Un mondiale di calcio anomalo, dopo 60 anni l’Italia non c’è.
Di Fiore Marro
Caserta 7 giugno 2018
L’ultima volta che l’Italia non ha partecipato a un mondiale di calcio è stato nel lontano 1958, si giocò in Svezia, fu il mondiale che consacrò Pelè, gli azzurri furono squalificati dalla Svizzera, squadra di dilettanti allo sbaraglio che comunque sbaragliò, lasciatemi il gioco di parole, la squadra nostrana, condotta dal C.T. Alfredo Foni, fatta perlopiù di professionisti lautamente compensati che comunque non diedero una buona immagine del calcio italiano, anche sé in molti di loro, di italiano avevano solo il cognome, tant’è che provenivano da nazionalità più disparate come Edwing Roland Firmani che arrivava dal Sud Africa, gli argentini Bruno Pesaola e Miguel Angel Montuori , Alcides Ghiggia che, dopo avere vinto il mondiale del 1950 in Brasile, ce lo ritrovammo “italiano” buono per tutte le stagioni, ma non tanto buono da portare la squadra ai mondiali svedesi; calciatori quindi molto bravi ma con un limitato senso di appartenenza alla maglia, che fu una delle cause responsabili dell’esclusione azzurra dal quel torneo . Fu una debacle sconcertante e ignominiosa ed ora, 60 anni dopo, non certo lo è di meno quella dei nostri tempi che di “oriundi” ne ha schierati pochi e che quindi sono, tra tutte le accuse, quella meno adatta da muovere, infatti gli “stranieri” naturalizzati si contano sulle dita di una mano, Éder Citadin Martins, conosciuto semplicemente come Éder, Jorge Luiz Frello Filho, meglio noto come Jorginho, qualche apparizione sporadica del’argentino Franco Vasquez, non fanno testo Angelo Obinze Ogbonna e Stefano Chuka Okaka di origini africane ma nati in Italia, italiani a tutti gli effetti, come lo è Mario Balotelli, il quale però, per quel che concerne la disfatta italica, non ha torti di nessun genere poiché ignorato, in oltre 3 anni, dallo staff tecnico di Coverciano, che ha avuto come C.T. Giampiero Ventura, vera Sventura, quello stesso che fu capace di fallire la promozione del Napoli dalla serie C alla B, tecnico mediocre, incredibilmente scelto per il dopo Antonio Conte, vero responsabile dell’esclusione italiana dei mondiali 2018 in Russia.
L’Italia non ci sarà ed è il momento meno adatto per la nazione questa assenza, per gli affezionati della pezza tricoloruta, perché è inutile negarlo, questi mondiali hanno fatto da collante per questo Paese, che ogni qualvolta ha azzardato vagiti indipendentisti, il calcio e i mondiali puntualmente sono stati il deterrente che ha frenato qualsiasi velleità di libertà. Anche se nessuno di noi (per quel che concerne la lotta identitaria e per gli innamorati delle Due Sicilie, sempre presenti agli eventi) potrà mai dimenticare la notte mondiale del San Paolo, quel martedì 3 luglio 1990, Argentina- Italia 1-1; dopo i tempi supplementari; 4-3 dopo i calci di rigore. Le reti durante la gara furono realizzate da Schilacci al 17°, l’1:1 da Caniggia al 67°, la drammatica s equenza dei rigori: 0:1 F. Baresi, 1:1 Serrizuela, 1:2 R. Baggio, 2:2 Burruchaga, 2:3 De Agostini, 3:3 Olarticoechea 3:3 Donadoni (parato), 4:3 Maradona, 4:3 Serena (parato). Le formazioni in campo per dovere di cronaca :Argentina: Goycoechea, Ruggeri, Simon, Olarticoechea, Serrizuela, Giusti, Burruchaga, Basualdo (99° Batista), Calderon (46° Troglio), Caniggia, Maradona (c) Allenatore: Carlos Bilardo. Italia: Zenga, F. Baresi, Bergomi (c), De Agostini, Ferri, Maldini, Donadoni, De Napoli, Giannini (75° R. Baggio), Vialli (71° Serena), Schillaci Allenatore: Azeglio Vicini Arbitrata dal francese Vautrot . Quella partita, credo per la prima volta, diede modo e rese voce e coraggio a chi storicamente non si è mai riconosciuto in questa Nazione Matrigna, i fischi napoletani contro l’azzurro savoia, furono l’inizio della presa di coscienza, che intraprese quel riscatto identitario che ai giorni nostri ha poi avuto modo di esaltarsi al San Paolo, quando si sono sventolate le bandiere gigliate, talmente numerose da far scattare il divieto di sbandierare la bandiera delle Due Sicilie allo stadio, con decreto ministeriale, provvedimento del tutto inutile perché il “fiume carsico” dell’appartenenza è oramai un torrente inarrestabile e non c’è legge che tenga. Identico discorso in occasione delle finali di Coppa Italia, che ha visto partecipare il Napoli, i fischi all’inno di Mameli, che andrebbero disapprovati, perché l’inno di una nazione non si fischia, hanno però una ragione molto profonda che chi di dovere non ha mai voluto affrontare.
I Mondiali in Russia vedranno l’Italia assente, nessuna bandiera massonica sventolare sui balconi e dalle finestre del Paese, tutto ciò nel momento in cui e per la prima volta a governare, ci sono forze perlopiù non proprio unitariste; che sia un segno del destino?