Tragedia sulla A28, Alberto Pallotti e Elena Ronzullo: «Inaccettabili i
domiciliari a chi ha ucciso Sara Rizzotto e Jessica Fragasso, e ferito
gravemente le due bambine che erano con loro”.
La drammatica testimonianza del medico intervenuto sul luogo
dell’incidente
«Siamo indignati per quello che è accaduto a Pordenone, dove l’uomo che
ha travolto e ucciso due ragazze sull’autostrada A28 è già stato
scarcerato nonostante avesse alle spalle tre condanne, di cui una per
guida in stato di ebbrezza». A parlare sono Alberto Pallotti, presidente
dell’AUFV, Associazione unitaria familiari e vittime Odv, ed Elena
Ronzullo, presidente dell’Associazione Mamme Coraggio e Vittime della
Strada, che fa parte dell’AUFV insieme all’Associazione Familiari e
Vittime della Strada e all’Associazione Unitaria Familiari e Vittime.
«La legge sull’omicidio stradale è completamente disattesa», aggiungono,
«ci chiediamo come sia possibile che nonostante i nostri sforzi, le
rassicurazioni dei giudici e dei politici sul rispetto della legge, i
colpevoli restino in libertà. Daremo battaglia nei tribunali per avere
giustizia. Non è possibile che ancora accadano queste tragedie».
Il 31 gennaio scorso Dimitre Traykov, un cittadino bulgaro residente a
Pordenone, ha travolto con il suo Suv l’auto su cui viaggiavano Jessica
Fragasso, 20 anni, e Sara Rizzotto, 26, insieme alle due bimbe di
quest’ultima. Le due ragazze sono morte, le bimbe sono rimaste ferite.
Dopo lo scontro, l’uomo ha abbandonato il suo fuoristrada ed è fuggito.
Individuato dalle forze dell’ordine, è risultato positivo all’alcoltest
ed è stato arrestato per omicidio stradale colposo plurimo aggravato,
omissione di soccorso e fuga. Salvo poi essere scarcerato in quanto il
Gip, pur convalidando l’arresto, ha disposto la misura degli arresti
domiciliari. Una misura che ha suscitato rabbia e senso di impotenza tra
i familiari e le associazioni da sempre impegnate nella difesa delle
vittime della strada.
«Ora, però, mi aspetto che venga almeno preso un provvedimento esemplare
per l’autore di questa tragedia», dice il dottor Zeno Giuseppe Vignola,
segretario dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada,
che la notte dell’incidente è intervenuto per soccorrere le vittime
dell’incidente. E che non potrà mai cancellare dai suoi occhi quello che
si è ritrovato di fronte quando è arrivato sull’A28. «Quella sera ero
di turno presso l’ospedale di Portogruaro», racconta Vignola, «abbiamo
ricevuto una telefonata del 118 che ci comunicava un grave scontro
sull’A28. Sono intervenuto sul posto, sono stato il primo medico a
intervenire e ho subito capito che la situazione era gravissima. L’auto
in cui viaggiavano le vittime era deformata in modo orrendo. Dopo pochi
minuti è arrivato l’elisoccorso e ha portato le bimbe in ospedale. A me
non è rimasto che dichiarare decedute le due donne, quando sono state
estratte dalla Fiat Panda. Nonostante l’urto anche frontale, gli airbag
non si erano aperti. C’era un’altra auto coinvolta nell’incidente, sulla
quale viaggiavano i parenti delle vittime, trasportati poi in ospedale.
Non si trovava invece il guidatore del veicolo che aveva provocato
l’incidente, perché aveva lasciato l’auto capovolta ed era scappato. Non
potrò mai dimenticare quella scena. Mi auguro che venga comminata una
pena esemplare al guidatore e che le case automobilistiche prestino
maggiore attenzione all’effettivo funzionamento dei dispositivi di
sicurezza».
Sulla vicenda è intervenuta anche Paola Bortolotto dell’AIFVS, che ha
detto: «Sono indignata per la decisione del Gip nei riguardi del pirata
della strada che ha causato la morte di Jessica e Sara e il ferimento
delle bimbe. Mi chiedo perché gli abbiano concesso i domiciliari.
Peraltro, l’uomo è scappato, quindi c’è l’aggravante della pirateria.
Abbiamo anche appreso che non è disponibile il braccialetto elettronico,
dunque che garanzia abbiamo che rimanga ai domiciliari? E adesso il
bulgaro sta contestando anche lo stato di ebbrezza, dicendo di aver
bevuto in seguito, per lo shock. Alle famiglie di Jessica e Sara va il
nostro conforto, noi continueremo a batterci perché sia fatta
giustizia».
Per info:
cell. 328 943 2909