Teverola, Associazione Noi per Voi/ Arturo Massimo ricorda Paolo Borsellino

Teverola, Arturo Massimo, vice presidente dell’associazione “Noi per Voi” di Teverola ,laureando in Giurisprudenza con un tesi sulla trattativa Stato-Mafia ricorda la figura di Paolo Borsellino.

Siamo il paese di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Falcone e Borsellino, alla cui intelligenza investigativa va aggiunto il felice esito di un processo, sono due delle figure più importanti degli ultimi anni. Esempio per tanti giovani che intraprendono la carriera giurisprudenziale e modello per chiunque svolga il proprio dovere con rigore ed intransigenza.
A distanza di anni il 19 luglio, così come il 23 maggio, i due giudici sono  commemorati da milioni di persone, che ne ricordano parole e gesta con  manifestazioni, post e articoli il cui unico obiettivo è  quello di evitare che vengano dimenticati.
Siamo sinceri, il rischio c’è. C’è, perché ancora oggi qualcuno prova a nascondere la verità. Una verità scomoda per troppi ,che solo grazie a processi svoltisi in seguito la stagione stragista 92-94 sta emergendoEppure per quante risposte ci siano state altrettante, se non di più, sono le domande di coloro che desiderano comprendere.
La morte dei due magistrati è resa ancora più oscura dalla forte ipocrisia che caratterizza il Paese e che è alla base delle responsabilità di chi avrebbe dovuto tutelare maggiormente i due magistrati durante la loro carriera. Ogni anno si celebra l’esistenza di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come se fossero le persone più amate in vita. Un paradosso. Non c’è stato uomo (e mi riferisco a Giovanni Falcone), la cui fiducia sia stata più tradita con determinazione e malignità.
Molti durante la sua vita gli furono avversi, non sono un mistero, infatti, i numerosi scioperi contro quella stessa idea di antimafia che troverà attuazione subito dopo la sua morte. Molti gli “amici” dei magistrati che durante i convegni ricordano le loro parole come se ci avessero sempre creduto. Certo le domande che tutti ci poniamo avranno prima o poi una risposta. Intanto, però, i cittadini italiani possono, attraverso semplici e piccoli comportamenti, far rivivere il senso di giustizia dei due magistrati, affinché le loro figure non siano solo oggetto di strumentalizzazione. Falcone e Borsellino hanno lottato, perché sapevano che le cose stavano cambiando, tant’è che il secondo ,in una lettera, notava che i giovani stavano diventando intolleranti verso gli atteggiamenti mafiosi ed è proprio questo che i loro esempio deve suggerire a tanti giovani: il senso di repulsione verso ogni forma di sopruso e di soverchieria”