Sulle strade di Capua su un cartellone 6×3 giganteggia la foto di “Marco 35 anni, Istruttore per astronauti”

Il 35enne Marco Carrano è nato a Pompei ma può considerarsi sannicolese a tutti gli effetti avendo vissuto gran parte della sua vita in San Nicola la Strada, ha frequentato il Liceo Diaz e l’allora S.U.N.. Ora lavora a Colonia con la ARGOTEC ed è istruttore di astronauti. E' amico di Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti.

Nelle ultime settimana percorrendo le strade di Capua, città che vanta una storia millenaria e che ha dato i natali a personaggi che hanno fatto l’Italia, ci siamo imbattuti numerosi cartelloni 6×3 sui quali giganteggia la fotografia di un giovane italiano e la pubblicità dice: “Marco, 35 anni, Istruttore per astronauti, lavora per ESA – Agenzia Spaziale Europea” e poco più sotto: “Nato a Pompei si è laureato all’Università Vanvitelli” e l’hastag: #laureatiallavanvitelli. Non c’è nulla di male a fare pubblicità alle università casertane che “sfornano” il fior fiore dei laureati italiani e come amo definirli io: “sono il meglio della nostra gioventù”.

Inorgoglito nel vedere che un giovane campano c’è l’ha fatta, anche se ha dovuto “emigrare” all’estero, mi sono documentato sulla storia di questo giovane ragazzo adulto. E scavando nel web ho scoperto che Marco CARRANO, così si chiama il giovane nella foto sul cartellone 6×3, è nato a Pompei ma è cresciuto praticamente a San Nicola la Strada, Città di poco più di 22.000 residenti, alle porta della città di Caserta. Passando per il Liceo “Quercia” di Marcianise, Marco Carrano si è laureato ad appena 25 anni in Ingegneria Aerospaziale presso la SUN, così si chiamava allora l’Università degli Studi “Vanvitelli”. Marco aveva messo in cantiere che la sua attività lavorativa si sarebbe potuta svolgere in Italia, dove esistono delle società nel Meridione che lavorano nel campo aerospaziale e lavorano anche bene, ma la domanda è, purtroppo un pò scarsa. E proprio con realtà del nostro territorio Marco Carrano ha collaborato in occasione della sua tesi Triennale e della sua tesi Magistrale. Per la prima, sulla fluidodinamica, ha lavorato con il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (il famoso CIR di Capua), mentre per la seconda, che aveva per tema la propulsione spaziale, ha operato in collaborazione con l’Avio di Pomigliano D’Arco. Ha vissuto anche esperienze nella sede di Rivalta di Torino dell’AVIO, dove si è recato per la prima volta grazie ad una visita organizzata dall’Università.

Successivamente, è stato anche all’Alenia, sempre a Torino. Queste esperienze sono state fondamentali per il giovane Marco, perché gli hanno fatto capire veramente la differenza tra l’Università ed il mondo del lavoro. Poi Argotec, che era nella sua fase nascente, ha trovato il suo profilo nei database “Almalaurea” e lo hanno subito chiamato. Marco si è laureato col massimo dei voti e la ARGOTEC aveva bisogno di giovani leve. Inutile dire che ha colto questa occasione al volo ed ora lavora presso il Centro Europeo Astronauti di Colonia. Ammetto di avere avuto anche una buona dose di fortuna, ma di sicuro ci ho messo del mio. Adesso ogni giorno ho la possibilità di avere a che fare con gli astronauti, e penso sia un po’ il sogno di tutti i giovani ingegneri aerospaziali”. Il suo ruolo principale è di istruttore degli astronauti e dei controllori di volo della Stazione spaziale internazionale, e questa attività si svolge per forza di cose a Colonia, che è un po’ la casa degli astronauti europei. Ma rimane pur sempre dipendente di una società italiana. È molto amico di due noti astronauti italiani: Luca Parmitano, che gli ha telefonato il giorno del suo matrimonio mentre si trovava nello spazio a bordo dell’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. L’altra è Samantha Cristoforetti. Marco fa parte del team che prepara anche il cibo per gli astronauti.

Infatti, il 22 settembre del 2014 Marco Carrano è stato ospite presso di un incontro presso il Salone degli specchi della Reggia di Caserta, organizzato dall’Associazione Arma Aeronautica in collaborazione con l’Ente provinciale per il turismo e avente per tema i prodotti destinati all’alimentazione degli astronauti. Anche di questo infatti si occupa Argotec, la società aerospaziale per cui lavora Marco, che vanta una squadra quasi tutta italiana e la cui età media gravita intorno ai 28 anni. In quell’occasione Marco ha accompagnato i presenti in un percorso nella storia contemporanea recente, rileggendo gli eventi chiave delle esplorazioni spaziali attraverso il cibo consumato in orbita dagli astronauti. Partendo dallo “spuntino” che Juri Gagarin mangiò nel suo viaggio attorno alla terra, con lo scopo di dimostrare la possibilità di deglutire senza l’ausilio della forza di gravità, passando per le varie fasi della corsa allo spazio durante la guerra fredda, per lo più caratterizzate da cibo tanto efficace quanto poco appetitoso, e per finire con le ultime sperimentazioni operate da Argotec nel nostro presente.

Un viaggio verso la razionalizzazione di peso e volume degli alimenti, attraverso tecniche come la liofilizzazione, verso un bilanciamento nutritivo sempre più accurato e, aspetto importante, verso un miglioramento dell’esperienza del pasto. Certo, perché il cibo è anche gratificazione; e quando si passano mesi a fluttuare nello spazio, magari in non perfette condizioni di salute a causa delle condizioni di stress in cui si trova il proprio corpo, la componente psicologica assume un ruolo fondamentale. È questo il ragionamento alla base del concetto di “bonus food”, il cibo che gli astronauti possono richiedere una tantum per le occasioni speciali e la cui produzione è affidata proprio ad Argotec. “Luca ha chiesto cibi che gli ricordassero casa”, ha raccontato Marco parlando di Parmitano, “e per questo gli abbiamo preparato una lasagna e un tiramisù, molto apprezzato da tutti gli astronauti presenti a bordo”.

Diverso il discorso affrontato con Samantha Cristoforetti, che ha messo il team di Argotec davanti ad una vera e propria sfida. “Samantha” – ha detto Marco –“ha voluto lanciare un messaggio di sana alimentazione, e per questo abbiamo preparato cibo totalmente biologico e soprattutto senza alcun tipo di conservante”. La cosa non è da poco, perché un altro requisito di un alimento che vuole viaggiare nel cosmo è poter vantare un lungo periodo di conservazione. Questa caratteristica viene ottenuta ad esempio attraverso la termostabilizzazione, un processo che porta il cibo a temperature molto alte con lo scopo di eliminare ogni traccia di batteri.

“La termostabilizzazione però ci porta a dover scegliere molto attentamente il tipo di cibo da proporre agli astronauti. La pasta, per esempio, sottoposta a questo tipo di processo, si distruggerebbe”.