Spiccioli di spiritualità, La storia delle encicliche papali

A cura di Michele Pugliese, rubrica diretta da Pasquale Vitale

La recente enciclica di Papa Leone XIV si intitola Magnifica Humanitas (sottotitolo “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”) ed è stata presentata ufficialmente il 25 maggio 2026. Il documento è stato pubblicato nel 135° anniversario della Rerum Novarum, che era nel 1891, di un altro papa di nome Leone XIII, il predecessore di questo quanto al nome.
Non mi soffermo ad analizzare il documento, che illustri commentatori ben più autorevoli di me stanno facendo in questi giorni. Piuttosto vorrei parlare delle encicliche in generale.
L’enciclica è la lettera pastorale più solenne e autorevole scritta dal papa. Il termine deriva dal greco enkyklios, che significa “circolare”, perché destinate a circolare tra i fedeli. Questi documenti vengono utilizzati per comunicare insegnamenti su fede e morale, su chiarimenti sulla dottrina cattolica, su questioni sociali ed etiche, su temi di attualità come ambiente, pace e giustizia nel mondo. Storicamente indirizzate ai vescovi di una specifica nazione o di tutto il mondo, tramite questi il messaggio raggiunge tutti i fedeli cattolici e l’intera comunità internazionale, ma non è raro che l’enciclica si indirizzi direttamente ai fedeli e in alcuni casi a tutti gli uomini di buona volontà.
Alcuni esempi storici importanti di encicliche sono stati appunto la Rerum Novarum (1891) di Papa Leone XIII, considerata la prima grande enciclica sociale, ovvero il primo documento della Chiesa che affrontò in modo organico la questione del lavoro conseguente alla rivoluzione industriale che in quel tempo era diventata una vera emergenza sociale, oppure la Laudato si’ (2015) di papa Francesco, incentrata sull’ecologia e la cura del creato, la Dilexit nos (2024), sempre di papa Francesco, l’ultima da lui pubblicata, dedicata all’amore umano e divino del Cuore di Gesù.
Per consultare il testo completo di qualsiasi enciclica, si può visitare l’apposita sezione nel Sito Ufficiale della Santa Sede, ma in genere a ogni uscita si vendono volumetti a poco prezzo anche con un minimo di commento.
In pratica le encicliche sono nate come una sorta di e-mail della Chiesa primitiva, ma qual è stata in assoluto la prima enciclica papale? È chiaro che tutti i papi hanno comunicato in vario modo con i fedeli con lettere e scritti di vario genere, ma il primo documento ad essere chiamato enciclica ed averne in qualche modo la struttura è stato la Ubi primum, pubblicata il 3 dicembre 1740 da papa Benedetto XIV. Intitolò infatti il documento con la formula esplicita: «Epistola Encyclica et Commonitoria ad omnes Episcopos» (lettera circolare e pro-memoria indirizzata a tutti i vescovi), per trattare alcuni argomenti che gli stavano a cuore come i doveri dei pastori, la formazione del clero, la cura delle anime, l’importanza di rimanere vicini alla propria comunità.
Da quella prima, le encicliche si sono evolute nei secoli successivi. Il Papa che ha scritto più encicliche in assoluto nella storia della Chiesa è stato papa Leone XIII, di cui abbiamo già detto, che ne ha pubblicate ben 86 durante i suoi 25 anni di pontificato (dal 1878 al 1903). Infatti si guadagnò il soprannome di “Papa delle encicliche” proprio per questa sua straordinaria produzione letteraria e dottrinale. In realtà molte delle sue encicliche erano brevi lettere circolari. Oggi la Chiesa tenderebbe a classificarle come semplici messaggi o lettere apostoliche. Questo papa ha anche il record del Rosario: era profondamente devoto alla Madonna e ha dedicato ben 11 encicliche esclusivamente alla recita del Santo Rosario. Ma l’opera fondamentale per cui è ricordato e la già citata Rerum Novarum (1891), che affrontava per la prima volta la condizione operaia e i problemi della rivoluzione industriale.
Sul podio dei papi più prolifici, dietro a Leone XIII, troviamo altri due pontefici che hanno guidato la Chiesa in epoche di grandi stravolgimenti storici. Pio XII (1939-1958) con 41 encicliche, molte delle quali scritte durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale e Pio IX (1846-1878) con 38 encicliche, nel corso del pontificato più lungo della storia moderna.
I Papi recenti hanno ridotto notevolmente il numero di encicliche, preferendo testi più lunghi e focalizzati. Ad esempio, Giovanni Paolo II ne ha scritte 14, mentre Papa Francesco si è concentrato su 4 encicliche principali.
Le encicliche hanno il titolo in latino perché, per antichissima tradizione vaticana, il titolo ufficiale di un documento papale corrisponde semplicemente alle prime due o tre parole del testo originale, che viene storicamente redatto in lingua latina. Questo meccanismo di titolazione si chiama incipit (dal latino “inizia”). La scelta di mantenere questa lingua risponde a precise esigenze della Chiesa: il latino è una lingua neutrale che non appartiene a nessuna nazione moderna. Permette alla Chiesa cattolica (che significa appunto “universale”) di rivolgersi a tutto il mondo senza dare la precedenza a una lingua nazionale specifica. Essendo una lingua “morta”, il significato delle parole non cambia nel tempo e questo garantisce che i concetti teologici e dottrinali rimangano precisi e identici nei secoli, senza risentire dell’evoluzione dei dialetti o delle lingue moderne. E poi il latino è la lingua ufficiale della Santa Sede e usarlo per i documenti più solenni sottolinea il legame continuo con la millenaria tradizione della Chiesa. Naturalmente, appena pubblicata una enciclica se ne fanno le traduzioni nelle varie lingue del mondo
Ma vediamo come nasce il titolo. Quando il papa scrive un’enciclica, il testo latino inizia con una frase che ne riassume il senso profondo. Le prime parole di quella frase diventano automaticamente il nome del documento. Per esempio, nella Rerum Novarum il testo inizia con “Rerum novarum semel excitata cupidine…” (Una volta destato il desiderio di novità…”). Le prime due parole (in questo caso le cose nuove, la novità) diventano il titolo. A volte ci sono delle eccezioni, come nella Laudato si’, che è una scritta in volgare umbro (in onore al Cantico delle Creature di San Francesco).
In conclusione possiamo dire che le encicliche offrono uno spaccato dell’evoluzione del pensiero della Chiesa su svariati temi della società, sono un valido punto di riferimento per tutti coloro che desiderano essere informati sulla Chiesa, per i pastori ma anche per i fedeli, che in questo modo si tengono “aggiornati” sulle novità del mondo ecclesiastico che si evolve e traduce il proprio pensiero e la propria dottrina in riferimento ai sempre nuovi temi che la società ci offre, aggiornando in qualche modo il sempre immutabile vangelo di Cristo.