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Voto in maschera. Poteva essere un’occasione per introdurre il voto elettronico?

Viaggio nei seggi elettorali in epoca Covid

Oggi è il gran giorno. Si vota per il referendum, per le elezioni regionali, in alcuni comuni per le elezioni amministrative, in qualche caso per lezioni suppletive. Entriamo nella scuola sede di seggio elettorale. Nessuno ci misura la temperatura. Ma lo avevano già reso noto. Mascherati di tutto punto, indossiamo i guanti e con documento di riconoscimento e tessera elettorale in mano ci dirigiamo alla nostra sezione. Ci guardiamo intorno, notiamo un servizio di sorveglianza molto più numeroso rispetto al passato. Ma poche persone che accedono ai seggi. Sono le 12.30, un orario spesso di punta. Ma ci sono anche le celebrazioni per le Comunioni, anch’esse rinviate per le elezioni. E fa caldo, molto caldo. Probabilmente molti approfitteranno per fare un’uscita serale. Altri, chi potrà, magari sceglierà il lunedì, sperando di non trovare troppe persone. A molti gli assembramenti fanno giustamente paura. C’è chi sceglierà addirittura di non recarsi a votare per paura del coronavirus. Entriamo nella sezione mantenendoci a distanza. L’ igienizzante è all’ingresso. Ci chiedono di abbassare per un attimo la mascherina per il riconoscimento. Matita, schede e si può entrare in cabina. Finite le rituali operazioni usciamo. Ci fermiamo a parlare con un presidente per sapere come sta procedendo: – Per ora tutto procede tranquillo ci dice. Certo, al momento un’affluenza molto bassa, ma per il momento nessun problema. Certo, potevano almeno misurare la temperatura! – obietta.

Chiediamo come si regolano per la sanificazione: non possiamo sanificare ad ogni elettore, ma lo facciamo con una certa sistematicità.

La lamentela è sul compenso: noi siamo qui a servire lo stato e comunque siamo a rischio, nonostante le precauzioni, può sempre accadere che ci si contagi. Le defezioni di presidenti e scrutatori non hanno precedenti. La cosa più difficile è stata proprio avere tutte le componenti per completare i seggi. E per una paga davvero misera. Vista la situazione poteva prevedere un compenso maggiore.

Ci hanno detto che il compenso per i presidenti è di € 187,00 mentre per segretari e scrutatori è di € 145,00. Questo nei comuni dove ci sono 2 schede da scrutinare.

Il 2020 passerà alla storia come l’anno della pandemia da coronavirus e di tutte le contraddizioni che si stanno vivendo in conseguenza di ciò. Tra le tante contraddizioni che vedono frontiere aperte e scuole chiuse, discoteche e stadi aperti e distanziamento In negozi e uffici, sono arrivate anche le tanto attese elezioni, previste in primavera e rinviate in coincidenza con l’apertura delle scuole.
Volendo sorvolare sulle sanificazioni dei locali scolastici precedenti e seguenti la tornata elettorale e sul loro allestimento in coincidenza con l’adeguamento delle classi alle nuove norme anticovid, con tanto di lavori di edilizia leggera e non solo, che per la tempistica in coincidenza meriterebbero un capitolo a parte, val la pena sottolineare come in questi mesi si è persa una grande occasione per attivare in Italia il voto elettronico.

Avrebbe consentito di votare in sicurezza, pericolo di contagio pari a zero, in modo veloce ed efficiente, magari favorendo una rinnovata partecipazione alla vita democratica del paese e con un notevole risparmio di tempo, soldi, carta ( la scheda per le elezioni regionali ha la superficie di un lenzuolo matrimoniale e non si riesce neanche ad appoggiare sul ripiano della cabina elettorale; piegarla poi è una sfida degna di un campione di origami). Tanto per la gioia degli elettori con il problema della presbiopia che hanno riprovato l’ebbrezza di scrivere senza occhiali.