera zona è in attesa di un risanamento ambientale totale e questo stato di fatto ha lasciato il posto in mano a cittadini che fanno del loro girovagare il loro punto distintivo. Stiamo parlando dei cosiddetti “rom” che da tempo hanno preso possesso dell’ex “Foro Boario” che, seppure appartenente al territorio della città di Caserta, si trova a ridosso delle abitazioni di San Nicola la Strada. “Preso possesso” dell’area, i cittadini rom fanno ciò che vogliono, o, più precisamente, quello che è nella loro natura nomade: accamparsi in un posto, ridurlo ad un ammasso di sporcizia e per vivere dedicarsi al ladrocinio. Eppure, Attualmente in Italia, vivono circa 170 – 180 mila rom (dati European Roma Rights Centre). Di questi, quattro su cinque vivono in case normali, sono stanziali, hanno un lavoro, una vita sociale, studiano. Insomma, sono come noi. Solo uno su cinque vive nei campi. Circa 35 – 40 mila persone. E perché lo Stato non fa in modo che anche questi 35-40 mila persone possano diventare stanziali ? In attesa che i politici nostrani si rendano conto che è soprattutto nell’interesse degli italiani rendere stanziali queste ultime frange di persone dedite al “nomadismo”, il prefetto di Caserta, Raffaele Ruberto, ha convocato per giovedì 10 maggio 2018, con inizio alle ore 17,30, un tavolo di confronto per la vicenda dello sgombero del campo rom situato nella zona “Lo Uttaro” all’interno dell’area dell’ex foro boario, in un terreno di proprietà comunale. L’incontro, che era stato chiesto ufficialmente dal sindaco di Caserta, Carlo Marino, lo scorso 26 aprile vedrà confrontarsi il prefetto, il sindaco, il questore Antonio Borrelli, il direttore della Caritas di Caserta, don Antonello Giannotti, la segretaria provinciale della Cgil, Camilla Bernabei, e la responsabile regionale dell’Opera Nazionale Nomadi, Nadia Marino. L’obiettivo, come già concordato in alcuni precedenti incontri, è quello di contemperare le esigenze di ripristino della legalità, con lo sgombero di un’area di proprietà comunale destinata ad altri scopi, e di solidarietà nei confronti di 50 persone (tra cui 20 minori) che attualmente vivono in quel campo, in condizioni poco dignitose. Intanto, nell’area dell’ex foro boario continua senza sosta l’attività di bonifica e di pulizia, realizzata da Campania Ambiente, società interamente partecipata dalla Regione Campania, in collaborazione con il Comune di Caserta. Si punta a terminare le operazioni di ripristino dell’area in tempi relativamente rapidi al fine di riutilizzare gli spazi per la realizzazione di attività legate allo sviluppo economico-produttivo. Nell’attesa che dalla riunione venga “partorito” una soluzione dignitosa per tutte le parti in causa, non credo sia una forma di rispetto per i rom lasciare che essi si comportino da noi come non conoscessero, o come non ci fossero, altre leggi e altri modi di vivere se non i loro. L’integrazione dei rom è diventato un problema perché la “Repubblica fondata sul lavoro” tollera o, addirittura facilita, che ci siano immigrati e rom che non lavorano, che vivono a spese della collettività che li ha accolti, che continuano a comportarsi secondo regole e costumi loro propri. Un Paese normale, che si rispetti, che voglia essere rispettato, e non sia prigioniero dei propri pregiudizi, per quanto nobili essi gli sembrino, dovrebbe dire chiaramente a chi vuol venire da noi quali sono le nostre leggi e quali i nostri costumi e che se vuole vivere in Italia si deve adeguare agli uni (i costumi) e rispettare le altre (le leggi). Chi non si adegua, lo si rispedisce al proprio Paese di origine o dal quale proviene. Fa parte della cultura nomade dei rom avere e coltivare propri modi di vita che non sempre, o quasi mai, coincidono con quelli dei Paesi dove si insediano. Da noi, rubare è un crimine e, in quanto tale, è perseguito, indipendentemente dall’etnia cui appartiene chi ruba. Chi lo fa è fuori dalla nostra legge e, in quanto tale, è fuori dalla convivenza comune a tutti i cittadini italiani. Punto. Il resto sono chiacchiere buoniste o, peggio, è l’alibi col quale si legittima la speculazione di interessi economici e finanziari sui quali campa troppa gente.