Vaccinazioni covid, precisazioni

 

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Il 27 dicembre, si è aperta ufficialmente la campagna vaccinale in Europa per uscire dalla pandemia di Covid-19. Il ministero della Salute ha messo a punto un piano vaccinale  che fornisce le indicazioni sui tempi e i modi con cui vaccinare gli italiani. I vaccini sono erogati su base volontaria e offerti gratuitamente a tutta la popolazione, secondo un ordine di priorità, che tiene conto di diversi aspetti come l’età e la fragilità, ma anche dei tipi di vaccino e della loro disponibilità. Gli operatori sanitari (medici, infermieri, farmacisti…) sono invece obbligati a  sottoporsi alla  vaccinazione: un recente decreto legge (44/2021) ha stabilito, infatti, che la vaccinazione  costituisce  requisito  essenziale  per l’esercizio della professione e per lo svolgimento di queste attività lavorative.  L’ultimo piano messo a punto dal governo, punta a immunizzare l‘80% degli italiani entro settembre 2021.

Quello del “vaccinarsi non serve, ci sono un sacco di contagi anche tra i vaccinati” è uno degli argomenti preferiti di chi ha scelto di rimandare a oltranza (o a mai) la vaccinazione anti-covid. La tesi si basa su un paradosso ben noto agli epidemiologi: quando le vaccinazioni nella popolazione raggiungono alti livelli, il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile tra i vaccinati e non vaccinati.

Stiamo parlando però di numero assoluto, e non – come sarebbe corretto fare – di incidenza (il rapporto tra numero di casi e totale della popolazione). Se consideriamo la percentuale di casi tra vaccinati e non vaccinati, si nota subito lo straordinario effetto protettivo dei vaccini da contagi, ricoveri e decessi.

LA COPERTURA DEI VACCINI. I vaccini anti-covid, come tutti i vaccini, non proteggono al 100% (ma, se consideriamo casi gravi e decessi, ci vanno molto vicini). Come specificato sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, «la vaccinazione anti-COVID-19, se si effettua il ciclo vaccinale completo, protegge all’88% dall’infezione, al 94% dal ricovero in ospedale, al 97% dal ricovero in terapia intensiva e al 96% da un esito fatale della malattia». Un certo numero di casi di varia entità anche tra i vaccinati è dunque prevedibile, anche se in misura molto limitata rispetto alla popolazione non vaccinata, ancora suscettibile al virus.

 

La vaccinazione non è controindicata né alle donne incinte, né alle donne che allattano.

Nonostante ci siano pochi dati che prendono in considerazione in maniera specifica le donne in gravidanza, i dati sperimentali sugli animali e una maggior conoscenza del funzionamento dei vaccini a mRNA ci permettono di considerare la vaccinazione sicura per lo sviluppo del feto. Per quanto riguarda le donne incinte vaccinate nel corso di questi mesi, la farmacovigilanza non ha riscontrato particolari problemi né per la donna, né per i bambini. Si pensa inoltre che gli anticorpi sviluppati dalla mamma, passata la barriera della placenta, possano proteggere il feto.

Anche per le donne in allattamento la vaccinazione è considerata sicura. Allattare un bambino dopo essersi vaccinati con un vaccino a mRNA non comporta rischi. Il latte materno non può veicolare nulla di pericoloso al lattante. L’mRNA contenuto nel vaccino, infatti, una volta inoculato nel braccio, rimane per lo più in sede locale, dove è stato iniettato, per poi degradarsi dopo qualche giorno. Lo stesso vale per la proteina spike prodotta grazie al vaccino. Né l’RNA né la proteina spike possono passare nel latte materno e qualora passassero in piccole quantità, questi sarebbero immediatamente distrutti nello stomaco del piccolo. Al contrario, il latte materno può dare al lattante gli anticorpi sviluppati dalla mamma

Non solo ci si può vaccinare anche se si ha avuto il Covid, ma è molto conveniente. La vaccinazione rafforza l’immunità che si è innescata naturalmente e la prolunga nel tempo.

Ad oggi non sappiamo quanto duri la protezione del sistema immunitario dopo l’infezione ed è probabile che non ci sia una risposta univoca, ma che ci sia un’ampia variabilità da persona a persona. Ad esempio, sappiamo che è improbabile riprendere il covid nei 5-7 mesi seguenti la malattia e che, se capita, è probabile farlo in forma blanda o asintomatica. Sappiamo anche che gli anticorpi sono rintracciabili nei guariti fino a 12 mesi dopo la malattia e che forse una protezione possa rimanere anche per un periodo più lungo. Studi recenti però ci dicono che l’immunità sviluppata dopo infezione naturale è meno efficace di quella sviluppata con due dosi di vaccino e che sia molto meno efficace contro la variante indiana, ormai diventata dominante in molte parti del mondo. Al contrario, una sola dose di vaccino dopo la malattia sembra regalare un’immunità più forte e più efficace contro le varianti.

Il Ministero della salute, in una recente circolare, indica di somministrare una sola dose di vaccino alle persone che hanno già avuto l’infezione, sia sintomatica, sia asintomatica, purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno tre mesi di distanza dall’infezione e preferibilmente entro i sei mesi dalla stessa, ma non oltre un anno di distanza. A patto che si tratti di persone non immunodepresse per malattia o per i farmaci. A queste ultime bisognerà comunque fare la doppia dose, se prevista dalla schedula vaccinale. Inutile invece l’esecuzione di test sierologici per valutare l’immunità pregressa, risultato che non cambierebbe la raccomandazione.

Ecco le stime di efficacia vaccinale dell’ISS relative al periodo dal 4 aprile (approssimativamente la data in cui la vaccinazione è stata estesa alla popolazione generale) all’11 luglio:

  • l’efficacia complessiva della vaccinazione è superiore al 70% nel prevenire l’infezione in vaccinati con ciclo incompleto e superiore all’88% per i vaccinati con ciclo completo
  • l’efficacia nel prevenire l’ospedalizzazione, sale all’ 80,8% con ciclo incompleto e al 94,6% con ciclo completo
  • l’efficacia nel prevenire i ricoveri in terapia intensiva è pari all’88,1% con ciclo incompleto e a 97,3% con ciclo completo
  • l’efficacia nel prevenire il decesso è pari a 79,0% con ciclo incompleto e a 95,8% con ciclo completo.