Sessa Aurunca – A seguito di una inchiesta partita da oltre un anno, e cha ha coinvolto tutta una serie di ricorsi contro le Agenzie delle entrate e ad alcuni incidenti stradali con dei provvedimenti che risultavano pilotati, ecco questo quanto emerso da una parte delle risultanze investigative e da un indagine partita quasi un anno fa, da parte della procura della Repubblica di Roma a seguito di una serie di segnalazioni partite e che hanno coinvolto il giudice di pace di Sessa Aurunca.
A finire nel mirino degli inquirenti sono il giudice di pace di Sessa Aurunca in persona del giudice, Umberto della Rocca, oltre anche al cancelliere Domenico Bosco e ad alcuni professionisti dell’aversano ossia, Francesco Schiavone, per i quali è scattato l’obbligo di custodia in carcere, stessa sorte per altri due avvocati, ossia Francesco Serao e Domenico Sbordone.
Questo in sostanza quanto emerso a seguito delle indagini svolte del quale cerchiamo di farne un breve riassunto: all’interno dell’ufficio del giudice di pace sessano, dietro compensi che pare si aggirassero intorno ai 50 euro per ogni iscrizione a ruolo di vari procedimenti e per altri fascicoli che poi finivano sempre nelle mani dello stesso giudice, ossia Umberto Della Rocca che poi successivamente sembra emettesse una serie di provvedimenti pilotati senza bisogno della fase istruttoria durante i vari procedimenti che a lui stesso venivano assegnati.
All’interno dell’ufficio del giudice di pace dunque, vi era una vera e propria organizzazione dedita alla gestione dei ricorsi presentati contro l’Agenzia delle Entrate per l’annullamento delle cartelle esattoriale falsandone l’esito oltre che condizionare alcuni processi civili relativi a sinistri stradali. Dunque a seguito della complessa attività investigativa della compagnia carabinieri di Sessa Aurunca, sono emersi tutta una serie di provvedimenti pilotati che poi successivamente andavano a favorire quasi sempre gli stessi professionisti coinvolti nell’inchiesta giudiziaria.
Risultano coinvolti all’interno dell’inchiesta anche altri sei avvocati dell’Agro Aversano riuscivano a pilotare l’assegnazione delle loro cause grazie all’intercessione del cancelliere Bosco in capo al giudice di pace Della Rocca il quale poi avrebbe percepito secondo gli inquirenti romani il 10% delle somme liquidate a favore delle parti coinvolte, con un giro di affari che sembra si aggirasse dai 2000 ai 10.000 euro con indebiti vantaggi per coloro che avevano posto in essere tale organizzazione.
L’accusa nei confronti degli indagati è dunque corruzione in atti giudiziari continuata ed aggravata.
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