Scandalo manifesti elettorali a Caserta: il solito giro intorno alla verità

Caserta. Parlare ad una città sorda o peggio, finta sorda, è un po come voler perdere tempo, un po come portare una serenata ad una donna che ha già scelto un’altro uomo e un’altra vita. Ma noi a questo gioco non ci stiamo, la magistratura farà il suo percorso e quando ci comunicherà i colpevoli, se ci saranno colpevoli, noi li riporteremo con nome, cognome e foto, senza esternare simpatie e antipatie per nessuno perché riteniamo, scusate la franchezza, che dovrebbero essere messe da parte almeno in circostanze come queste.

Per ora alcune persone sono solo indagate e qualcuno, come Pasquale Corvino, fino ad oggi non ha ancora avuto la possibilità di parlare e raccontare la propria versione dei fatti.

Tutti, non dovremmo dimenticare che dietro ogni uomo o donna c’è una famiglia, dei figli ai quali bisogna dare sempre e comunque, conto e rispetto.

Martedì 5 Febbraio scatta l’operazione dei Carabinieri che da tempo stavano indagando sulla vicenda manifesti elettorali e presunti consensi acquistati da questo o quel politico candidato alle elezioni regionali del 2015. Blitz all’alba dei militari e arresti. Pasquale Corvino, ex politico casertano, perché di ex si tratta, finisce ai domiciliari, in attesa di essere ascoltato dal Giudice. Lucrezia Cicia, anch’essa ex politica casertana, viene indagata a piede libero.

Per entrambi la stessa accusa, attenzione accusa, non condanna: avrebbero pagato delle somme di denaro ad alcuni esponenti della società “Clean Service” che, sempre secondo l’accusa, si occupava in città anche di affissione “forzata” dei manifesti elettorali e che farebbe capo al clan camorristico dei “Belforte“.

Sulla vicenda  fra gli altri, è stato ascoltato dagli inquirenti il consigliere regionale di “Campania Libera” Luigi Bosco che avrebbe dichiarato “durante la campagna elettorale 2015 ci sono state alcune anomalie, sembra che per avere visibilità era necessario rivolgersi ad un determinato gruppo di persone“.

Dichiarazione questa che sembra non aver stupito nessuno. In rete sembra che tutti sanno che a Caserta per i manifesti elettorali funziona così. Una storia vecchia, sulla quale origine bisogna tornare indietro, ma molto indietro negli anni. Una storia divenuta con il tempo scontata, e se così fosse “assecondata” da tutti quelli che negli ultimi 30 anni hanno deciso di candidarsi e deciso di farsi campagna elettorale con I famosi manifesti.

Ma è normale? Crediamo fortemente di no. Se si scrive bisogna farlo con cognizione di causa, crediamo nella magistratura e seguiremo con attenzione il percorso che gli inquirenti porteranno avanti.

Fino a quando non ci saranno ufficialmente colpevoli non crocifiggeremo nessuno, tantomeno giustificheremo chi lo fa nascondendosi dietro una tastiera con post o peggio, comunicati stampa, lanciando delle accuse, spesso frutto di antipatie personali e di preconcetti verso le persone.

Consentiteci una riflessione: un politico, un partito, un movimento che si propone alla città come “quello del cambiamento”, non risolve un problema evitandolo ma combattendolo fino in fondo, a qualsiasi costo. Diversamente sono chiacchere e propaganda!