VELLETRI – Violenta la figlia per anni, è stato arrestato, sabato 16 febbraio 2019, il padre di 45 anni. La terribile vicenda di violenza tra le mura domestiche, dove la vita di una bambina dovrebbe scorrere sempre serena, è successa ad Anzio, cittadina dell’hinterland romano. Quando gli agenti della Polizia locale hanno notificato al padre, sul posto di lavoro, l’ordine di arresto con la pesante accusa di violenza sessuale nei confronti della figlia minorenne, l’uomo, un militare originario dell’Agro Pontino e residente ad Anzio, ha abbassato la testa e non ha proferito parola. Le violenze, come hanno accertato gli investigatori, andavano avanti da cinque anni.
E’ stato un vero calvario per la ragazzina che oggi ha 15 anni. Solo ora ha trovato la forza di raccontare le attenzioni morbose del padre. Gli assistenti sociali si sono messi subito in contatto con la dirigenza della scuola frequentata dalla ragazzina accertando, con tutte le cautele possibili, la fondatezza delle rivelazioni fatte dalla vittima. La ragazzina è stata ascoltata dalla Procura della Repubblica di Velletri in audizione protetta dove, davanti allo psicologo forense, ha ripercorso le violenze subite dal padre, separato dalla moglie, che avrebbe abusato della figlia durante i periodi passati insieme. L’uomo, che al momento dell’arresto era al lavoro, è stato trasferito al carcere di Velletri a disposizione dell’autorità giudiziaria.
L’Esercito ha avviato le procedure per l'”immediata sospensione” del militare arrestato ad Anzio, accusato di aver violentato per anni la figlia, esprimendo “profondo sdegno” per quanto accaduto. In merito alle notizie diffuse cica l’adozione di misure cautelari nei confronti di personale militare da parte del tribunale di Velletri, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli, esprime, a nome suo e di tutti appartenenti alle Forze Armate, la piena vicinanza e la solidarietà alla giovane che ha denunciato le violenze. Per lo Stato maggiore dell’Esercito il “militare coinvolto – si legge in una nota – si è macchiato di un comportamento riprovevole, immorale e inaccettabile, ancor più aggravato per uomini e donne che indossano l’uniforme e rappresentano lo Stato”. “Confermando totale disapprovazione e pieno rigore nel perseguire i comportamenti che violano i principi e i valori su cui si fonda l’Istituzione e assicurando la massima collaborazione e trasparenza con gli organi inquirenti, l’Esercito ha già avviato tutte le procedure per l’immediata sospensione del militare dal servizio ed esprime la totale intransigenza, tolleranza zero, nel contrastare tali inaccettabili condotte e la completa vicinanza alla ragazza nei cui confronti sono stati perpetrati gli abusi. Tali soggetti non sono degni di indossare l’uniforme.
Tale isolato avvenimento viola l’etica militare, e lede fortemente la dignità e l’onore di tutto il personale dell’Esercito che, invece, con profonda onestà, professionalità, e spirito di sacrificio, quotidianamente svolge il proprio dovere”. Fermo restando sempre e comunque la presunzione di innocenza, al termine dei tre gradi di processo, l’uomo, so dovesse essere riconosciuto colpevole dei fatti contestategli, andrebbe cacciato “con disonore” dalle FF.AA. nella piazza d’armi della Caserma dove prestava servizio perché non ci può essere alcun posto per chiunque violi il “codice d’onore” che distingue i militari che indossano un’uniforme.