A Santa Lucia in Sicilia non si mangia pasta

A Santa Lucia in Sicilia non si mangia pasta

Di Fiore Marro

Caserta 14 dicembre 2018

La Sicilia è da sempre l’isola dei riti, delle grandi tradizioni, in rete ci siamo imbattuti in un articolo riguardo la proibizione di consumare pane e pasta durante la festa del 13 dicembre giorno di Santa Lucia.

Il 13 dicembre, si festeggia Santa Lucia. Questa festa è molto sentita in Sicilia, ma particolarmente a Siracusa, essendo la Santa siracusana e Patrona della città. Il 13 dicembre è la data in cui ricorre l’anniversario del suo martirio, pertanto, in tale ricorrenza, la città espone ricchi drappi e tappeti ai balconi dei sui palazzi e si illumina di ceri per onorare la solenne processione della statua d’argento della Santa, opera di Pietro Rizzo, capolavoro dell’oreficeria siciliana del XVI secolo.

Sintetizzo parte di un articolo riguardo la tradizione del giorno di Santa Lucia in Sicilia, dove ci viene svelato il motivo per cui non si mangia pane e pasta: “Il culto per la giovane martire si diffuse subito in tutta la Sicilia dove ancora oggi viene venerata come Santa protettrice degli occhi, forse per il suo nome che significa “promessa di luce”.

Lucia nacque a Siracusa intorno al 283 in una nobile famiglia, orfana sin da bambina del padre, venne promessa sposa ad un pagano. Quando la madre viene colpita da una grave malattia, lei decide di recarsi in pellegrinaggio sulla tomba di Sant’Agata a Catania per chiedere la grazia della guarigione.

Qui decide di donarsi totalmente facendo voto di povertà e castità. Il pretendente però non d’accordo con la sua decisione, la denuncia alle autorità romane come cristiana, denuncia che, in base ai decreti sulla persecuzione emanati da Diocleziano, portano Lucia al processo, alle torture e alla morte per decapitazione, nell’anno 304. Come ogni evento di rilievo anche questo ha dato vita a un motto che in dialetto palermitano recita: “Santa Lucia, vulissi pani, pani unn’ aiu e accussi mi staiu” [Giuseppe Pitrè].

Il culto per la giovane martire si diffuse subito in tutta la Sicilia dove ancora oggi viene venerata come Santa protettrice degli occhi, forse per il suo nome che significa “promessa di luce”.

In questo giorno i siciliani si astengono dal mangiare pane e pasta. Questo per ricordare il miracolo della Santa che liberò la città di Palermo dalla carestia nel 1646, facendo arrivare nel porto una nave carica di grano. La popolazione che per diverso tempo aveva patito la fame, non aspettò di macinare il grano, ma lo bollì per sfamarsi in minor tempo, aggiungendo solo un filo d’olio, creando così la cuccìa.

La cuccìa appunto, un piatto denso di storia: fatto di semi non macinati e non contabili singolarmente, sembra indicare proprio la prosperità e l’abbondanza. Il fatto che in alcuni paesi si sia dolcificata la cuccìa (con mosto, vino cotto, zuccata, cioccolato, creme, ricotta dolce o altro) non fa venir meno il valore simbolico che le attribuiamo, anzi lo potenzia.

Il dolce infatti è da sempre al centro dei cibi che prospettano benessere essendo espressione massima dell’abbondanza.

La rinuncia a mangiare il pane e la pasta in questo giorno, non deve far pensare come a una penitenza, poiché risotti, panelle, timballi e le immancabili arancine sono i protagonisti di una giornata all’insegna della gastronomia e della tradizione”.