di gianclaudio de zottis
Uno gli ha fornito l’arma, l’altro lo ha aiutato a distruggere il cadavere. I tasselli del puzzle dell’omicidio stanno andando a posto, lentamente. I mostri, due dei tre mostri, hanno un nome e un volto. Ciro Guarente ha avuto due complici. Uno di loro ieri è stato arrestato. Si tratta di Francesco De Turris. Ma forse manca all’appello un terzo uomo. Entrambi di Ponticelli, entrambi residenti in via Scarpetta, nelle stesse palazzine popolari in cui abita la famiglia di Guarente. L’assassino di Vincenzo Ruggiero ha chiesto aiuto a De Turris prima di uccidere e anche dopo. Trenta telefonate tra il 6 e l’8 luglio incastrano entrambi, tant’è che hanno confessato. Per procurarsi la pistola, Guarente ha contattato De Turris. «Devo litigare con uno che sta dando fastidio alla mia fidanzata, anzi lo devo proprio ammazzare», gli ha detto. Ciro, per la verità, un’arma se l’era già procurata: una calibro 22. Ma De Turris gli ha detto che con quel piccolo revolver poteva uccidere «le lucertole». Così ha preso per sé la 22 e gli ha dato una 7 e 65. Dopo avere ammazzato Vincenzo, Ciro ha riconsegnato la pistola a De Turris e quest’ultimo l’ha smontata e ha buttato i pezzi nei cassonetti della spazzatura.