SANTA MARIA C.V. Alle dimissioni chieste dal PD il sindaco Mirra risponde: «Fanno demagogia e populismo»

SANTA MARIA C.V. – Di seguito riportiamo la risposta del Sindaco Antonio Mirra alla richiesta di dimissioni del Pd cittadino.

«Ho letto una richiesta di mie dimissione da parte del Partito Democratico di Santa Maria Capua Vetere; la cosa ha attirato la mia attenzione in quanto una tale richiesta, vieppiù se formulata da una forza politica di rilevanza nazionale, deve essere ancorata a motivazioni serie se vuole essere credibile, anche perché un sindaco è democraticamente scelto dagli elettori, da cittadini che meritano rispetto, da parte di tutti. Una richiesta credibile di dimissioni può essere motivata dal fatto che il comune in un certo periodo diventi meta abituale delle forze dell’ordine, o dal fatto che interi importanti settori dell’attività amministrativa siano messi in ginocchio da indagini o arresti per gravi contestazioni a carico di amministratori e tecnici, o da interventi della Corte dei Conti che verifichino gestioni amministrative non dirette alla tutela dell’interesse pubblico, o, ancora, perché la maggioranza non riesca a prendere decisioni di cui la comunità ha bisogno, magari perché dilaniata da contrasti interni.

Ecco, da una forza politica che certamente aspira a formulare una futura proposta di governo della città credibile, dopo il risultato delle ultime elezioni comunali, ti aspetti questo tipo di comportamento, o almeno me lo aspetto io considerato che la mia sindacatura è stata improntata, sin dal primo giorno del mio mandato, al massimo, e sottolineo massimo, rispetto delle minoranze e delle loro idee, anche quando non le condivido assolutamente; ma questo, per me, fortemente rispettoso delle regole democratiche e delle istituzioni, rientra fra le regole basilari di una istituzione democratica, le stesse che mi fanno stare in consiglio comunale, con la maggioranza, sempre in rigoroso silenzio ad ascoltare chi la pensa diversamente da noi, a differenza delle risatine di scherno, del continuo parlare, del darsi di gomito, delle frequenti interruzioni che siamo costretti a verificare costantemente nei due banchi del Partito Democratico allorquando parlano il sindaco o altri esponenti della maggioranza.

Oggi mi si chiedono le dimissioni, non con un motivato documento politico ma con una sorta di locandina, fondamentalmente perché la viabilità ed il commercio risentono fortemente dei danni provocati ad importanti strade della città dalle perdite sotterranee alle reti idriche e fognarie, reti in molti casi quasi mie coetanee. Io ritengo di non dovere neanche commentare un attacco che ha veramente il nulla di politico; ritengo, invece, doveroso precisare che le dimissioni sono una cosa seria perché violano il mandato conferito dai cittadini, sostanzialmente non lo rispettano e siccome io ritengo che la serietà (al pari di onestà e competenza) debba essere una colonna fondamentale dell’azione di governo voglio rassicurare che non esiterei un attimo, in qualsiasi momento, a dare le dimissioni se non fossi sicuro che la mia azione di governo sia fedele all’impegno che avevo assunto con i sammaritani, che era quello di lavorare non certamente per fare miracoli, come prevedere che una condotta sotterranea si rompa, ma per portare l’ente ad una normalità che è anche quella di fare trovare pronta la macchina amministrativa, da un punto di vista sia organizzativo che economico, per fronteggiare tali situazioni, come in occasione dei danni in Piazza San Pietro e Corso Garibaldi.

L’impegno con i sammaritani di un quotidiano lavoro straordinario per portare l’ente alla normalità era naturalmente necessariamente collegato al grande baratro in cui si trovavano la città e l’ente nel 2016, situazione che alla memoria del PD evidentemente e molto strumentalmente sfugge, se mi accusa di avere distrutto la città in tre anni (rompendo le condotte nel sottosuolo o le strade non manutenute da decenni??), ma che ai sammaritani non è sfuggita al momento delle elezioni e, a mio parere, certamente non sfugge attualmente. Ed allora, mi aspetto ed auguro un rapido abbandono da parte del Partito Democratico di una strada demagogica e populista che non si addice ai suoi principi, ai suoi valori fondanti e alla sensibilità dei suoi elettori per tornare a confrontarci seriamente e con il rispetto reciproco della logica democratica sui temi che incidono sulla vita della nostra amata città, senza mai lasciare l’aula consiliare, neanche quando si è in disaccordo, non fosse altro che per rispetto del valore istituzionale che la stessa aula rappresenta.

Per quanto mi riguarda continuo a lavorare a tutela del bene comune, fortemente convinto che, al di là delle divisioni politiche, dovremmo sentire tutti un vincolo di comunità e provare a fare uno sforzo per non creare un clima di odio, una lunga bagarre elettorale che assolutamente non servono alla città».