Di Guido Alizieri
USA. La notte appena passata segna una battuta d’arresto all’amministrazione americana guidata dal Tycoon Donald Trump.
I Repubblicani infatti perdono la maggioranza alla camera, mantenendola al senato con soli 7 senatori in più.
Cosa significano queste elezioni?Ci interessano da vicino?
Per rispondere a questa domanda bisogna tornare indietro di esattamente due anni, quando il mondo intero il 9 novembre 2016 si risvegliò con quel ciuffo arancione presidente della prima potenza mondiale dal punto di vista economico e militare.
Non se lo aspettava nessuno. I sostenitori di Hillary già festeggiavano. Ma poi alle 5:46 del mattino, il grande annuncio.
Donald Trump ha più di 274 grandi elettori, è il 45esimo presidente degli USA.
Da lì, il magnate ha iniziato a smontare tutto il lavoro svolto dal suo predecessore, l’ex senatore dell’Illinois Barack Obama.
Un’economia che cresce, vero, una discoccuopazione che cala, vero, ma a che prezzo?
Un debito pubblico alle stelle e i tassi di interesse più alti che la Federal Reserve ricordi.
Cosa è successo stanotte? Semplicemente una parte di popolazione, stanca di una politica di odio e rancore, ha detto basta a Trump.
Lo ha fatto tramite la classe dirigente del Partito Democratico più giovane della storia.
La ormai deputata Ocasio-Cortez ha soli 29 anni, proviene da una famiglia povera ed incarna perfettamente la donna che probabilmente potrebbe battere Donald Trump nel 2020.
È presto per parlare delle prossime presidenziali, ma è arrivato un avviso chiaro all’inquilino della Casa Bianca.
Sta nascendo qualcosa di radicale e concreto nel Partito Democratico dopo anni in cui la “sinistra” ha strizzato gli occhi ai grandi poteri finanziari e alle grandi lobby.
Questa nuova classe dirigente guarda al futuro con speranza, voglia di fare e soprattutto vuole far tornare la sinistra lì dove ha ragione di esistere.
Tra la gente.
PD, sei qui?