di GESUALDO NAPOLETANO
Il libro “Scritti selvaggi o della lotta con la vita che ci divora” dello scrittore napoletano Giancristiano Desiderio, è uscito il mese scorso in tutte le librerie e il successo che sta ottenendo è davvero notevole!
Grandissima la varietà dei temi trattati, dal dolore alla morte per poi passare al conflitto, al dominio, alla sicurezza, alla libertà ma anche al sesso, al gioco, al bar, al calcio, alla pizza, al cretino, alle stronzate, al niente. Tutto racchiuso in un saggio dai toni forti e talvolta ostili a quel “trito e ritrito” convenzionalismo, in cui non mancano però riferimenti ai grandi maestri come ad esempio Friedrich Nietszche, Benedetto Croce, Totò, Franco Califano, Indro Montanelli e tanti altri.
Giancristiano Desiderio, napoletano di nascita (Pompei, 1968) ma beneventano d’adozione, visto che da un po’ di tempo vive nella cosiddetta “perla del Sannio”, Sant’Agata de’ Goti, è un giornalista, scrittore e docente di storia e filosofia. E’ stato cronista parlamentare di “Libero” e vicedirettore de “L’Indipendente”. Oggi collabora con “il Giornale”. Grande studioso del pensiero e della vita morale del grande filosofo e storico abruzzese Benedetto Croce.
Partiamo dal titolo del suo saggio “Scritti selvaggi o della lotta con la vita che ci divora”. Cosa intende dire per “vita che ci divora”?
“Tutti quanti noi siamo così profondamente legati alla vita che in qualche modo quest’ultima ci divora. O ci divora in bene, attraverso il nostro lavoro, le nostre opere, oppure quando si è più sfortunati la vita ci può divorare in male attraverso quelle che possono essere le malattie, gli infortuni. La vita in sé è qualche cosa che deve essere lavorato, dunque dobbiamo costruire qualcosa nella vita e ognuno di noi prova a farlo”.
Cosa l’ha spinta a scrivere “Scritti selvaggi”?
“La necessità! Ogni cosa che scrivo è dettata dal bisogno di liberarmi e di capire per poter vivere. La vita e la storia danno, alla lettera, da pensare. Gli Scritti selvaggi hanno questa origine”.
Nel suo saggio lei scrive:<<Nel suo fondo la democrazia ha un istinto illiberale che va tenuto a bada>>. A cosa si riferisce quando scrive di istinto illiberale?
“L’istinto illiberale della democrazia è una forza di sopraffazione che crede di potersi affermare in quanto si dispone della maggioranza degli elettori o dei voti parlamentari. Ma la volontà generale è un equivoco e un pericolo, mentre la libertà ha il suo cuore nella sovranità dell’individuo e nell’ignoranza del governo”.
<<Crediamo nello Stato etico non per convinzione ma per comodità>>. A quanto pare lei esclude l’etica dalla sfera naturale dell’uomo. Un’etica che a suo parere rappresenterebbe solo una comodità, un modo per trarne vantaggi. E’ così?
“Lo Stato etico è, si spera, un’esperienza del passato. Purtroppo gli italiani lo hanno rimpiazzato nel secondo dopoguerra con il partito etico e ancora oggi ne hanno una grande nostalgia perchè è, appunto, una comodità in cui la vita etica individuale è riversata sullo Stato e diventa così un alibi”.
Quali sono le motivazioni che l’hanno portata a dedicare “Scritti selvaggi” a Ruggero Guarini?
“Ruggero Guarini è stato un giornalista e uno scrittore italiano scomparso qualche anno fa. Ho avuto l’opportunità di collaborare con lui, quando ero vicedirettore de L’Indipendente a Roma. E’ dedicato a lui perchè alcuni temi che vengono trattati nel mio saggio, come quello appunto del fondo selvaggio della nostra esistenza, della nostra vitalità “cruda e verde” come diceva Croce, era un tema a lui molto caro”.