Vesuvio Wine Day: il “laboratorio” che unisce cinema e storia.

Sold out per la masterclass tra Eduardo e lo stoccafisso

NAPOLI – “’O rraù ca me piace a me ’o ffaceva sulo mammà”. Il Vesuvio Wine Day 2026 non è una semplice sfilata di etichette, ma un vero e proprio esperimento culturale che sta prendendo vita in queste ore al Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore. L’obiettivo è chiaro: dimostrare che il vino non è solo un prodotto agricolo, ma il filo conduttore che lega le grandi arti alla storia del nostro popolo.
L’esperimento: un viaggio tra scena e realtà
Il cuore di questa operazione è la masterclass dedicata ai vini vulcanici, concepita come un percorso narrativo circolare. L’apertura dei lavori è stata affidata alle pagine del libro “A tavola con l’arte culinaria al teatro e al cinema” di Salvatore Schiavone (Cacucci Editore). Attraverso il mio intervento, abbiamo “apparecchiato” la degustazione evocando le atmosfere di Eduardo e dei grandi maestri della settima arte, spiegando come il vino sia, nel cinema come nella vita, uno strumento di libertà e convivialità.
Dopo aver esplorato il legame tra finzione e calice, l’esperimento si è chiuso tornando alla solidità della materia storica. A sigillare il percorso è stato infatti il volume “In principio fu lo stoccafisso” di Erminia Gerini Tricarico e Francesco Maria Spano (Gangemi Editore), che ha tracciato l’epopea di un prodotto che è diventato pilastro della cucina vesuviana, trovando proprio nel Lacryma Christi il suo partner d’elezione.
L’evento in corso
Nella Sala Sisto V, l’atmosfera è vibrante. Oltre 120 etichette sono in degustazione, dal Lacryma Christi al Caprettone, fino alla Falanghina Vesuvio DOC. Ma la vera novità è l’entusiasmo con cui i partecipanti stanno accogliendo questo binomio “cultura-vino”, segno che il pubblico cerca oggi un’esperienza che nutra non solo il palato, ma anche l’intelletto.
Opportunità HoReCa e territorio
La giornata di domani, lunedì 11 maggio, sarà interamente dedicata ai professionisti. Per ristoratori e sommelier, l’esperimento fatto oggi con i libri di Schiavone e Gerini Tricarico/Spano diventa un modello di storytelling da riportare in sala: non vendere solo un vino, ma raccontare un pezzo di teatro o un frammento di storia mediterranea.
Inoltre, per chi vuole approfondire, restano aperte le prenotazioni per le visite in cantina previste per le domeniche del 17, 24 e 31 maggio, per scoprire dove nascono i “protagonisti” di questa straordinaria messa in scena vulcanica.
“Siamo davanti a un cambio di paradigma dove il vino, la storia e l’arte diventano i pilastri della nostra identità culturale.”