Universiadi. Borrelli. Rinuncia sarebbe un fallimento dell’Italia intera. Serve l’impegno di tutti per evitarlo. Il Commissario in Commissione sport del Consiglio regionale per chiarire le sue parole
“Le Universiadi del 2019 devono tenersi a Napoli e nelle altre città campane selezionate e c’è bisogno dell’impegno di tutti per mantenere gli impegni presi”.
Lo ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, per il quale “una rinuncia all’organizzazione della trentesima edizione sarebbe un fallimento italiano che andrebbe ben al di là dei confini comunali e regionali”.
“Sull’organizzazione delle Olimpiadi degli universitari, seconda manifestazione sportiva non calcistica più importante al Mondo, ci sono impegni precisi anche da parte del Governo e, quindi, serve il massimo sforzo per confermare la scelta di Napoli e della Campania” ha aggiunto Borrelli per il quale “il Commissario non può gettare ombre e dubbi sull’organizzazione delle Universiadi senza chiarire i motivi delle sue perplessità visto che in tutti gli incontri che ho avuto non ha mai parlato di una rinuncia all’organizzazione dell’evento”.
“Per questo, ho chiesto al presidente della Commissione sport e cultura del Consiglio regionale, Tommaso Amabile, di convocare il prefetto Latella per chiarire le sue parole” ha concluso Borrelli.
La polemica e’ divampata nella giornata di oggi in seguito alle dichiarazioni di Luisa Latella , Commissario Straordinario per le Universiadi Napoli 2019.
“Il punto di rottura per decidere se le Universiadi di Napoli 2019 si faranno o no me lo sono programmato per l’estate di quest’anno, per luglio-agosto. Ma anche la federazione internazionale ha un punto di rottura e a un certo punto decideranno se si possono o non si possono fare perché non ci sono determinate condizioni”. Lo ha detto il prefetto Luisa Latella, commissario straordinario per le Universiadi Napoli 2019. Latella, parlando alla commissione Universiadi del Comune di Napoli, ha spiegato: “Nel caso in cui non si facessero – ha detto – non ci sono penali da pagare, ma io non voglio parlare di questo, perché il nostro obiettivo non è di non farle ma di farle. Anche se sappiamo che dobbiamo ridimensionale. Ora si rende necessario un ridimensionamento e su questo stiamo lavorando “.
A questo punto dobbiamo augurarci sinceramente che le Universiadi, le cosiddette Olimpiadi degli studenti, si svolgano in Campania alla data stabilita, dal 3 al 14 luglio 2019.
Occorre però dire che fino ad oggi i responsabili delle istituzioni, della Regione Campana in primo luogo, hanno fatto di tutto e di più per mettere a rischio le Universiadi. Lasciamo da parte il ritardo di due anni con cui l’organismo internazionale competente, la Fisu (Federazione internazionale degli sport universitari), costretto dalla rinuncia del governo brasiliano di ospitare a Brasilia la trentesima edizione delle Universiadi, nel marzo 2016 ha scelto Napoli come sede dei giochi studenteschi. Dalla scelta della Fisu ad oggi sono trascorsi più di 18 mesi nel corso dei quali la Regione ha messo su un’Agenzia, l’Aru (Agenzia regionale delle Universiadi) incaricata di gestire la preparazionedell’evento.
L’Aru è presieduta da una persona prestigiosa, l’ex rettore dell’Università di Salerno Raimondo Pasquino, già candidato a sindaco del Comune di Napoli, poi presidente del Consiglio comunale, le cui attività istituzionali si sono poco intersecate con le competenze necessarie al mondo dello sport. Il professore Pasquino è stato poi affiancato nel dicembre 2016 da un direttore generale, l’ingegnere Gianluca Basile, anch’egli con esperienza amministrativa maturata negli uffici dell’Università di Salerno, dunque non proprio versato in materia sportiva.
Il progetto dell’Aru voluto dal governatore della Campania Vincenzo De Luca, che evidentemente pensava di controllare con l’Agenzia tutte le operazioni necessarie a realizzare le Universiadi, ha cozzato contro le perplessità se non l’ostilità di altri attori. Alcuni, come il Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), sono peraltro istituzionalmente e professionalmente attrezzati a governare iniziative come le Universiadi, altri come la Fisu sono specializzati proprio negli sport praticati dagli studenti universitari.
Insomma l’operazione voluta politicamente dal governatore De Luca e gestita amministrativamente dal presidente Pasquino e dal direttore generale Basile, si è dimostrata velleitaria, rischiosa e impraticabile. I rischi risultano dal numero elevato di specialità sportive (in tutto 18) per le quali organizzare le gare alle Universiadi; dalla distribuzione territoriale degli eventi (in maggioranza concentrati a Napoli ma 4 sport assegnati a Salerno e a Caserta, 3 a Benevento e 2 ad Avellino); dal numero degli atleti che gareggeranno (più di 10mila) provenienti da 170 paesi per conquitare 250 medaglie.
I problemi che si dovranno affrontare e risolvere, travalicano le deboli risorse (competenze professionali e numero) del personale afferente alla neonata Agenzia, l’Aru, e alle altre amministrazioni pubbliche coinvolte (aziende di trasporto pubblico locale, impiegati dei Comuni capoluoghi della Regione, addetti alla gestione degli impianti sportivi, strutture sanitarie). E poi si richiede che le risorse umane e finanziarie siano al tempo stesso centralizzate (in pochi, esclusivi soggetti al comando) e decentrate (sul territorio e per specializzazione delle competenze). Occorre poi in particolare alloggiare, curare la ristorazione e l’impiego del tempo libero degli atleti e degli accompagnatori, distribuirli tra gli impianti di gara e trasportarli da un luogo all’altro per allenamenti e gare.
La formula che infine meglio è parsa adatta a portare con successo a compimento i giochi delle Universiadi, è la formula di un Commissario unico a tempo pieno, responsabile, competente per gestire progetti complessi, contorniato di subcommissari ciascuno con compiti e responsabiità distinti.
Se gli attori che hanno gestito fino ad oggi il programma delle Universiadi, dal governatore De Luca ai responsabili amministrativi dell’Agenzia (Aru), avessero tenuto conto appieno dei problemi da risolvere e avessero preparato la soluzione del Commissario, l’opinione pubblica sarebbe ora più tranquilla e fiduciosa sul buon esito dell’operazione.