San Prisco. Amianto ed eternit nella discarica presso cava ex Statuto. In citta’ alto tasso di mortalita’ per cancro

di TACCO di GHINO

San Prisco- Alcuni anni Gianluca Abete , di Striscia la Notizia, fu contattato per segnalare all’opnione pubblica e alle istituzioni il grave stato di degrado in cui versa la cava ex Statuto. Il famoso giornalista , in un primo momento, diede il suo consenso , poi, all’ultimo minuto  , dichiaro’ la sua impossibilita’ a venire sul posto.

Ci si chiede ancora oggi come mai , ancora oggi, sulla cava ex Statuto sia calato il silenzio. Ancora oggi rimane la domanda: come mai le telecamere di Striscia la Notizia  decisero all’improvviso di non denunciare piu’ i fatti segnalati a San Prisco ?

Sotto la cava ex Statuto  sono depositati bidoni e bidoni di veleno ; alcuni di questi sarebbero stati anche cementati per evitarne la  visura da parte del NOE dei Carabinieri e del Nucleo Speciale della Guardia di Finanza.

La verita’ e’ che nessuno  vuole assumersi la responsabilità  di affrontare e gestire la vicenda cava ex Statuto.

Tutte le  amministrazioni  comunali di San Prisco , che si sono succedute, dal 1992 in poi, hanno fatto orecchie da mercante.

Nel 2009 un gruppo di cittadini , proprietari o conduttori  di terreni in via Agnoletto,  presentarono  una denuncia -segnalazione al Prof. Antonio Siero , all’epoca Sindaco di San Prisco,  protocollata in   data 09-03-2009 N 3480 : istanza che non è stata mai presa in considerazione.

Nel documento i cittadini firmatari chiedevano al Sindaco di autorizzare un accesso  in via Agnoletto per verificare la presenza  di una vera e propria discarica a cielo aperto  ed accertare la natura del materiale inquinante ivi allocato, che, addirittura, ostacolava l’accesso nella stradina larga appena due metri.

Ancora oggi l’accesso in via Agnoletto e’ impedito dalla mai rimossa discarica dove  ancora predominano televisori ed elettrodomestici rotti.

Nei prossimi giorni  , i  sei cittadini, firmatari della inascoltata istanza al Sindaco Antonio Siero,  hanno intenzione di chiedere l’intervento  sulla vicenda della cava ex Statuto del Dottore Domenico D’Angelo, medico e neonatologo,  anche alla luce dell’alto   tasso di mortalità nella  citta’ di San Prisco, soprattutto per cancro ai polmoni ed all’esofago.

A quando la bonifica di questa parte    di San Prisco ?

L’area  si trova davanti all’ex Tenuta Schiavone, oggi di proprietà della Curia di Capua . Ed ancora oggi, proprio su quest’area, la citta’ di San Prisco paga il prezzo di scelte politiche sbagliate.

Fra  gli anni ’70 e gli anni ’80,  l’amministrazione Stellato presento’ un progetto di utilizzazione di questa parte della citta’ che ne prevedeva una riqualificazione urbanistica con campi sportivi , albergo con piscine , e , quindi con posti di lavoro per l’intera collettivita’.

Tuttavia la tanto auspicata svolta  economica e sociale per la citta’ di San Prisco non avvenne . Il Consiglio Comunale della citta’ boccio’ la proposta Stellato .

Il risultato di quella  scellerata decisione e’ ancora sotto gli occhi di tutti.

Il destino dei residenti di San Prisco e’  diventato , oramai, quello di inseguire i delinquenti  che depositano lastre di amianto puro nella cunetta laterale di sinistra  di via Agnoletto ove affluiscono le acque reflue’ .

Peraltro, quando piove, i proprietari degli appezzamenti di terreno vicini all’area e coltivati a pomodoro e tabacco ,  devono attendere cinque giorni affinchè l’acqua rientri e permetta  l’accesso con i mezzi agricoli.

Tanti sopralluoghi del comando Vigili Urbani negli anni addietro ed oggi?

A questo punto, e, in seguito all’indiscutibile degrado della zona , diviene inevitabile chiedersi,  come  intende operare la maggioranza consiliare di Le Ali per il bene Comune.

I   cittadini  di San Prisco, esasperati, sono pronti a scendere in piazza per chiedere l’intervento urgente dell’Arpac e del Noe dell’Arma dei Carabinieri.

Nel frattempo,  la sezione del Psi della città di San Prisco  ha coinvolto esperti del settore, sia medici che studiosi della materia, per investire le autorità preposte a  procedere ad una urgente  bonifica della zona  che se non effettuate potrebbero continuare a provocare morti.

Le falde acquifere sono gia’ inquinate  anche se proprio con l’acqua inquinata si continuano ad innaffiare i terreni agricoli della zona.