Spiccioli di spiritualità, Sant’Anna e San Gioacchino

A cura di Michele Pugliese .Rubrica diretta da P. Vitale

Oggi la Chiesa celebra la festa dei santi Anna e Gioacchino, i genitori di Maria, la madre di Gesù.
La storia comincia con il sacerdote betlemita Mathan, che aveva tre figlie: Maria, Sobe e Anna. Erano belle e buone, ma la più fortunata fu Anna. Le sue sorelle sposarono due betlemiti, bravi giovani, onesti lavoratori, Anna invece sposò un uomo di Galilea, Gioacchino, colto, affascinante, ma anche immensamente ricco. Aveva lavorato sin da quando aveva quindici anni e quando chiese Anna in sposa era già in grado di offrirle una splendida posizione.
Anna amava profondamente il marito e ne era ricambiata. Però nelle loro vite c’era un vuoto che sembrava aumentare ogni mese, ogni anno. Non avevano figli. Dio li aveva riempiti di ogni dono materiale ma aveva negato loro l’unico dono che dà significato alla vita di coppia: un figlio.
Gli anni passavano e le sorelle di Anna avevano partorito, e i loro figli erano già grandi. Invece il sogno di maternità di Anna sfumava con il passare del tempo. Anno dopo anno pregava intensamente il Signore perché esaudisse la sua supplica. Era una donna colta e conosceva le Sacre Scritture, sapeva che tante volte Dio aveva concesso il dono di un figlio a coppie che avevano ormai perso la speranza di averne, come Sara, la moglie di Abramo, Rebecca, la moglie di Isacco, Rachele, la moglie di Giacobbe e la madre di Sansone. Perché non sarebbe potuto accadere qualcosa del genere anche a lei?
Queste notizie sulla vita di Anna e Gioacchino non ci sono state tramandate dai Vangeli canonici. Le troviamo nella letteratura apocrifa, in particolare nel Protovangelo di Giacomo, scritto verso la metà del II secolo, quando la morte e resurrezione di Gesù era un evento ancora abbastanza recente. Anche se questi scritti apocrifi non sono attendibili dal punto di vista storico, contengono delle notizie considerate autentiche anche dalla Chiesa e che hanno certamente influito sulla devozione, sulla liturgia e sulla iconografia.
Il Protovangelo di Giacomo ci racconta come la crisi improvvisamente scosse le loro vite. I due erano ormai anziani, sposati da più di vent’anni. Quell’anno Gioacchino, come sempre portò al Tempio le sue offerte, che erano particolarmente generose, perché era un uomo caritatevole e molto ricco. Ma Ruben, il sacerdote del Tempio, quella volta le rifiutò: “Non tocca a te offrire per primo le offerte, perché tu in Israele non hai avuto discendenza”. Per Gioacchino fu un affronto gravissimo. Aveva sempre considerato la mancanza di figli un suo dolore privato da condividere con la moglie, ma adesso era diventato un’umiliazione pubblica. Andò a consultare i registri delle dodici tribù d’Israele e riscontrò che in realtà tutti i giusti avevano avuto un figlio, tranne lui. Il dolore che provò fu così forte che fuggì, senza neppure comunicarlo ad Anna, nel deserto. Lì almeno avrebbe implorato Dio che forse avrebbe avuto pietà di lui.
Anche la sofferenza di Anna fu immensa. Si sentiva responsabile dell’umiliazione del marito, piangeva e pregava. Allora Dio ebbe pena di lei. Un angelo le apparve e le disse: “Il Signore ha esaudito la tua preghiera, concepirai e partorirai, e si parlerà della tua discendenza su tutta la terra”.
Anche a Gioacchino apparve un angelo e gli fece lo stesso annuncio. Ritornò allora da Anna e ordinò ai servi di portare al Tempio dieci agnelli e dodici vitelli, e cento capretti per il popolo. Quella notte stettero insieme e Anna fece una promessa: qualunque fosse stato il sesso del nascituro, l’avrebbe consacrato al Signore. Nove mesi dopo nacque Maria.
Quando la bambina compì un anno, Gioacchino offrì una grande festa sontuosa, e un’altra grande festa quando compì tre anni, per consacrarla al Signore. Così la bambina – racconta il Protovangelo – salì con sicurezza i 15 gradini del Tempio, quasi avesse fretta di raggiungere il Signore, e questa sicurezza in una bimba così piccola stupì e commosse tutto il popolo.
Poi nella letteratura apocrifa le notizie sui genitori di Maria si diradano. Quelle su Gioacchino scompaiono, il che fa supporre che sia morto pochi anni dopo. Quanto ad Anna, molti scritti, sempre apocrifi, narrano che sia morta vecchia, a più di 80 anni. Se la notizia è vera, sarebbe stata ancora viva al tempo della morte di Gesù. Nell’iconografia comunque Gesù bambino è sempre presente alla morte di sant’Anna, per confortarla e risparmiarle gli spasimi dell’agonia, il che non si accorda cronologicamente con la sua morte in tarda età.
Sebbene i racconti apocrifi non siano attestati in nessun documento storico, ebbero una grande diffusione sin dai primi secoli tra i cristiani che desideravano conoscere meglio gli aspetti lasciati in ombra dalle narrazioni evangeliche, ma il culto vero e proprio si sviluppò in Occidente tardivamente, grazie alle numerose reliquie portate dai crociati. Così da allora furono costruite numerose chiese dedicate ad Anna, e il nome stesso si diffuse tra i cristiani, senza parlare delle numerose raffigurazioni pittoriche come quelle di Giotto e di Leonardo da Vinci. Sant’Anna è poi protettrice delle partorienti e delle donne che desiderano avere un figlio (non esiste clinica di maternità senza una statua dedicata a lei). È anche protettrice delle casalinghe e delle domestiche, ed è invocata per ottenere una buona morte, senza contare che lei e Gioacchino sono anche protettori dei nonni. È anche protettrice dei gioiellieri, forse perché il suo ventre è stato uno scrigno prezioso che ha custodito la Vergine. Anna e Gioacchino, in definitiva, ci offrono un esempio di amore domestico, di tenerezza, di gentilezza e di condivisione. Si sono voluti bene per tutta la vita, e il loro amore si è irradiato sulla amatissima figlia e, tramite Lei, su tutti i credenti che la invocano con cuore sincero.