L’Italia perde una delle voci più autorevoli e amate della canzone d’autore. È morto questa mattina, nella sua casa di Pavana, Francesco Guccini. Aveva 86 anni. Accanto a lui, fino all’ultimo, la moglie Raffaella, la figlia Teresa e i familiari. Nato a Modena il 14 giugno 1940 e cresciuto sull’Appennino tosco-emiliano, Guccini è stato molto più di un cantautore: poeta, scrittore e intellettuale, capace di raccontare con profondità il tempo, la memoria, il dubbio e le contraddizioni dell’esistenza. Prima insegnante, cronista e pubblicitario, entrò nel mondo della musica come autore per Caterina Caselli, Equipe 84 e Nomadi, firmando brani destinati a diventare classici come Dio è morto, Auschwitz, Per fare un uomo e Noi non ci saremo. Dagli anni Settanta, con Bologna come città d’adozione, divenne il simbolo della canzone d’autore italiana. Brani come La locomotiva, Il vecchio e il bambino, Vedi cara, Incontro, Autogrill, Canzone per un’amica, Cyrano e L’avvelenata hanno segnato intere generazioni. Nel 2012, dopo la pubblicazione dell’album L’ultima Thule, annunciò il ritiro dalle scene per dedicarsi alla scrittura, confermandosi anche come apprezzato autore di romanzi e saggi. La famiglia, nel dare la notizia della scomparsa, ha chiesto che questo momento di dolore venga vissuto «nella più stretta intimità», ringraziando quanti si uniranno al lutto «con affetto, discrezione e rispetto». In osservanza delle volontà dell’artista, i funerali si terranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata. Per consentire a tutti coloro che lo hanno amato di rendergli omaggio, nel mese di settembre sarà organizzata una cerimonia commemorativa.